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Frederik Pohl – LE NAVI DI PAVLOV (Slave Ship – U.s.a. 1957)
[Puj] Piovosa domenica di inizio ottobre… Leggo Le navi di Pavlov di Frederik Pohl, un romanzetto sgangherato di fanta-politica, pubblicato nel 1962 su Urania. Scritto alla fine degli anni ’50, negli anni più critici della politica mondiale post-bellica, è una buffa traspozione della Guerra Fredda in un futuro non lontano, dove a fronteggiarsi non sono più Stati Uniti e Unione Sovietica, bensì il mondo occidentale (in decadenza) e i Caodai, una setta religiosa con milioni di adepti nel resto del mondo: paesi mussulmani, oriente, africa, sud-america… tre quarti di pianeta terra alleato sotto le insegne di una chiesa universale d’ispirazione messianica, una specie di teocrazia tecnologica e totalitaria. La popolazione mondiale vive in una società fortemente militarizzata (anche i bambini di otto anni vengono arruolati!), con l’angoscia della catastrofe nucleare. La corsa agli armamenti è alle stelle e l’esercito americano si cimenta in bizzarri progetti: sulla scia delle teorie dello scienziato sovietico Pavlov sul comportamento animale, una sezione segreta della marina addestra cani, foche e maiali per renderli abili alla guida di vari mezzi bellici! Pohl avanza una satira della guerra mostrando gli americani alle prese con un folle progetto, quello di far fare la guerra anche agli animali, preventivamente addestrati da soldati in grado, dopo mesi di studio, di parlare con loro. Facendosi beffe dell’ottimismo positivista post-bellico e del delirio di onnipotenza dello scientismo (allora molto di moda), l’autore ci descrive ufficiali della marina militare intenti a discorrere amabilmente con foche e maiali a suon di fischi e grugniti allo scopo di insegnare loro come accendere e spegnere un sottomarino atomico! In realtà, poi, si scopre che la guerra non è poi così “fredda” perché tra gli occidentali si verifica una preoccupante quanto misteriosa escalation di decessi: i militari muoiono sempre più frequentemente nell’ambito di enigmatiche azioni di polizia. Ben presto il novero dei caduti, tra militari e civili, raggiunge le centinaia di migliaia, anche se il governo minimizza e mira a tenere nascosta l’entità delle perdite. A sconvolgere sono soprattutte le morti improvvise e misteriose dovute a non ben identificate ustioni che i cadaveri presentano sulla parte superiore del corpo: i servizi segreti occidentali riversano la responsabilità di questi decessi su di una nuova e terribile arma in possesso dei Caodai: il “glotch”. Un’arma letale che colpisce da lontano, in frangenti insospettabili.

Colpo di scena: alla fine del libro si scopre che i Caodai non sanno nulla del glotch; anzi, anche loro crepano a migliaia a causa sua. E anch’essi credevano che il glotch fosse un’arma del nemico. Ma allora, da dove sbuca il “glotch”? Occidentali e Caodai firmano un trattato di pace e uniscono le forze per scoprire la provenienza della comune minaccia. Scopriranno che il glotch è di origine extra-terrestre! Minuscoli corpi alieni che si materializzano entro le onde telepatiche degli esseri umani, sfruttandone l’energia e il flusso per manifestarsi sulla Terra; una volta materializzatisi nel flusso telepatico, i corpi alieni, inadatti all’atmosfera terrestre, prendono fuoco, ustionando i “poli telepatici”, ovvero agli esseri umani in contatto mentale tra loro. Uuuuuuaaaah! Ci sarà poco da fare comunque, il destino dell’umanità è segnato…

Dovete sapere che nel futuro descritto dall’autore la telepatia è la nuova frontiera delle telecomunicazioni: al telefono, gli uomini del futuro preferiscono la comunicazione telepatica perché permette un contatto più intimo e vivido tra le persone; un servizio pre-telefonia mobile e pre-internet che viene offerto da agenzie di telepati specializzati, dalle quali ci si reca per allacciare collegamenti telepatici con chi si vuole, naturalmente a pagamento. E’ suggestivo: la catastrofe per l’umanità si manifesta nella dimensione impalpabile dei flussi di trasferimento dei dati, nella rete telematica; attualizzando potremmo ipotizzare che la fine del nostro mondo sarà causata da virus che colpiranno la rete, sabotando i mostruosi flussi di denaro e informazioni che viaggiano nelle tratte virtuali. O forse è più plausibile un’invasione aliena?

Cose divertenti: in una scena del romanzo il protagonista si reca in un futuribile night-club, descritto in realtà come un vetusto (e poco fantascientifico) locale di streap-tease anni ’50. Qui assume delle droghe. Niente acidi, lsd, niente marijuana o pillole sintetiche tipo ecstasy, bensì… antrace! Per sballarsi: pastiglioni di antrace con cuore di antibiotico: una volta ciucciato l’involucro di veleno si arriva poi all’antibiotico che placa gli effetti deleteri della sostanza.

Tra i militari e i civili occidentali si nascondono pericolosi individui: i “pacifisti”. Essi sentono come insostenibile la vita in un mondo angoscioso, sull’orlo del collasso, nell’incertezza del domani; ritengono che l’unica soluzione sia quella di favorire lo scoppio di una guerra reale che risolva la situazione di stallo, per poi ricostruire un mondo nuovo e pacifico sulle macerie del dopo-guerra atomica. Che nichilisti! “Spero che venga la guerra e solo allora capirai che potevi far qualcosa!“, come dicevano i Wretched!
Infine: la Chiesa Caodai non è una invenzione di Pohl, esiste realmente. E’ una religione nata in Viet-nam negli anni ’20 e vanta ad oggi circa 7-8 milioni di adepti in tutto il mondo. I caodaisti credono in un unico Dio, che ritengono il soggetto di tutte le religioni dal Buddhismo al Taoismo, dal Confucianesimo al Cristianesimo, dall’Islam all’Induismo. La Chiesa Cao Dai, organizzata più o meno gerarchicamente come quella cattolica, aveva, fino a poco tempo fa, proprie milizie armate. Questo particolare ha probabilmente scatenato la fantasia di Pohl che ha fatto dei seguaci Coadai la futura minaccia per il mondo occidentale. Una minaccia che poi non si rivela tale, perché il vero nemico arriva dallo spazio ed è invisibile.
Morale del romanzo: il nemico a volte non è quello che tu credi.

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