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Riot cops raid punk concert in Minsk!

[Belarus*Lithuania*Poland tour 2015 – preface]

[Puj] Ora che siamo a casa, prima di redarre il consueto report dettagliato del nostro tour in Bielorussia, Lituania e Polonia, possiamo raccontare con calma quello che è successo durante il nostro concerto di sabato scorso a Minsk, in Bielorussia. Eccone il resoconto…

Arriviamo alle sei circa al club Piraty, un grosso locale della città dove è previsto il concerto nostro e di altre quattro band: alle otto il primo gruppo inizia a suonare e nel locale ci sono già più di duecento persone. All’improvviso, fanno irruzione circa venti paramilitari in tenuta mimetica, con pistole, fucili e passamontagna calati sul volto. Altri fuori, circondano l’edificio e non fanno uscire nessuno. Quando leggiamo sulle maniche dei giubbotti la famigerata sigla “OMON” realizziamo che probabilmente non sono nostri fan bielorussi venuti in comitiva per il concerto. Gli OMON (Отряд Милиции Особого Назначения) sono un corpo speciale della polizia russa, addestrato per azioni anti-terrorismo e operazioni militari “sporche”. Hanno una fama  davvero pessima; basti pensare al loro motto: “Noi non conosciamo pietà e non ne chiediamo”. Si tratta di un residuato dell’Unione Sovietica, che solo la Russia e gli stati meno “liberali” dell’ex-USSR (come la Bielorussia) vantano ancora.
Senza troppi complimenti, ci obbligano a stare con le mani alzate e la faccia al muro. Ci filmano, ci fanno domande (e non parlano che il russo), ci controllano i documenti tra le dieci e le dodici volte, senza alcuna spiegazione.

Dopo un’ora e mezza di tensione, finalmente risalgono sul finto autobus di linea con il quale, in incognito, erano arrivati. Bilancio dell’operazione: tre arresti. Uno degli sbirri ci dice in un inglese del tutto avventuroso, che si è trattato di un’azione anti-dorga e contro “fascisti anarchici”. Ci fa capire di lasciare immediatamente l’edificio chiedendoci, sroprendentemente, se vogliamo riscuotere prima il nostro “cachet” anche se il concerto non si terrà: una roba assurda, che merda!

Dopo l’accaduto, i ragazzi e le ragazze si sono organizzati con grandissima solidarietà ed efficenza ed hanno deciso di trasferire la serata in un garage alla periferia di Minsk; così siamo saliti sul van e abbiamo vagato per chilometri lungo le tetre strade innevate della città fino ad un complesso di box di cui uno era adibito a sala prove. Là dentro, in dieci metri quadrati, con una tempesta di neve fuori si è tenuto il nostro concerto. Uno dei più belli della nostra storia, naturalmente!

Lunedì questo i tre arrestati sono stati giudicati per direttissima: il reato che hanno loro accollato è quello di “hooliganism” (teppismo generico), ma per due di loro l’accusa è stata più grave, ovvero “distribuzione di letteratura radicale” (un reato che la dice lunga sull’assenza di libertà e diritti in Bielorussia). Per quanto riguarda il primo reato la pena è stata definita in dieci giorni di carcere e una multa; per il secondo ancora non si sa. Il processo si è tenuto a porte chiuse, e uno dei detenuti ha riferito di essere stato picchiato nella stazione di polizia. E’ chiaro che si è trattato di un’operazione intimidatoria a scopo repressivo contro la scena punk anarchica di Minsk.

Sappiamo che all’interno della comunità punk bielorussa sono nate alcune polemiche (in un topic su abc-belarus.org) circa il comportamento “sottomesso” dei presenti rispetto agli sbirri durante l’episodio; la verità è che tutto, almeno per noi, si è svolto in un clima di attesa ed incredulità, nel quale non avevamo la più pallida idea di che cosa fare o dire. La situazione sembrava poter pericolosamente deragliare da un momento all’altro verso direzioni del tutto imprevedibili; nessuno ha compreso fino alla fine le reali intenzioni degli sbirri.
Quello che possiamo fare ora è denunciare l’accaduto e dimostrare solidarietà ai compagn* di Minsk anche con future iniziative benefit per sostenere le spese legali degli arrestati.

FUCK THE OMON, UP TO THE BELORUSIAN PUNX!

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