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MUSIC!
[Puj] [Ho dissotterrato un articolo comparso sul n. zero di Subvert, fanzine aostana, risalente al 1983. E’ a firma di Alternativita di Milano. Una band? un collettivo ? boh. Si tratta di una tipica espressione di oratoria anarco-punk un po’ rafferma, ma con un finale ad effetto, disarmante nella sua semplicità: “A che serve urlare, esprimere la propria rabbia e voglia di cambiare, il desiderio di liberazione su di un palco, se poi non ci parliamo e non tentiamo di comprenderci?”].
“Noi possiamo creare una vita diversa da quella in cui stiamo agonizzando: una sepolta, ma, dopo innumerevoli sforzi, Dissotterrata Esistenza Liberata, dove sia espressa la spontaneità e la naturalezza della concezione e del rapporto anarchico/libertario con la vita stessa. Momenti di vita in cui la responsabilità dell’individuo, di sé stesso e del suo modo di rapportarsi rispetto agli altri esseri viventi e all’ambiente portino conseguentemente alla completa inesistenza di imposizioni di qualsiasi carattere. Al rispetto dell’individuo per l’individuo, per ogni forma vivente, per ogni presenza con cui si venga in contatto o semplicemente di cui si conosca l’esistenza. All’uguaglianza e alla liberazione dei rapporti personali e collettivi. Nel concepire la natura come generatrice di vita autonoma ed indipendente dall’uomo, diciamo che la terra non è degli uomini, ma di sé stessa come le persone non sono né dell’autorità né dello Stato, come noi non apparteniamo a nessuno se non a noi stessi, alle nostre vibrazioni, idee, inclinazioni, sentimenti, convinzioni, contraddizioni, azioni ed intensità psicofisiche.
Queste le fondamentali caratteristiche o condizioni necessarie da cui nasce, scaturisce I’ispirazione al sogno che si sviluppa poi attraverso le esperienze, le conoscenze ed il semplice (ma non troppo) trascorrere della vita. Una vita che si può chiamare vita appunto perché pervasa, piena fino all’orlo, di quei significati, di quelle pratiche anarchiche che si differenziano, si pongono in chiave antagonista a tutte le altre: quelle autoritarie, democratiche, comuniste. La pratica dell’autogestione vissuta in ogni istante di ogni giorno non per I’adempimento del dovere o per cieca militanza, ma per reale bisogno di distruggere l’imponenza schiacciante della gerarchia, per affermare il dimenticato istinto per l’uguaglianza espresso nel rifiuto dello sfruttamento sessista, come nel vegetarianismo: l’uomo/la donna ed il maschio/la femmina non sono più di nessuno.
La resistenza al consumismo, la contrapposizione diretta individuale o di gruppo alle multinazionali che spacciano morte e dominio, I’irriducibilità nei confronti dell’autorità, della violenza, della coercizione. Ma anche tante altre risposte che scalfiscono l’innaturale esistenza e la quasi perfetta realizzazione del concetto di potere…
Noi vogliamo, perché coscientemente e politicamente responsabili, essere in ogni nostra espressione antagonisti alle logiche che sorreggono, giustificano e alimentano il potere. Vogliamo combattere il potere ognuno usando i propri mezzi, perché il sogno non sia vuota illusione, perché l’esigenza non si trasformi in un miraggio che svanisce quando siamo nello schifo, ma che invece sia utile (non come palliativo!) a tirarci fuori dallo schifo. Tanti, riprodotti e ingigantiti, sono i problemi di questo tempo, ma a tutto c’è una risposta, a tutte le questioni un metodo di risoluzione. Le nazioni risolvono il loro problema politico/economico con la guerra mascherata dietro alle maschere e ai paraventi; affrontano il problema della loro sicurezza con leggi e carceri speciali. Questi i loro problemi, questi i loro metodi.
Tra di noi esistono diverse tendenze nel vivere e nel vedere le cose, diversi modi di agire nella quotidianità e nelle più svariate occasioni; siamo convinti che questo è positivo ed utile alla nostra crescita.
Noi vogliamo vivere, creare, lavorare insieme perché abbiamo intuito nei nostri rapporti tracce utili, le possibilità necessarie alla spontanea costituzione di un nucleo aperto nel quale sviluppare, mettere a fuoco le nostre capacità, possibilità, caratteristiche; per poterci determinare una vita che ci permetta tutto e più di quello che oggi ci viene energicamente negato dall’autorità costituita.
A che serve suonare, divulgare il proprio messaggio, la propria essenza se poi questi momenti si reggono appunto solo sul suonare? Noi vogliamo conoscerci, esprimerci, viverci. Noi vogliamo conoscerti, parlare con te e trovare insieme, per come è possibile, delle risposte e delle alternative al Mostro Autoritario. Confrontarsi sul tuo e sul mio modo di pensare, agire sui miei e sui tuoi interessi; a che serve urlare, esprimere la propria rabbia e voglia di cambiare, il desiderio di liberazione su di un palco, se poi non ci parliamo e non tentiamo di comprenderci?”
(Alternativita – Da “Subvert” ‘zine – Aosta 1983).

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