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MUSIC! (again!)
Parlare di pop-music non è semplice. Alcuni ci riescono molto bene. Eccone due esempi:…
* Simon Reynolds – Post-Punk (ISBN 2006). Un volume di dimensioni ragguardevoli, una specie di bibbia del post-punk anglofono (ma non solo) e nel new pop degli anni ‘80. Lo stile romanzato, mai noioso, la ricchezza di aneddoti e la precisione filologica ne fanno uno dei migliori esempi di manuale pop/rock. La prima parte del libro passa in rassegna quelle band che sono state archiviate sotto l’etichetta un po’ vaga, ma molto suggestiva, di “post punk”, e che hanno incarnato uno dei momenti artisticamente più sconvolgenti che la musica pop abbia mai conosciuto: dal raggae-punk primitivista delle Slits, alla dance stralunata dei P.i.l. di Johnny ex-Rotten, dal funk-punk politico di Pop-group e Scritti Politti, alle stramberie proto-elettroniche dei primi Human League e Cabaret Voltaire, dal rock scarno ed isolazionista dei Joy Division fino al terrore sonoro dei Throbbing Gristle, passando per l’art-rock eclettico dei Tuxedomoon e il nichilismo drogato della no-wave newyorkese… e poi: le trovate innovative e iconoclaste dei fonici più audaci, le geniali provocazioni dei produttori, le scombiccherate avventure delle indie-label più dadà… un’epopea ai confini della musica, tra personaggi poco rassicuranti, che, con poche (o nulle) conoscenze tecniche, hanno il cambiato per sempre il volto della musica pop, portando alle estreme (e più feconde) conseguenze l’immortale motto punk del “tutti possono farlo”.
La seconda parte, dedicata alla corrente new romantic, al gothic anni ’80 in tutte le sue diramazioni, allo ska della 2-Tone, con una puntata nell’h.c. progressivo americano (Black Flag, Husker Du), è altrettanto interessante, grazie alla puntuale descrizione dei retroscena solitamente trascurati dalla letteratura musicale: gli espedienti pubblicitari dei produttori, gli esperimenti dei fonici, l’utilizzo spesso avventuroso ed empirico delle nuove tecnologie, le strategie degli artisti, il folklore giovanile…
Il titolo originale del libro è molto più significativo rispetto a quello italiano: “Rip it up and start again” (il titolo di una canzone degli Orange Juice): “Straccia tutto e parti da capo”. Un ottimo consiglio!
* Julian Cope – Krautrocksampler (Lain 2005). – Ci sono voluti dieci anni perché qualcuno curasse la traduzione italiana del leggendario manualetto di Julian Cope! Nomi inquietanti e storie misteriose: il collettivo Amon Duul I e la sua costola eretica Amon Duul II, il non-gruppo dei Faust con le loro sinistre radiografie, il raga-rock a-ritmico dei Can, le musichette zuccherose dei Cluster, l’orchestra pietrificata in una sola nota diretta da Klaus Shultze, il delirio di onnipotenza cosmico del cospiratore Rolf-Ulrich Kaiser… Krautrocksampler è una disordinata, ma (paradossalmente) esauriente panoramica sulla storia del cosiddetto kraut-rock, dall’etichetta che i giornalisti inglesi del tempo appiccicarono (con tono dispregiativo) sulla produzione rock tedesca dei primi anni ’70. Il kraut-rock non è un genere musicale (raccoglie gruppi anni luce distanti tra loro!), ma una filosofia della musica, un culto per iniziati: è una scuola di creatività musicale, dalla quale moltissimi artisti del futuro attingeranno (dal moderno post-rock al glitch-pop, dal post-punk alla musica new age!). Cope ripercorre, attraverso l’analisi di una manciata di dischi folli e ricostruzioni storiche esilaranti, la parabola della Musica Cosmica Tedesca, che potremmo definire una commistione ad alto tasso lisergico di avanguardia e attitudine pre-punk. Krautrocksampler è una lettura essenziale non solo per rivivere uno dei momenti chiave della storia del Rock Creativo, affollata di personaggi alieni e visionari, ma anche per lo stile pazzo con il quale è redatto, zeppo com’è di neologismi ed invenzioni entusiasmanti: una scrittura che trasuda passione infinita per la musica! [Puj]

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