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KEYBOARDS!
[Puj] I Kalashnikov hanno fatto largo uso di tastiere e sempre lo faranno! Don Suragn suona un incredibile tastierone di ciliegio, pesante quanto un sarcofago egizio, mentre nei live preferisce collegare una pianola del discount, tutta appiccicosa di birra, ad una scatola blu (un expander) che genera suoni. Annalisa si dedica invece ad un synthetizzatore microkorg con rinforzi in finto legno.
Quando abbiamo iniziato ad architettare un po’ di musica insieme, a metà anni ’90, non esistevano gruppi di estrazione punk/h.c. che includessero, all’interno della propria line-up, un tastierista. Anzi, la tastiera era solitamente considerata uno strumento altamente sfigato, da piano bar. La nostra generazione, che ha vissuto l’epoca del thrash metal, l’epopea grunge e infine il successo del punk da spiaggia anni ’90, ha sviluppato una concezione di rock-band drammaticamente priva di fantasia: basso, batteria e, soprattutto, chitarra. Naturalmente, non ci siamo mai chiesti se l’uso della tastiera fosse più o meno coerente rispetto al nostro “genere musicale”, ma abbiamo sempre notato quanto la presenza di quello strumento generasse nel prossimo una certa sorpresa, mista a diffidenza. Negli ultimi anni, tutto sommato, la situazione è cambiata: sono aumentati i gruppi disposti a sperimentare da subito con line-up “creative”. Ciò è bene! Tempo fa ho scovato la traduzione italiana di un articolo divertente e naif, pubblicato, intorno alla fine dello scorso decennio, su Maximum Rock’n’Roll, nota e storica fanzine americana, e intitolato…

Le tastiere sono punk?
Quando si parla di punk rock la line up strumentale per eccellenza è: batteria, basso,chitarra. Se una band non rispetta questo assetto si tende generalmente a considerarla come “non punk” oppure deviante dal “punk classico” o dal “puro punk”. Ma qual é il classico suono punk? E’ una cosa molto dibattuta: i più citano i Ramones come la classica punk rock band, quella per eccellenza e sicuramente la più influente. Ma tutti sanno anche che Stooges e New York Dolls, che sono venuti prima dei Ramones, hanno influito notevolmente sia sul suono punk in generale che sui Sex Pistols in particolare. Questi gruppi hanno contribuito alla nascita del movimento punk con l’essenziale line-up di batteria, basso e una o, qualche volta, due chitarre. Ma…cosa succede quando una band si scosta dal classico suono punk aggiungendo un altro strumento?
Quando gli X-Ray Spex esplosero nella scena punk londinese dei tardi ’70 molta gente storse il naso: “Non puoi avere un saxofono in un gruppo punk!”. Ma una volta ascoltato il loro sound tutti i pregiudizi crollarono e oggi sono davvero rimasti in pochi quelli che considerano X-Ray Spex come un gruppo non-punk. Oggi i sax sono raramente usati nel punk, eccetto per i gruppi ska. Se abbracciamo la posizione tradizionale di Maximum Rock ‘n Roll secondo la quale il punk sia il discendente spirituale del rock’n’roll dei fifties (la musica ribelle e pericolosa della gioventù) dobbiamo anche ricordarci che al tempo in cui nacque il rock’n’roll, il sax era lo strumento dominante insieme al pianoforte. Il rock’n’roll non sarebbe mai esistito senza Fats Domino. Ricordiamoci anche che gli uomini più selvaggi del rock’n’roll non furono soltanto i chitarristi come Chuck Berry o Eddie Cochran, ma anche, e soprattutto, i pianisti come Jerry Lee Lewis e Little Richard. Purtroppo oggi il sax viene usato soltanto nel contesto dello ska e le tastiere vengono impiegate molto raramente nel punk rock; eccenzion fatta per il garage punk che merita un discorso a parte: il tipo di tastiera che i gruppi garage punk usano generalmente sono quegli organi elettrici resi popolari nel ’66 da gruppi come Question Mark And The Mysterians. La band è conosciuta per l’immortale 96 Tears, ma altri pezzi meno noti come I Need Somebody e Girl You Captivate Me sono altrettanto eccezionali. Quello che rese questa band così speciale fu l’uso dell’organo come motore della canzone: un suono unico, che qualcuno ha definito “wild fun”. Alcuni gruppi garage punk che seguono quella tradizione sono The Hentchmen, The Brood e The Go Nuts. Alcune etichette specializzate come Estrus, Norton, Get Hip e Planet Pimp hanno contribuito a far riemergere le tastiere nel suono punk. Gli stessi Question Mark? And The Mysterians sono ritornati in attività qualche anno fa con un nuovo doppio album dal vivo su Norton e fanno concerti davanti alla nuova generazione ansiosa d’imparare dai maestri.
Se gli organi elettrici sono fondamentali nel garage non lo sono assolutamente negli altri generi del punk. La ragione forse sta nel fatto che molta gente non sa che la prima scena punk usava spesso le tastiere in contesti diversi da quelli dello stile garage dei sixties. Se facciamo un salto nella New York dei tardi ’70, ci accorgiamo che Patti Smith, Contortions, Suicide e Blondie, tra gli altri, avevano tutti le tastiere. E ogni gruppo le usava in maniera diversa. Questo rifletteva una scena meravigliosa, che ha prodotto musicisti così differenti come Wayne County e Television. Uno dei tastieristi del Patti Smith Group, Richard Sohl, suonava in uno stile quasi religioso, perfettamente in armonia rispetto alla poeticità unica della Smith. Sohl era uno degli pochi ad usare il pianoforte, in opposizione a un tipo elettrico di tastiera, anche se a volte non disdegnava neppure quella. Il piano da chiesa di Sohl fu davvero influente anche per altri gruppi , ma fu anche uno dei tanti aspetti che resero unico e originale il sound del Patti Smith Group.
La tastierista dei Contortions, Adele Bartei, suonava un organo Acetone. Il suo contributo ai pezzi dei Contortions presenti nella raccolta No New York sono fondamentali. La Bartei evitava la melodia e suonava stridii atonali per punteggiare le differenti parti della canzoni. L’effetto era devastante: sembrava di stare ad ascoltare i pensieri frenetici di un disturbato mentale in piena crisi parossistica! Il suo organo, insieme all’urlo di James Chance, che svuotava i suoi polmoni gridando nel sax come un James Brown sotto tortura, fecero dei Contortions una delle due più grandi funk-jazz-punk band di sempre (l’altra erano i Black Randy And The Metrosquad di Los Angeles). Bartei lasciò i Contortions dopo No New York e, senza di lei, nessuno dei dischi successivi della band raggiunse mai lo stesso livello di rumore nevrastenico. I suoi lavori fuori dai Contortions, sfortunatamente, si allontanarono dal genere punk e non generarono grande entusiasmo.
I Suicide furono uno dei pochi gruppi punk ad usare le tastiere addirittura come unico strumento! Martin Rev non ha mai suonato melodie ma, a differenza dei Contortions, il suono della tastiera era un drone ultrasonico che arrivava direttamente dal subconscio. Il momento che preferisco per ascoltare i Suicide è alle quattro del mattino quando non riesco a dormire. Metto su il loro primo album mi sembra di collegarmi direttamente alle più recondite regioni della mia mente. È un effetto strano, ma è anche un esperienza affascinante e non c’è nemmeno bisogno di droghe! La musica dei Suicide è l’unica droga di cui avete bisogno!
I Blondie, invece, usavano le tastiere come elemento melodico del suono. Il talento versatile di Jimmy Destri ha sperimentato una varietà di stili che vanno dal power pop anni ’60, al bubblegum, alle svise psichedeliche dei Doors. Qualche anno più tardi userà anche effetti trance allontanando sempre di più i Blondie dalle loro radici punk in favore della disco music. I Blondie si sono anche riuniti di recente, peccato però che il loro nuovo album faccia schifo. Le loro primi cose erano punk ed è innegabile una loro influenza su band più poppy come i Cub. Purtroppo i Blondie sono anche il gruppo più responsabile per aver dato vita al genere disgustoso della disco new wave, con hit come Heart Of Glass e Atomic. Le loro canzoni catturarono l’euro disco style elettronico di pezzi come I Feel Love di Donna Summer e l’incorporarono nel suono delle loro tastiere. E’ stato questo ad aprire la strada a obbrobri come Missing Persons, Duran Duran, Flock Of Seagulls e a tutta la rimanente spazzatura anni ’80. Non dimentichiamoci inoltre che questa robaccia è stata anche uno dei fattori scatenanti dell’hardcore, creato dai puristi contro i pionieri stessi del punk che stavano diventando troppo commerciali. Da quando i cosiddetti gruppi politici come Clash e Gang Of Four hanno cominciato a seguire la strada dei Blondie, gruppi hardcore come Fear, Circle Jerks e Angry Samoans resero il loro punk rock più duro, veloce e potente.
Molti addirittura pensavano che le tastiere dei Talking Heads non fossero punk. Questa era il pensiero dell’epoca, dal quale soltanto oggi ci stiamo allontanando. In realtà non è lo strumento ad essere punk o meno – è il modo in cui lo si suona. Le chitarre elettriche non saranno mai punk nelle mani degli Eagles! Gruppi come gli Stranglers aprirono un dibattito all’epoca. Anche nel loro periodo più punkettoso (No More Heroes) erano tanti gli ascoltatori che non accettavano le tastiere doorsiane di Dave Greenfield. Ci vogliono una mente molto aperta e una definizione “liberale” di punk per apprezzare gli Stranglers. Nel loro caso non si trattava assolutamente del semplicistico punk tre accordi e via. I Fall furono l’altra band inglese con le tastiere ad emergere dall’originaria scena punk del ’77 e non sono mai stati commerciali. Sono l’unica band del ’77 ad essere ancora in vita. Tanti tastieristi sono passati dai Fall: Una Baines, Yvonne Pawlett, Marc Riley, Marcia Shofield, Dave Bush e, attualmente, Julia Nagle. Ci sono stati periodi in cui hanno sopperito alla mancanza di un tastierista con altri membri della band come Paul Hanley o Simon Rogers che di tanto in tanto suonavano anche la tastiera. Anche il cantante Mark E. Smith spesso si cimentava nello strumento semplicemente sbattendo le mani a caso sulla tastiera senza alcuna conoscenza degli accordi. Una delle influenze dei Fall sono stati i tedeschi Can. Una volta Mark E. Smith ha dichiarato: “Il suono che usciva dal loro organo era incredibile. Non suonava mai come un organo”. I Fall usavano la tastiera come elemento aggiuntivo al rumore oppure come uno strumento ritmico, come in Fantastic Life dove una singola nota ripetuta continuamente tiene il ritmo, un po’ come quella di I Wanna Be Your Dog degli Stooges. In entrambi i casi le tastiere non vengono impiegate per ricamare delle melodie ma per stordire l’ascoltatore.
I Devo meriterebbero un articolo a parte visto che all’epoca ebbero un impatto devastante sia sui gruppi con tastiera che su quelli senza. I Devo hanno smesso di essere grandi nel momento stesso in cui hanno incentrato tutto il loro suono sulle tastiere diventando uno dei tanti gruppi new wave, noiosi e commerciali. Per i Devo le tastiere erano il riflesso della loro visione d-evoluzionista del mondo.
Molti gruppi punk di oggi con le tastiere si rifanno anche al modo di suonare di Alan Ravenstien dei Pere Ubu e Brian Eno dei Roxy Music. Entrambi se ne fregavano altamente dell’elemento melodico favorendo quello rumoristico. La riluttanza del punk nei confronti della tastiera è legata essenzialmente al fraintendimento secondo cui le tastiere possano soltanto abbellire una canzone. Pochi sono dell’idea che queste possano anche essere usate per abbruttire, per far suonare un disco più originale e selvaggio. I Black Randy And The Metrosquad era una funk band che usava le tastiere con l’intento di divertire piuttosto che con quello di disturbare. Il loro tastierista suonava in modo goffo e comico contribuendo al fattore sorpresa nel loro sound. La band s’interrompeva improvvisamente e la tastiera irrompeva facendo qualcosa di completamente diverso, suonando funky, jazz oppure facendo soltanto delle semplici stronzate. Tutti gli appassionati della scena punk di Los Angeles dei tardi ’70 dovrebbe assolutamente possedere una copia del loro Pass The Dust, I Think I’m Bowie. È un classico. I gruppi punk senza chitarra o basso sono molto rari. Oltre ai Suicide c’erano anche Screamers, Nervous Gender e Damage. Gli Screamers sono certamente tra le leggende del primo punk californiano ma pochi sanno in realtà come suonassero visto che non esiste nessuna pubblicazione ufficiale. Di loro abbiamo soltanto un pezzo sulla compilation Killed By Death #13 e un sette pollici bootleg intitolato I Scream, You Scream We All Scream For The Screamers. Io posso soltanto garantirvi che la loro musica era davvero rumorosa, più dura di quella dei Suicide e meno artisticheggiante. Anche i Nervous Gender provenivano dalla California e sostenevano che nel loro caso le tastiere non fossero strumenti musicali ma macchine. Il suono prodotto era davvero spaventoso e sembrava provenire da un altro mondo. Suoni acuti e stridori vari di difficile identificazione. Il loro capolavoro Music From Hell all’epoca veniva spesso erroneamente paragonato ai Residents. I Nervous Gender erano chiaramente una punk band e di solito cantavano cose del tipo: “Sono nato vicino alla marmitta di una Ford del ’65 / mia madre ha tagliato da sola il cordone ombelicale”. Il loro secondo album The American Regime non uscì mai perché l’etichetta fallì ed è tuttora un mistero. Esiste anche un’apparizione video sulla raccolta della Subterranean intitolata Live Cuts. All’epoca il batterista non era un bambino di sette anni! Vedere quel video è sempre un’esperienza devastante: i testi delle canzoni trattavo di violenza, aborto, droga, stupri e contenevano alcune delle frasi più blasfeme mai scritti: “Gesù era un ebreo succhiacazzi dalla Galilea / Gesù era proprio come me / un omosessuale ninfomane”. La line up di questa proto-homocore band constava di tre tastieristi e un batterista. I Damage avevano due synth e un basso e sono diventati famosi per essere l’unico gruppo hardcore senza chitarre. Nel retro copertina del loro primo album Synthology c’è la fotografia dello scheletro di una chitarra carbonizzata. Qualche volta il tastierista c’è, ma non si vede. Maggot Sandwich e Old Skull hanno la tastiera ma non si sente assolutamente. Il che è sbagliato perché le chitarre non sono l’unico strumento importante. Infine non ho ancora parlato della musica industriale e delle sue influenze. Soprattutto perché non impazzisco particolarmente per quel genere e non ne ho una conoscenza molto approfondita. Non ho un disco dei Nine Inch Nails per esempio, e ne ho soltanto uno degli Swans. Alcuni dischi di Ministry, Einsturzende Neubauten e le prime cose di Cabaret Voltaire sono carine. Ma quando arriviamo a cose tipo Stabbing Westward devo passare oltre. Oggi la musica industriale ha dato vita al Digital Hardcore. Al di là dei dibattiti sul fatto che questa roba sia punk rock o meno c’è una cosa da rimarcare: le tastiere di questi artisti sono tutte costosissime e ipertecnologiche. Ricordatevi una cosa: il grande punk rock non ha bisogno di strumenti costosi, spesso le tastiere più economiche hanno il suono migliore. Insomma, per rispondere alla domanda del titolo: sì, le tastiere sono punk, eccome.Gli unici limiti sono l’immaginazione della persona che le suona
!”.

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