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[Live report]

27-28 aprile 07 @ Greece (Patra/Atene)
KALASHNIKOV go to HELL(AS)

Dopo mesi di inviti e reclami dai nostri focosi ammiratori greci, sbarchiamo in Ellade per un po’ di sana rovina al ritmo dei roventi mandolini. Il nostro uomo per tutto il tour sarà Sapilla (marcio, in greco): ragazzo ateniese e studente alla scuola del fumetto di Roma, ottimo interprete italo-anglo-greco e supremo fan dei K. Lo scorso giugno Sapilla, a Firenze per ragioni di studio, piombò, con nostro sommo stupore, ad un concerto (di merda, tra l’altro…) dei Kalashnikov al Bloom di Mezzago: giunto alla Stazione Centrale di Milano, si era incamminato per la Brianza, ma dopo alcuni chilometri percorsi a piedi, decise di prendere un taxi. Pazzo greco! In quell’occasione si parlò della possibilità concreta di effettuare un tour negli squat greci e Sapilla ci travolse con il suo entusiasmo. Qualche mese dopo…

Giovedì 26 aprile, Arrivo. Sbarchiamo a Patrasso, città ove il caos regna sovrano. Le strisce pedonali sulle strade sono un invito a morte, i semafori dispensano tiepidi consigli che non sempre vengono accolti dagli automobilisti. Fa effetto vedere ogni angolo del centro città tappezzato dai manifesti del nostro concerto del giorno successivo: i ragazzi hanno fatto davvero un lavoro selvaggio con colla e pennello! In serata conosciamo Vangelis, gran bravo ragazzo, che ci porta nella più reazionaria trattoria della città: un ambientino d’altri tempi arredato come casa di mia nonna. La cena è deragliante: dopo un digiuno forzato dovuto al viaggio e agli sbattimenti, ordiniamo uno di tutto e beviamo birra come folli in preda ad un raptus. Nella Grecia occidentale esiste un solo, unico, fottuto tipo di birra: la Amstel, risciacquo di piatti di origine olandese. Alla trattoria è un piacere immenso conoscere Michalis alias KGB, con il quale abbiamo diviso uno split-album che in Grecia è andato molto forte. In realtà Michalis è stato un po’ l’iniziatore dei nostri rapporti con la Grecia: ricordo anni fa quando, dopo avere ascoltato un nostro brano su di una comp (francese, tra l’altro!) ci scrisse una mail bellissima e piena di amore; da lì è nato un contatto duraturo e lui ha fatto ascoltare a tanti amici la nostra musica. E’ sempre un’emozione incontrare persone come lui. Tra l’altro Michalis ci rivela essere un grande appassionato del cinema italiano dei tempi che furono, con particolare predilezione per Lucio Fulci e Joe D’Amato. Tra un boccone e una birra conosciamo anche Dimitri dell’h.c. band Parkinsons, un ragazzo simpatico che si occuperà di gestire la nostra distro al concerto di domani. Wow, che organizzazione ‘sti greci ! Cala la notte…

Venerdì 27 aprile, PATRA @ Porto Patrasso Squat (Kalashnikov, Valpurghia Nichta, Chasma). Sorge il sole! Oggi si suona. Porto Patrasso è un ex-teatro occupato: per questo la sala concerti è in discesa verso il palco! La sera il centro viene invaso da centinaia di persone. Calma! Non sono lì tutte per noi: stasera suoniamo con il più celebre gruppo punk h.c. greco, i Chasma. Dopo una cena frugale nel chiosco della piazza assieme a mezza scena punk locale, siamo sollecitati a salire sul palco e partire. Il concerto dei Kalashnikov è bello e partecipato: tanti amici ballano come grilli, alcuni scattano foto altri fanno riprese video… Abituati come siamo alla staticità del pubblico italico, per noi è proprio sconcertante l’entusiasmo dei greci! Dopo di noi si esibiscono i Valpourghia Nichta, una band che amiamo molto: originalissimo d.i.y. punk con tastiere e violino, davvero fico: teso e scuro, caratterizzato dalla voce carismatica di George e con parentesi di inaspettato romanticismo decadente, il loro sound è unico: romantic-crust! I Valpurghia hanno due album autoprodotti all’attivo che colpiscono per l’iconografia gotica e fiabesca dell’artwork, del tutto sorprendente in un contesto punk/h.c. Ottimo, ci vuole un po’ di fantasia. Dopo i Valpourghia: i Chasma! Suonano un’ora e mezza e la partecipazione del pubblico è impressionante: pur essendo un gruppo saldamente radicato nella scena d.i.y. greca, al giro degli squat e delle case occupate, i Chasma (che in greco significa quello che in inglese esprime il termine gap, distanza) hanno un folto seguito tra gli adolescenti e i generici reckettari. E davvero folto! Tra l’altro, suonano un punk/hc solido e aggressivo, lontano dalle mode e dalle cazzatine che vanno. Il chitarrista dei Chasma, malgrado a fine serata sia ridotto come un budino, ci seguirà ad Atene in qualità di fonico. Dopo il concerto, approfittiamo per fare due chiacchiere con tanti affabili ellenici: Fotis, bassista dei Valpourghia e organizzatore delle serate che ci vedono protagonisti in questo mini-tour, George, cantante dei Valpourghia che ha filmato tutto il concerto ballando, Alex e Dimitri degli Straitjacket Fit, post-punk band greca che già apprezzavamo, l’italo greco Giorgio, il punkabilly Damiano, in licenza dalla leva militare (che in Grecia dura un anno ed è ancora obbligatoria) per vedere i Kalashnikov e una freakkettona fan dei torinesi Contrazione (storica h.c. band degli anni ’80!!!) incontrata all’entrata dei cessi. A proposito dei cessi, così non li avevo mai visti: collettivi! Nel senso che erano costituiti da una stanza con mezza dozzina di tazze equidistanti, senza porte o divisori! Solo una tenda tutta bucata all’entrata! Uuuuaaa! Sono tutto fatto, meglio che vada a dormire!

Sabato 28 aprile, ATENE @ Villa Amalias (Kalashnikov, Tipota, Mezusmena Zotika). Abbiamo un nuovo amico fraterno: Sapilla. E’ un ragazzo davvero strano, pieno di cure per tutti noi e di una bontà sfrenata. Ha vent’anni e studia fumetto in Italia; insieme ad alcuni amici realizza una comics-zine davvero bella, intitolata “Sapilla” appunto. Saltella e batte le mani tutto il dì. Quando si appresta ad attraversare le strade pericolosissime delle città greche si atteggia da gay per attirare l’attenzione degli automobilisti e poi li insulta in italiano. E’ vegetariano, astemio, beve bibite sgasate e non ascolta altra musica se non le bands d.i.y. punk greche e i Kalashnikov. Uuuu! E’ sicuro: rimarrà per sempre nei nostri cuori. Gli regalo la mia felpa autoprodotta dei K. Ad Atene sbarchiamo a Villa Amalias, storico spazio occupato della capitale: una ex-scuola in mano ai punx dal 1990, resistita ad alcuni tentativi di sgombero in una realtà non facile come quella greca, dove la polizia non fa complimenti e le istituzioni non sono tenere con i punx. Negli ultimi tempi il clima politico, in Grecia, si è sensibilmente surriscaldato: nel 2004, dopo anni di governo socialista, infatti, è salita al potere la destra di Costas Karamanlis, leader del partito conservatore Nuova Democrazia; in concomitanza, l’economia greca ha vissuto una fase piuttosto travagliata ed è stata posta sotto stretta sorveglianza dalla Comunità Europea e dalla Banca Centrale. Negli ultimi tempi, alcuni militanti anarchici sono passati alla ribalta per raid incendiari a suon di molotov. La popolazione studentesca è politicamente molto attiva nelle occupazioni degli atenei e nelle manifestazioni di strada. Esistono molti blog e siti informativi sull’antagonismo greco, naturalmente redatti in lingua greca e quindi scarsamente accessibili; comunque sia, eccone alcuni: Palntiko-xorio, Indymedia Atene, PointGreece, Antistasi e Annie’s Animal (quest’ultimo un blog prettamente musicale, da cui scaricare, tra l’altro, alcuni grandi classici del post-punk greco!). Tra l’altro, alcune ore prima che arrivassimo ad Atene, qualcuno aveva scagliato una molotov in una caserma della polizia e, come si può immaginare, il clima in città era un po’ teso. Sapilla ci rassicura: “Voi non sembrate punx, potete circolare tranquillamente”. Bene! Ad Atene abbiamo modo di conoscere meglio Fotis e George dei Valpourghia Nichta, due incantevoli freakkettoni che anche stasera si rovineranno le ginocchia sotto il palco. Quando calano le tenebre, Villa Amalias viene presa d’assalto da centinaia di punx, fino a che dentro non ce ne stanno più e si riversano sulla strada adiacente, che viene bloccata al traffico con uno scatolone rovesciato piazzato in mezzo all’imboccatura! Uh! Prima del concerto abbiamo la possibilità di visitare il bellissimo squat: un isolato occupato nel pieno centro di Atene, un vero museo della cultura antagonista greca. La cena è a base di Falafel (polpette di ceci in un panino tipo kebab – per chi non fosse avvezzo a questo classico della dieta vegan) acquistato da Sapilla in una fumeria di narghilé. Il clima è davvero caldo: incontriamo tanti ragazzi e tante ragazze che non vedono l’ora di ascoltarci! Pazzi! Prima di noi suonano due giovani band locali: i Tipota e i Mezismena Zotika (se i miei studi di greco antico non mi tradiscono il nome dovrebbe essere questo…): simpatico punk rock in levare ultra-rovina. Dei secondi ho ascoltato l’album autoporodotto: ancora una volta un miscuglio originale di punk, h.c., ska, hip-hop, folk… un po’ sbilenco, ma molto gustoso! Il nostro concerto sarà movimentato: crowd-surfing e stage-diving a nastro con craniate perpendicolari sul pavimento. Nino, a metà di una canzone, in preda alla stanchezza e vittima della centesima birra bevuta, scivolerà sulla batteria di Rissa radendola al suolo. Dopo alcuni secondi di incredulità generale (per una performance davvero unica, credo, nella storia della musica), grazie all’aiuto di alcuni volontari la situazione sarà ripristinata e il massacro proseguirà fino all’alba. Sapilla a fine concerto sarà ridotto come uno panno imbevuto di vomito. Nino riconsegnerà il basso ricevuto in prestito ormai ammaccato e laccato di sputi e birra. Purtroppo, dobbiamo rifiutare l’invito ad un “party in the basement” rivoltoci da Fotis perché sono le quattro e siamo tutti storti. Salutiamo alcuni simpatici autoctoni, come la signorina dai fouseaux leopardati innamorata di Milena e un intellettuale in giacca di velluto che ha pogato tutto il tempo. Il giorno dopo, come da copione, risaliamo sull’aereo per tornare ancora una volta alla fottuta vita normale. Parole greche imparate: n. 1 (malaka = stronzo). Uuuuu!

>>> Download Kalashnikov live at Villa Amalias VIDEO (.flv)

Due parole, a questo punto, sulla scena punk d.i.y. greca: ci è sembrata molto unita e cosciente di rappresentare un’alternativa reale rispetto al business, alle mode e a quant’altro appartenga al circuito ufficiale; traspare un forte senso di fiera indipendenza ed autarchia rispetto al mondo di fuori. Con un filo di sana ingenuità in più rispetto a noi italiani. Si respira entusiasmo e voglia di essere produttivi. Bands, distro e ‘zine inoltre sono un tutt’uno con gli spazi occupati, gli squat, che in Grecia costituiscono un circuito compatto, una rete solida; tra di essi non esistono differenze politiche sostanziali né rivalità di qualsiasi tipo. C’è collaborazione e uno scambio assiduo. Tant’è che molte persone che abbiamo incontrato a Patrasso le abbiamo ritrovate anche ad Atene. Un aspetto che differenza la scena musicale d.i.y. greca da quella italiana è poi l’infinitamente minor numero di bands esistenti nel paese: tutti i musicisti si conoscono tra loro e ancora una volta non esistono separazioni nette tra i generi. Mi ha colpito l’originalità delle bands, che sembrano non seguire alcun trend preconfezionato. Abbiamo compilato una raccolta di bands punk d.i.y. greche scaricabile da qua sotto: 16 brani per 7 gruppi; abbiamo deciso di inserire soltanto le bands dei ragazzi incontrati durante il tour (si tratta sostanzialmente della scena dell’area tra Atene e Patrasso); tuttavia, sappiamo bene che esiste un giro punk d.i.y. molto attivo anche nella Grecia più orientale, verso Salonicco e Kavala (ove la scena ruota attorno allo squat Accion Mutante), con bands altrettanto interessanti: abbiamo comunque preferito focalizzare l’attenzione sulla scena che abbiamo conosciuto da vicino.
I Valpurghia Nichta vantano un immaginario, un’iconografia e un sound del tutto personale, con l’innesto di strumenti inusuali come tastiere e violino. I primi due brani inclusi nella comp sono un tipico esempio del suono ombroso ma combattivo dei Valpourghia, mentre il terzo è un piccolo capolavoro di inclassificabile musica sinfo-punk da camera! Gli StraitjacketFit, autori di un album dall’artwork fantastico, suonano un post-punk grezzo, ma creativo, con divagazioni proto-elettroniche: in “digital days” il cantante, da novello Nick Cave, duetta con un Commodore 64! Poi c’è Michalis con i KGB: (da tutti noi) amatissimo synth-punk fatto in casa: i tre brani inclusi nella raccolta sono schegge elettro-punk che spopolerebbero nelle dancefloor di tutta Europa, se potessero! A Villa Amalias abbiamo incontrato alcuni ragazzi dei
Kill the Cat, d.i.y. band ateniese davvero sorprendente: suonano ska-prog! Il loro ultimo album è breve, ma ricco di arrangiamenti originali, songwriting complesso e trovate bizzarre. I Parkinsons, band scioltasi qualche anno fa, suonano anarco-punk con doppia voce femminile/maschile, mentre i Mezusmena Zotica, con i quali abbiamo diviso il palco ad Atene, si cimentano in un ibrido di punk, folk e rap a tratti molto rockeggiante, ma spesso sorprendente per alcune scelte musicali fuori dagli schemi. Infine, i Chasma : come ho già sottolineato, pur essendo una band piuttosto in voga tra il pubblico generalista, vanta un sound per nulla banale e soprattutto non si serve di espedienti estetici da fashion-punk à la Mtv. A proposito, piccola divagazione di costume: il look dei punk greci è generalmente “normale”, casual potremmo dire! Rari i piercing e i tatuaggi. Molti i capelloni. Abbiamo incontrato inoltre pochissimi punks nella classica tenuta settantasettina, old style: poche creste colorate, pochi giubbotti borchiati. Per concludere la nostra panoramica sulla scena d.i.y. greca segnaliamo un blog aggiornato di frequente con notizie e informazioni, che si chiama, molto semplicemente, DIYmusic!

>>> Download “D.I.Y. Punk in Greece” compilation – 16 tks. (mp3 – file .rar/72 mb.)

Veniamo ora a valutazioni più personali. Ciò che ci ha profondamente colpito di quest’esperienza è stato, si sarà capito, il calore, l’ospitalità e l’amore dei ragazzi e delle ragazze che abbiamo incontrato. In Grecia la scena è ristretta e piuttosto giovane: non è esistita in passato una grande tradizione punk d.i.y. e oggi la scena conosce una fase di grande sviluppo ed entusiasmo. Inoltre, non ci sono concerti così frequentemente come in Italia; serate con gruppi che provengono dall’estero sono poi un vero evento: tant’è che molti sono arrivati da città lontane per partecipare al nostro concerto e alcuni ci hanno seguito in entrambe le date. I ragazzi vanno a vedere le bands per ballare, divertirsi, o anche solo per ascoltare musica nuova. E’ abitudine acquistare dischi e t-shirt (queste ultime per i greci sono una cosa rara, i gruppi non ne producono!), tutti sono piuttosto curiosi: in due date abbiamo esaurito i nostri cd, vendendone circa un centinaio di copie!
In paesi come la Grecia, dove la scena è piccola, ha meno spazi ed esistono meno bands, c’è molto più interesse, coinvolgimento, curiosità; e suonare è davvero bello: ci si sente importanti! Penso che tante band italiane possano fare un tour in Grecia come abbiamo fatto noi, con spese contenute, tanto rovinoso divertimento e un feedback così entusiasmante: certo prima è necessario tessere rapporti, scambiare dischi, conoscere le persone, “preparare il terreno”. Forse però tutti pensano che non abbia senso entrare in contatto con un paese che sembra così poco interessante, poco cool, che vanta una scena così poco blasonata ed è lontano dai luoghi di pellegrinaggio tipici dei giovani alternativi. Poi però la ricettività di quella scena è enorme e l’entusiasmo che la nostra musica ha smosso è stato ben aldilà delle aspettative. Quello che vogliamo dire è che forse è più bello costruire contatti inediti, tentare strade meno battute, fare qualche sbattimento in più per vivere esperienze anche un po’ avventurose e rocambolesche, ma vitali e sorprendenti, piuttosto che ritagliarsi il proprio spazio nei paraggi di casa, oppure dove già mille bands hanno spianato la strada; insomma, dove tutto è sicuramente più familiare e rassicurante (ma anche scontato).
Per i Kalashnikov i concerti non sono mai stati un mezzo promozionale, né tanto meno narcisistico. Noi non suoniamo dal vivo per farci conoscere o per vendere una copia in più dei nostri dischi. Tanto meno per farci
vedere in giro, “per far girare il nome”. Tant’è che suoniamo molto poco dalle nostre parti. Crediamo che interpretare il live come una forma di marketing, come un doveroso onere promozionale, sia riflesso di una mentalità mainstream, lontana da una logica d.i.y. Andare in giro a suonare è piuttosto dal nostro punto di vista un’occasione per stare insieme, per vivere esperienze uniche che senza i Kalashnikov non potremmo mai vivere e, soprattutto, per condividere con altri la nostra musica: incontrare fisicamente quelle persone che dopo aver ascoltato uno dei nostri fottuti dischi, hanno pensato: uh, fico! E forse si sono anche emozionate, stupite, commosse ascoltando una canzone, leggendo uno dei nostri testi… Per noi, è quasi un miracolo che esistano delle persone in altri paesi o addirittura continenti capaci di entrare così in sintonia con quello che facciamo chiusi in uno scantinato della periferia nord di Milano.
Per un disegno del destino che non riusciremo mai a spiegarci fino in fondo, tanto dell’amore ricevuto in questi anni lo abbiamo ricevuto al di fuori dei confini italiani: in paesi lontanissimi abbiamo amici pronti ad ospitarci per suonare, i nostri dischi sono stati coprodotti da raltà d.i.y. provenienti da Messico, Russia, Malesia, Yugoslavia, Perù, Germania, Stati Uniti, Francia, Portogallo e Grecia appunto… Addirittura il nostro primo album ufficiale è uscito in Brasile, stampato e distribuito da una (allora) piccola indie label di San Paolo! Ma, intendiamoci; una cosa è certa: in questi anni non siamo diventati famosi. Neanche un po’! Il nostro metodo è pro-povertà e anti-celebrità, un vero fallimento imprenditoriale! Ma non ci interessa, naturalmente. Ci accontentiamo di ricevere ogni tanto qualche lettera di un ragazzo o di una ragazza dislocati in qualche angolo del mondo, che ad un certo punto, per magia, s’innamorano di una canzone dei Kalashnikov. Un Sapilla qualsiasi, o un Michalis, o un Fotis… Per noi, rischiando di essere tremendamente patetici e sentimentali, questo è il massimo che possiamo chiedere alla musica scassata che suoniamo. D’altronde, we are romantic punx!

3 Comments on

  1. Kalashnikov Collective
    Replied on 18/10/2010 at 14:10

    …. perché era gratis!

  2. Anonymous
    Replied on 18/10/2010 at 14:10

    GRANDI, io Sn di atene ma vivo in Italia da un pò.. vi correggo solo una cosa..In grecia esistono ALTtri 3 tipi di Birra: La mythos, la zorbas, e la alfa.. anke se quelle più comuni sono la AMSTEL e LA MYTHOS:: MA LA MYTHOS E MOLTO MEGLIO :: nn capisco perkè ve siete uccisi de Amstel

  3. Sarta-
    Replied on 18/10/2010 at 14:10

    Hi Annie!
    We will be very happy to come back in Athens somedays, eh, eh…the D.I.Y. greek scene is really great !!! Take care and a big hug to all the crazy greek punx !!!

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