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Angelo dei Rauchers ci racconta CAMAP

Pubblichiamo di seguito un report a cura dell’amico Angelo, voce dei mitici Rauchers, relativo alla “Serata informativa Anti-psichiatrica” organizzata dal Camap (Collettivo Antipsichiatrico Camuno) lo scorso 23 Marzo. Un abbraccio agli amici e alle amiche del collettivo camuno!

 

[Angelo] “Domenica 23 Marzo 2014, al Kag di Pisogne, ha avuto luogo una piacevole serata di informativa antipsichiatrica, in cui Giorgio Pompa del telefono viola di Milano e la dottoressa psicologa Maria Rosaria D’Oronzo (centro relazioni umane Bologna) hanno tracciato un excursus psichiatrico spiegando nel dettaglio il caso di 15 morti sospette del reparto di s.p.d.c. di Niguarda (servizio psichiatrico di diagnosi e cura).
 
Su questi accadimenti si è tenuto in questi anni un silenzio assordante, arrivando all’archiviazione totale. Morti dimenticati, ma non certo da chi sa che la violenza dei reparti psichiatrici può arrivare all’atrocità, con l’oscena complicità di sorrisi e parole di conforto.
Al reparto del Niguarda queste persone hanno perso la vita dopo il protocollo dell’internazione, ovvero il letto che blocca il paziente, permettendo pochi o scarsi movimenti. Persone che poi, incredibilmente, vengono “dimenticate” e trovano la morte per svariate complicazioni, tra le quali la più deplorevole è l’inettitudine dell’equipe medica nell’affrontare il problema. Molti, durante tale internazione, sono stati sottoposti alla tecnica denominata dello “spallaccio” (una tortura medio-orientale) in cui il paziente viene, oltre che immobilizzato, anche legato con un lenzuolo bagnato fatto a nodi, per formare una corda che blocchi la schiena facendo giro sul collo. Un paziente marocchino ha ora le braccia paralizzate e una signora anziana dopo due giorni di letto di contenimento e successivo “slegamento” ha gravi problemi di mobilità. 
Sono oramai decenni che la psichiatria rappresenta un aspetto quasi normale nella nostra idea del vivere comune, c’è sempre una specie di aura parecchio pesante che tiene lontane le persone dall’argomento, visto che molti ritengono che la malattia mentale esista davvero. L’istituzione del Manicomio (o del Asilum di tempi più addietro) ha fatto barbarie, violenze e persecuzioni non contro la malattia e non contro possibili problemi alla persona, ma fondando la sua causa sul controllo sociale e su come remprimere il diverso, l’abietto, il povero: si rivolge verso chi dalla famiglia, amici, parenti e conoscenti non viene accettato perché ritenuto un individuo non produttivo a causa del suo carattere e della sua sensibilità o, in maniera più esplicita, inutile e utile solo per la ricerca e sviluppo di psicofarmaci e nuovi caratteri sociali da poter dare alla massa come un demonio che si nutre dei sogni e delle realtà di ognuno di noi. 

La psichiatria viaggia su binari molto ben tracciati, soprattutto dopo che nel ’78 Basaglia ha attuato una politica di restyling dei manicomi, chiudendoli e facendoli diventare all’apparenza non più luoghi di tortura e incredibile negligenza ma qualcosa di riabilitativo. Ciò si può in parte notare solo in pochi reparti italiani su quasi 200 che il territorio offre. L’elettroshock è considerato da molti psichiatri ancora metodo terapeutico… terapeutico?! Non penso che annulare con scosse elettriche la volontà di un individuo, ne tanto meno il contenimento ad un letto siano da prendere in considerazione, in una situazione delicata come può essere un esaurimento, una depressione e via dicendo. La malattia mentale, dal loro punto di vista, può essere qualsiasi cosa: in un  periodo di squilibrio emotivo i nostri sentimenti, i nostri caratteri, i nostri desideri e i nostri bisogni possono essere cosiderati dai camici bianchi delle vere e proprie patologie, inventate e strutturate come tali: bipolare, borderline, schizofrenia ecc sono solo, ai nostri occhi, semplici parole e nulla più. 
La pratica del T.S.O.(trattamento sanitario obbligatorio) è terra fertile per qualunque medico psichiatra che voglia arrichirsi e fare della sua non-scienza un lavoro. Durante una procedura di T.S.O. chiunque può chiamare le autorità (polizia e ambulanza) e, con un’accusa che poi verrà valutata dagli addetti ai lavori, far ricoverare una persona in maniera coatta perchè magari in quel momento non riesce a spiegare o è semplicemente impossibilitato a trovare le parole e le azioni per permettere di far capire che c’è si un disequilibrio, ma non una malattia ne tanto meno una pazzia o follia come la si vuole chiamare. Una pratica, quella del T.S.O., che viola i diritti e le libertà della persona, prima fra tutte quella del poter scegliere sia il medico che le terapie quando ci si trova in reparto. Parole e sorrisi di conforto servono solo ad illudere tale persona di essere davvero malato.
La mancanza di un reddito agevola parecchio l’istituzione psichiatrica: chi da sempre non ha mai avuto un riconoscimento economico nella società ed è sempre stato trattato a pesci in faccia, è certamente più esposto a certi tipi di trattamento. Ciò non può e non deve più succedere, soprattutto nei tempi in cui ci troviamo troppe persone che si spengono nel silenzio, nella dimenticanza e nella morte. Antonucci, ex Primario Psichiatra, in questa realtà fatta di pratiche immonde e terapie è riuscito in un reparto di Imola a far sì che si aprissero le porte alla gente “normale” e che i pazienti si autogestissero durante il periodo di cura, che imparassero professioni, soprattutto di stampo artigianale e che soprattutto potessero fare a meno della dipendenza da farmaci. Infatti – come ha spiegato poi nella serata la dottoressa psicologa D’Oronzo che ha lavorato al suo fianco – non è la medicina ma il giusto contesto che possono ridare equilibrio al paziente. Il fatto che il trattamento sanitario obbligatorio sia anticostituzionale nonché una pratica immersa d’ovatta e fascista è stato sollevato da entrambi gli ospiti della serata, che hanno cercato di delinearne una risposta burocratica che possa fungere da reazione a tale barbaria”. 

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