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RUSSIA 2014 // SARANSK

[Russian tour report – 4 di 10]
Lunedì 21 aprile, Saransk e la Rotonda Disco-bar: un angolo d’Italia in Mordovia. 

RONDO’ VENEZIANO – Magica melodia / Prime luci sulla laguna (Italia 198?)


[Valeria] Lasciamo Nizhny Novgorod col sole e un leggero appetito che “il kebab vegano” della sera prima non è riuscito a placare. Quella della fame – ormai ne abbiamo la certezza – è una sensazione con cui dobbiamo imparare a fare i conti per sopravvivere al tour. Le quasi cinque ore di viaggio verso Saransk (capitale della – udite, udite! – Repubblica Autonoma di Mordovia!), procedono tra strade che sembrano bombardate, nulla assoluto fuori dal finestrino e… un luculliano pasto in un posto difficile da descrivere: una sorta di alimentari-mensa-autogrill in cui prendiamo riso in bianco per otto persone e paghiamo l’equivalente di poco più di tre euro in totale.


Tra il nulla assoluto e il nulla desolato sorgono questi pittoreschi villaggi che stanno a metà strada tra il Van Gogh degli albori (vedi “Mangiatori di patate”) e l’ultimo Van Gogh piuttosto matto e psichedelico. Sì, perché la strada è costellata di piccole casette di legno barocche e fatiscenti allo stesso tempo. Alcune di loro sono delle impietose catapecchie lasciate marcire e franare nel fango sotto il peso della neve. Altre invece, seppur di legno e piuttosto umili, sfoggiano colori caraibici e decorazioni frù-frù. Non so dove, non so quando e non mi ricordo chi ci ha spiegato che quando una casa è troppo vecchia la abbandonano e ne costruiscono una nuova, magari qualche metro accanto. Quello che mi colpisce è la regolarità e l’iterazione di una sorta di schema – dubito dettato da una politica urbanistica – circoscritto in un dedalo di tubi del gas che corrono sopra la superficie del terreno, creando porte e archetti per far passare macchine, passeggini, galline e cose. Altra caratteristica degna di nota è l’assenza totale di asfalto o cemento e la sensazione di osservare una replica mal riuscita di una Venezia post-apocalittica che sorge sul fango… Senza palazzi signorili. Senza gondole. Soltanto fango e mezzi militari convertiti all’agricoltura (che in queste zone deve essere decisamente poco creativa). 

Quella di paragonare Venezia ai villaggi sperduti nelle lande desolate russe, non è una roba buttata lì a casaccio. La nostra meta è Saransk. È lunedì sera e dobbiamo suonare in un posto che si chiama “La Rotonda Discobar”, così, in italiano. Abbiamo indagato e crediamo di sapere cosa aspettarci: una cupola d’oro, colonne maestose, tende di velluto, divanetti damascati e un concerto davanti a quattro persone intente a mangiare e a cercare di non essere infastiditi da noi che abbaiamo. Sbagliato. Il primo errore di valutazione è stato quello di credere che quell’elemento sfarzosamente kitsch fosse una scelta stilistica esclusiva del disco bar. Niet! Tutta Saransk – ad eccezione dell’ingresso della città caratterizzato dai consueti giga-palazzoni dormitori – è oscenamente nuova e “in posa”, con il vestito buono e tutti gli ori che ha ricevuto in dono dal battesimo in poi.

Tipico condominio mordvino
K.Coll. in Saransk!

Secondo errore di valutazione: al disco bar “La Rotonda” non troviamo nessuno a mangiare e a guardarci infastidito, dopotutto i russi non mangiano… e infatti la cena offerta dal locale consiste in una manciata di funghi, patate, aglio e aneto servito da una donna algida dalle unghie masochisticamente lunghe. Si apre un breve dibattito sul legame tra unghie lunghe ed autoerotismo femminile, ma il Nonno (nomen omen) si turba e cambiamo argomento. Un tema a caso: il cibo! Decidiamo di abbandonare il disco bar alla ricerca di che nutrirci. Alcune ragazze ci dicono che esiste lì vicino una fantomatica pizzeria “Milano”. Finiamo in un banalissimo centro commerciale – vergognandoci un po’ di noi stessi – e spieghiamo alla commessa dietro al bancone di farci una marinara. Ci chiede per tre volte di fila se siamo certi di questa scelta. Confermiamo per tutte e tre le volte. Lei è sull’orlo del pianto e ci chiede con gli occhi “perché”, con lo stesso pathos di quel Marco Masini anti-droga dei primissimi anni Novanta. Ciononostante ci fa due pizze famiglia, prendiamo delle patate (patate! Patate e ancora patate!) e paghiamo una miseria. Ci rimane il dubbio che ci abbia regalato qualcosa per pena!
Quando torniamo al disco bar, pronti a suonare davanti al nulla – ma con dietro un roboante affresco fiorentino – scopriamo che il posto è pieno come un alveare e dobbiamo suonare da lì a… dobbiamo suonare SUBITO! 

La Rotonda disco-bar: prima e dopo.

Neanche il tempo per finire di masticare la discutibilissima marinara e… ein, zwei, drei, vier!


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Si suona così davanti ai tetti di Firenze, nel buio totale (ad eccezione dei neon che diffondono soltanto colori primari e mi ricordano certi film del primo Dario Argento…) e davanti ad un brusìo di strilli e urli meravigliosi. Dopo il pogo folle e violento di Nizhny Novogorod – ne porto ancora i segni – vedere parecchie ragazze in primissima fila mi mette di buon umore. Sudatissimi e contenti finiamo il concerto e nel momento in cui si accendono le luci, scopriamo di essere alla festa delle medie. Davanti a noi ci sono ragazzi e ragazze giovanissimi e ancor più sudati di noi. Baci e abbracci come se non ci fosse un domani. 
Ma il “domani” c’è. Ci aspetta Togliatti e quindi saliamo sul furgone e corriamo verso l’ostello, ovvero una casa di una vecchia signora gentilissima – che sfratta i figli quando ci sono ospiti – e che ci chiede di fare una foto di gruppo. poco prima di andare a letto. Sfoggiamo tutta la nostra eleganza. Io ho la maglietta degli Slayer di dodici taglie più grandi e la biancheria sporca in mano, Lisa ha il pigiama di Emily The Strange, Puj dei pantaloni rossi ascellari ed una maglietta bianca con su scritto “I love New York” e Sarta un pigiama tartan sul grigio, ma poco importa.
La mattina ci si sveglia presto. In Russia non ci sono tapparelle, serrande o una qualsiasi forma di oscuranti. Solita odissea dell’unico bagno per nove persone (più i figli della signora) e via… si parte. Una volta arrivati nel parcheggio troviamo alcuni ragazzi che abbiamo conosciuto la sera prima. Hanno in serbo una sorpresa per noi! Colazione insieme… da Subway! (L’orrore!) Dicono di conoscere il proprietario e che è lì a due passi (mezz’ora abbondante di cammino) e così li seguiamo. 

A Saransk il mattino ha l’oro in bocca

Ingurgitiamo i nostri brutti panini posticci e parliamo di musica. Uno di loro ha una sorta di perversione musicale e filologica che lo ha portato ad ascoltare ed apprezzare i 101% ODIO (non me ne vogliano i soggetti interessati…). Finito il panino torniamo al furgone. L’addio è da lacrime. Foto. Abbracci. Baci e bellissime parole. Tanta tenerezza a Saransk. Tanto sudore, anche. E palme finte (!) ai lati della strada.

“Il russo in pillole”, quarta puntata: poddel’nyye pal’my, palme finte.

La Rotonda disco-bar …CONQUERED!

 

[…Continua…]

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