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Siam del popolo gli arditi. Documentario di Andrea Motta e Paolo Rasconà.

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Siam del popolo gli arditi. Documentario di Andrea Motta e Paolo Rasconà.
[Ci siamo imbattuti per caso nel documentario che vi presentiamo qui sotto e l’abbiamo trovato interessante. Purtroppo però, non si tratta di qualcosa che troverete in giro sulla rete e tantomeno potrete acquistarne una copia in qualche centro commerciale! Quindi…come fare per vederlo? Beh, provate a contattare gli autori a questo link!]  

Sinossi: “Fondati per iniziativa di Argo Secondari, ex-tenente dei reparti d’assalto durante la prima guerra mondiale, nel 1921, gli Arditi del Popolo furono la prima espressione di resistenza popolare che si oppose con ogni mezzo al neonato squadrismo mussoliniano. Sconosciuti ai più, rappresentano uno fra gli eventi  salienti del 1921 con cui tutte le forze politiche di allora furono costrette a confrontarsi. Nati in continuità con l’arditismo di trincea in breve tempo si diffusero in tutta Italia ottenendo l’adesione di migliaia di lavoratori, di varia tendenza politica, che videro il fenomeno come un efficace strumento di opposizione al fascismo“.

L’anarchico Errico Malatesta con gli Arditi del Popolo

[Pep] Il film che il K.C.H. presenta ai suoi lettori è una significativa occasione per sondare le occulte relazioni tra la storia dei movimenti anarchici e il presente delle lotte politiche e sociali. Non si tratta di un’archeologia del nostro presente, che compensi le molte obliterazioni che dagli anni ’80 hanno colpito la memoria dei movimenti radicali, ma piuttosto della messa in opera di una strategia audiovisiva per far risuonare e infine esplodere nel nostro presente la realtà rimossa di un passato, la cui incongruenza non solo con l’oggi, ma anche con la parte egemone dei movimenti antagonisti storici, ne ha stabilizzato la latenza. Andrea Motta e Paolo Rasconà ricostruiscono infatti la vicenda degli Arditi del Popolo, inizialmente capeggiati da Argo Secondari (che, con espressione dalle risonanze psichiatriche, all’epoca, fu definito “di tendenze anarchiche”): essendo gli Arditi del Popolo area socialista e anarchica del complesso fenomeno militare dell’arditismo. La modalità concettuale dell’obliterazione è stato infatti il destino che ha colpito la vicenda di Secondari e degli Arditi del Popolo, una lotta antifascista misconosciuta che tentò di scongiurare l’avvento del totalitarismo in Italia, facendo leva su di una dimensione sociale eccedente quella del radicalismo di sinistra ideologicamente concepito: l’ormai misconosciuta solidarietà di classe, da sempre temuta da qualsiasi dirigista rivoluzionario.
L’opera di Rasconà e Motta è dunque primariamente la produzione di una riflessione linguistica sulle modalità di oblio e di obliterazione storica: di cui è configurata quindi la reazione linguistica. Queste ultime nella storia dei movimenti antagonisti vanno situate par excellence nel tornante storico, gli anni ’80, in cui si delinea il silente tentativo di mettere in opera un rapporto archeologico con gli anni ’70, in luogo di una pertinente storicizzazione, peraltro, dato il breve giro d’anni trascorso, ampiamente prematura: di qui la necessità strategica di rimpiazzarla con una paradossale quanto mistificatoria procedura di ri-lettura archeologica. Va rilevato come quest’ultima possa facilmente presentarsi in quanto archiviazione, cioè costruzione e applicazione di una procedura concettuale pseudo- storiografica, e infine anti-storiografica, in cui la lettura de-attualizzante assume le forme specifiche della reificazione: pervenendo ad un esito de-storicizzante, o più propriamente de-storificante, secondo il linguaggio critico di Franca Ongaro e Franco Basaglia, che colgono tali processi nel loro livello inter-individuale, con primario riferimento alle istituzioni prisonizzanti. 


Barricate degli Arditi del Popolo a Parma

Il film di Rasconà e Motta si configura dunque come terapia cognitiva contro tali processi concettuali, di cui il dispositivo cinematografico è inavvertito portatore, e che il cinema anarchico deve portare ad un livello di trasparenza per via indiretta o reattiva: evidenziandone il situarsi strategico nei livelli del mezzo cinematografico socialmente investiti di un’asserita neutralità, financo quelli tecnologici. Così si esprime infatti, con un più basilare riferimento alla fotografia il più radicale e spregiudicato fotoritrattista e cineasta anarchico italiano, Pino Bertelli, a riprova della sua profonda auto-consapevolezza teorica, nel suo saggio dedicato a Diane Arbus, la luciferina fotografa statunitense (da Bertelli ri-nominata “L’angelo nero della fotografia”), che ha prodotto il deragliamento della pratica fotoritrattistica dai suoi predominanti paradigmi identitari, fino trasformarla nel crogiuolo demoniaco di un’identità espansa che sovverte le pretese auto-identitarie dei soggetti: “La storia della fotografia è storia di prostituzioni e truccherie che i padroni del flusso iconografico hanno portato contro tutto quanto si poneva di taglio ai loro profitti. Ogni conoscenza obbligatoria passa sull’assassinio della verità e l’inverno della ragione cancella gli sguardi dell’indicibile e le lingue dell’interrogazione”. Nel film di Rasconà e Motta, tramite l’abissale trasparenza del susseguirsi delle immagini del’epoca e di quelle contemporanee, ogni livello diacronico della visione scompare e riappare nel successivo, facendo trasparire e baluginare il passato del movimento radicale di Argo Secondari attraverso l’opacità apparente del nostro presente urbano. Quello di Rasconà e Motta è dunque un cinema linguisticamente impegnato nello smascheramento attivo e contro-mistificante dei processi di reificazione, che attraversando le dinamiche interindividuali, ricompaiono sul piano più ampiamente diacronico, a danno di interi soggetti storici, in questo caso il movimento capeggiato, o per più puntualmente e più provocatoriamente dire, catalizzato da Argo Secondari: un cinema il cui risvolto è infine la perturbante decostruzione dei processi identitari nel loro dispiegamento sociale. Così scrive con puntuale ironia il filosofo Pier Aldo Rovatti, continuatore delle tesi di Franco Basaglia e Michel Foucault: “Lo stesso Foucault ha scritto una volta che ogni società si può giudicare dal modo in cui organizza e vive il rapporto con l’altro. Come se ogni società avesse bisogno di costruirsi una realtà e un fantasma della diversità per costruire e mantenere la propria identità. Come se non potessimo avere un’identità senza mettere in atto qualche meccanismo di identificazione ed esclusione di coloro che sono diversi da noi. Dimmi chi sono per te i diversi e come li escludi e ti dirò chi sei. Appunto, e noi chi siamo? Bella domanda”.

1 Comment on Siam del popolo gli arditi. Documentario di Andrea Motta e Paolo Rasconà.

  1. Anonimo
    Replied on 07/10/2015 at 17:29

    Non ero a conoscenza di questa vicenda che,sicuramente, in pochi affermano di sapere o fanno finta di non sapere.
    Grazie

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