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[Kalashni-tour report – part 3 of 6]

27/4: ZAGABRIA (Croazia) @ Mochvara
[Puj] Domenica mattina. Un tè scipito in un bar di Kranj accompagnato da un mostruoso borek è l’idele per partire con lo slancio di una lumaca ubriaca. Ah, il borek! Pagnottone a sfoglie ripieno di formaggio, fritto nell’olio del furgone! Delizia slava unta e bisunta che rende trasparente l’esofago. Si parte per la Croazia. Il viaggio è breve e la frontiera non nasconde sorprese. A dire il vero, qualche dubbio lo avevamo avuto, perché Sarta, partiti da Milano, aveva sfoderato un foglio in croato, firmato e timbrato, inviatogli dal nostro contatto di Zagabria: “Mi hanno detto che al confine dobbiamo far vedere questo foglio“. Solo che non abbiamo capito cosa diavolo che c’era scritto; l’unica cosa chiara era “Kalashnikova grupo“, sicuramente non il migliore biglietto da visita da mostrare alle guardie di confine. In realtà, i due ciccioni in divisa che abbiamo incontrato al posto di controllo non hanno fatto una piega: avevano la reattività di un vegetale appassito.
A Zagreb se sbagli strada sei fottuto: imboccare a cuor leggero un vialone può significare non poter più svoltare per chilometri: e così ci impieghiamo ore a trovare ciò che cerchiamo. Anche l’inossidabile driver Claudio ha perso la pazienza nel mezzo di quel delirio urbanistico. La città ha un aspetto piuttosto sovietico, con stradoni larghissimi e palazzi squadrati; c’è il sole, così tutto sembra bello e felice.
Il Mochvara (“La Palude”) è un locale autogestito che sorge in periferia, nella zona industriale. Una volta arrivati abbiamo come la sensazione che i ragazzi si siano sbagliati e ci abbiano scambiati per i Metallica. Ci accolgono con tutte lo comodità immaginabili, possiamo usufruire di un backstage con doccia e bagno privato, ordiniamo una cena alla carta, ci riempiono di buoni per la birra… Al Mochvara, tra l’altro, c’è il palco! Non solo la sua presenza è per noi cosa rara, ma si tratta per giunta di un palco da veri musicisti, con impianto luci e un sacco di spazio per muoversi! Siamo quasi offesi. Gli sgabuzzini occupati ai quali siamo abituati ci obbligano (essendo noi in sette) ad incastrarci come pezzi di tetris e a calcolare millimetricamente ogni movimento: capita che Nino mi rifili scudisciate di basso nelle palle, Milena mi salti sui piedi e il Don sia costretto a suonare in un’altra stanza. Qui invece si sta larghi e comodi, e ci sono ben 8 casse spia! Come se non bastasse, abbiamo due fonici al nostro servizio: uno per i suoni sul palco, l’altro per quelli fuori! E’ uno scandalo, ci lamentiamo con la direzione per questo spreco di risorse.
Gustando del delizioso e signorile seitan con verdure, mi aggiro per il Mochvara: alle pareti sono appese le foto di alcuni dei gruppi che hanno suonato nel passato: Max Cavalera con i suoi Soulfly… i Deftones… i Converge… Noto che, fra qualche giorno, suoneranno gli Einsturzende Neubauten. Comincio seriamente a temere che, in un posto così, la nostra serata si rivelerà una tragedia di dimensioni bibliche. Nella compagnia c’è un senso di curiosità mista ad imbarazzo… Tra l’altro, avremmo dovuto suonare di spalla ai grandi Guts Pie Earshot, duo tedesco di musica dance-punk, che però ha dato buca. E quindi siamo l’unica band della serata. Aaaahhh! Mi sento solo, ho paura. Fortunatamente cominciano ad affluire punx e simpatici amici, l’aria si tinge di d.i.y. e conosciamo Robert Fistra, il nostro contatto, grande promoter della kalashni-musica in terra croata. C’è un ragazzo che ha appuntato sulla felpa una nostra toppa, che per altro, non avevo mai visto! Mi spiega Fistra che è stato lui a stampare quelle toppe e ce ne regala un paio, assieme ad alcune spille altrettanto inedite. Dice anche che aveva confezionato una versione in cassetta del nostro secondo album, che però è andata a ruba e non ha potuto tenerecene via qualche copia. Uh! Che uomo meraviglioso.
Come se la serata non fosse già abbastanza strana ecco sopraggiungere Siringo e Brusa, amici milanesi, giunti a Zagabria in giornata perché del tutto pazzi. Brusa indossa una maglietta con scritto: “Sirvio Puppa”. I due sono partiti da Milano verso mezzogiorno, poi Siringo all’altezza di Bergamo ha scoperto che per andare in Croazia ci vuole la carta di identità così è tornato a Milano a prenderla ed è ripartito verso le tre in modo da arrivare alle 22:00 al Mochvara senza soldi e senza un posto dove dormire. Non pago, Siringo ha assunto una pasticca che gli ha dato uno sconosciuto ed è andato alle cozze. Nel frattempo incrocio nel locale, due amici che avevamo conosciuto a Kranj, che si sono sobbarcati duecenti chilometri per seguire anche questa data. Vorrei baciarli sulla bocca, ma temo che possano fraintendere.
A sorpresa, di gruppi che suonano prima di noi ce ne sono due: i Paddy’s Allstars, ensemble folk-punk devoto alla musica tradizionale irlandese e i giovanissimi Kayla, punk-band locale. Il nostro live è incredibile: tutti cantano, ballano, esultano come se avessero fatto gol. Un giornalista locale, accorso per “testimoniare l’evento” (?!), ci spiega le ragioni di tanto entusiasmo: “Sono cinque anni che vi aspettano qui in Croazia!” Eh? E ce lo potevano dire prima! Mah, non sappiamo come spiegarcelo, ma i ragazzi del pubblico ci conoscevano bene, chiedevano le canzoni, cantavano i testi, e sapevano a memoria ogni passaggio dei nostri pezzi, tant’è che l’inserimento di una parte aggiuntiva di tastiera della durata di 8 secondi in mezzo a “Belfast brucia negli occhi di Sara” ha destato improvvisa perplessità in alcuni fan! Comunque sia, ci siamo sentiti davvero importanti. E anche un po’ imbarazzati…
Il giorno dopo, alle dieci meno un quarto, bussa alla nostra porta un Robert Fistra agguerritissimo, in compagnia di una sua simpatica amica. E’ armato di registratorino e determinato ad intervistarci. Il nostro inglese fa schifo di sera quando siamo ubriachi e perdiamo ogni ritegno; di primo mattino, con le rane nello stomaco e il cervello mescolato presumo risulti totalmente inintellegibile. Nel bar di un centro commerciale, di fronte all’ennesimo té dal gusto alieno, si consuma la tragica intervista. Alla fine, grazie ad un colpo di coda di Sarta e la collaborazione confusissima di tutto il collettivo, ce la caviamo dignitosamente, portando a termine l’incombenza. Grazie, Robert! Dopo aver sperperato le ultime kune rimaste in superalcoolici locali, sveniamo nel furgone e ci lasciamo alle spalle le lande croate…
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[Video]
PADDY’S ALLSTARS (folk-punk, Zagreb) – video-live @ Mochvara
Tra gli amici croati che ci hanno riservato un’accoglienza meravigliosa c’è sicuramente, al primo posto, Dado (qui a fianco), cantante dei Paddy’s Allstars, una curiosa formazione di folk-punk con flauti e violini. Il pirata Dado guida la sua ciurma con il carisma di un condottiero d’altri tempi, bottiglia in pugno e sguardo truce!
La musica dei Paddy’s è davvero esuberante, con tutti quegli strumenti che suonano gioiosamente assieme e le melodie da festa pagana. Molto divertente!
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[Video]
KAYLA (punk-rock, Zagreb) – video-live @ Mochvara
I Kayla sono un simpatico gruppo per 3/5 al femminile che suona un punk un po’ virato indie, che ha sollazzato i nostri padiglioni auricolari. Eva, la cantante, era la barista del Mochvara. La bassista Battack e la chitarrista Miffic (uh, che nomi!) suonano anche nei Paddy’s Allstars.
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2 Comments on

  1. jura
    Replied on 18/10/2010 at 14:10

    silvio! silvio!!! 🙂

  2. Adripunk
    Replied on 18/10/2010 at 14:10

    Sei/Sei sola/Sul palmo della mano/Sei sotto tiro/Sei/Sei sola/Sul palmo della mano/Sei sotto tiro/Sei/Sei sola/Sul palmo della mano/Sei sotto tiro/Sei/Sei sola/Sul palmo della mano/Sei sotto tiro/Di mille fucili…

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