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[Kalashni-tour report – part 4 of 6]

1/5: SAINT-CLAUDE (Francia) @ Coffre-Fort
[Puj] Distillato un nuovo beverone energetico per driver Claudio, ripartiamo alla volta della Francia. La prima data avrà come scenario l’amena cittadina di Saint
Claude, sita appena dopo il confine svizzero. Sarta decide di farci godere appieno delle bellezze naturali della montagna così, anziché imboccare un’agevole autostrada, arranchiamo per ottanta chilometri in stradine boschive, tracciate accanto a graziosi dirupi e spiritosissime zone franose. Finalmente sbarchiamo al Coffre Fort, una casupola occupata, arroccata ai margini del paese. Saint Claude, capoluogo della regione della Jura (tristemente nota come “la Siberia d’Europa”), è a circa 800 metri sul livello del mare ed è celebre per la produzione di pipe in legno (…).
Al Coffre-Fort è tutto in miniatura, tranne i gradini, numerosissimi ed alti mezzo metro ciascuno. Gli stipiti delle porte sono invece bassissimi e, non essendo uno gnomo dei boschi, inizio a tirare craniate ovunque, a ripetizione, senza fermarmi. L’atmosfera è piuttosto montanara, un po’ da comune freak, con le mamme, i bambini e i papà già brilli; un clima molto bello, fuori dal tempo. Traspare quello spirito d.i.y. radicale tipicamente francese, che unisce punx, famiglie hippie e montanari hard-core in totale armonia. Nella scena d.i.y. francese non c’è spazio per le fighette fashion punk, per le smancerie narcisistiche e per il comfort borghese: e qui siamo pure sui monti, dove tutto è ancora più selvaggio, più rustico, più radical e di sicuro meno chic. Come dice il nostro amico e profeta Clive: “Il futuro del punk è sulle montagne“. Le metropoli sono sempre più aggrovigliate, oggetto di troppo interesse, gli spazi si riducono, i costi aumentano, le mode spopolano e, conclude Clive, “…ci sono troppi sbirri!“.
Nel frattempo scorre birra artigianale a fiumi nel nostro gargarozzo e ceniamo con il primo cous-cous di questo tour francese. Continuo a dimenticarmi dei soffitti bassi e rischio il ricovero per trauma cranico. Al Cofrre-Fort troviamo vecchi amici come Richard, Philippe e Garth, mentre del mitico Clive arriva solo il furgone guidato dalle ZeRevengers, tre signorine di Grenoble che suoneranno con noi questa sera. Richard e amici sono indaffaratissimi perché devono ancora impaginare, pinzare e confezionare le prime copie di una spettacolare doppia antologia dei Kalashnikov, con i testi dei primi tre album tradotti in francese. Rimaniamo esterefatti! E’ bellissima! Grazie Richard!
Mentre vago nei paraggi, un signore sulla cinquantina mi si rivolge in italiano e mi fa: “Ciao Pippo!” e io gli dico: “Non sono Pippo!” e lui “Ah. E allora chi sei?” e così iniziamo a chiacchierare… E’ Tonino, padre di famiglia calabrese, trasferitosi per motivi sentimentali a Saint-Claude, sulle montagne della Jura. Mi racconta la sua vita… Tonino è un personaggio letterario: un mix di cazzoneria calabrese e spleen boudelairiano, ha l’aspetto di un latin-lover decaduto, ma anche di un padre un po’ scassato e tuttavia premuroso. Ha infatti accompagnato le figlie punx al concerto perché c’era un gruppo italiano e loro volevano vederlo a tutti i costi. Tonino pogherà come un forsennato per tutto il tempo.
Ancora con la luce, verso le 20:00, si aprono le danze! Suonano gli Snap, band di rock alpino molto divertente, tutti un po’ attempati e vestiti da pastori. Belli rustici. Il cantante indossa una maglietta dei Diabolos Rising, (vecchio gruppo black-metal greco) raffigurante una suora sadomaso! Seguono le ZeRevengers, originale trio punk basso/batteria/violino tutto femminile. Poi i Sand Creek Massacre, crusties olandesi di passaggio. Si suona in pochi metri quadrati, al secondo piano della casa, c’è tanta gente e non ci si muove più! Noi facciamo il nostro anti-show con il consueto entusiasmo, con le mamme e i bambini che ballano, Tonino scatenato e tutti che si rovesciano gli uni sugli altri!

>>> Download KALASHNIKOV – VIDEO-LIVE at Coffre Fort 1/5/08 [parte 1]

>>> Download KALASHNIKOV – VIDEO-LIVE at Coffre Fort 1/5/08 [parte 3]

Per la notte siamo ospiti di Dudù, un signore montanaro davvero hard-core. Dopo un viaggio notturno, su strade da incubo, immersi nell’oscurità (per noi metropolitani, abituati all’illuminazione elettrica ovunque e in qualsiasi momento, il buio completo è cosa sconosciuta!) giungiamo all’ameno casolare. Dudù ci ha apparecchiato alcune brande. Dopo brevi istanti di incoscienza e di ottimismo, realizziamo: ci sono due gradi sotto zero, siamo in una casa di pietra senz’acqua, senza riscaldamento, senza bagno. Ah, no, il bagno c’é: è un catino di segatura. C’è anche molta cacca secca di topo e polvere atavica. Nel frattempo rifletto che avrei fatto meglio ad infilarmi in un frigorifero anziché nel mio inutile saccoapelo. Incredulo per il gelo che mi assale da ogni parte e afflitto da un terribile malditesta provocato dalle ripetute testate tirate ai maledetti soffitti bassi del Coffre-Fort, cerco – ingenuamente – di dormire. Passo una nottata davvero h.c., anzi, death-metal.

All’alba ho come l’impressione di essere morto e di essere resuscitato. O forse no, di essere morto e basta. Fortunatamente scopro che è sorto il sole e che fuori fa molto più caldo che dentro, così striscio all’aria aperta e la mia temperatura corporea ritorna quella di un essere umano, benché l’aspetto rimanga quello di una malinconica amoeba. Pochi minuti in quel paradiso montano e ritrovo la speranza per il futuro. Scorgo Dudù trotterellare in maglietta sui pendii, mentre io, con indosso otto strati di indumenti e un giubbotto anti-vento da esploratore, giaccio imbarbarito su una roccia. Vorrei colpirlo con una fionda, ma Dudù si fa premuroso e prepara la colazione: scalda l’acqua con un ingegnoso attrezzo, si tratta di uno scaldavivande solare, che fa bollire l’acqua indirizzando i raggi solari in un unico punto, grazie ad un complesso gioco di specchi. Meraviglia delle meraviglie! Ci riuniamo attorno al tavolo, mangiamo con gusto il pane alle spezie confezionato dagli autoctoni e ci torna a scorrere il sangue nelle vene. Anche i miei sentimenti nei confronti del povero Dudù si sono fatti più umani, e mi rendo conto che in fondo il nostro ospite non ha alcuna colpa se io sono una mammoletta punk civilizzata, abituato alle mollezze della mia vita da borghesuccio. Dudù è stato un amore, gentile e generoso e sarei stato ingiusto a percuoterlo con un bastone accuminato come avevo intenzione di fare, in preda ai morsi del freddo. Dudù, perdonami. Ad ogni modo, di buon mattino (mezzogiorno e mezzo), saliamo in furgone e imbocchiamo il primo burrone a destra, per ritrovarci qualche minuto dopo in pianura, diretti verso Dijon…

[Free music for punx]
ZE REVENGERS (art-punk, Grenoble – FR)
[Puj] Le tre signorine mascherate di Grenoble, (basso/batteria/violino o violoncello), timidissime nei loro maglioni infeltriti, suonano musica per la quale l’aggettivo “autoprodotto” calza a pennello. Ogni aspetto della loro comunicazione musicale rivendica autonomia artistica e creativa. Si ingarbugliano tra loro, incoscienti, in un punk/grind da camera, sempre spiazzante, con testi fitti di scherzi linguistici, in bilico tra critica sociale e non-sense. Adorabili! Il loro (credo) secondo disco autoprodotto si intitola “La foi des morues soulève des montagnes” che in italiano suona tipo: “La fede dei merluzzi solleva le montagne” (ehm… non sono sicuro che la traduzione funzioni…); è confezionato in modo che più artigianale non si può, dipinto a mano e messo insieme con la colla. La seconda traccia, “Je ne suis pas un pot de confiture” (Io non sono un barattolo di marmellata), ha un testo molto bello che dice: Giudicati, etichettati, catalogati… chi sei tu? Identità nella massa. Nella massa mi manifesto, mi manifesto per emergere, ma la massa digerisce la mia identità… in un gruppo mi sento meno sola, ho meno paura che da sola, ma il “noi” non sono “io”… ma il “noi” non sono “io”!. Tutto suonato con estrema discrezione. Che simpatiche!

ZE REVENGERS – La foi des morues soulève des montagnes (cd autoprodotto 2008)
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Tracklist:
1. Masure’ka
2. Je ne suis pas un pot de confiture
3. Oi

4. Bulle d’oser
5. La communik’action
6. N’etre humaine
7. Tourni

>>> Download Ze revengers album in mp3 + artwork (.rar – 48 mb.)

[Free music for punx]
SAND CREEK MASSACRE (melodi-crust, HOL)
[Puj] I giovanissimi S.C.M. prendono il nome da un avvenimento storico: il massacro di Sand Creek, appunto: carneficina indiana perpetrata dagli yankee ai tempi del Far West. Anche i ragazzi olandesi sembrano superstiti di un massacro, che nel loro caso è stata una settimana di tour europeo. Sono distrutti! Kloender, la cantante/chitarrista, riporta addirittura vistosi segni di ferite alle ginocchia, in ricordo di chissà quale volo dal palco. Tuttavia, come tutti i musicisti h.c. sanno, una volta saliti sul palco ci si ripiglia e si ritrovano forze di cui non si sospettava più l’esistenza, cosicché i 4 olandesi, quella sera al Coffre-Fort, fecero uno show molto intenso e partecipato, con Kloender in prima linea a sbraitare sulle linee melodi-crust intessute dalla band.

La musica dei Sand Creek Massacre appartiene ad una nuova generazione di crusties melò: la predilezione per gli intervalli melodici rispetto ai classici mezzitoni rovina h.c, pur nel rispetto delle linee vocali disperate e delle ritmiche a valanga del tradizionale D-beat, conferisce all’insieme un mood più drammatico ed emotivamente coinvolgente.
Trai brani del loro cd spicca “Material Girl” che non è la cover della nota hit di Madonna; ne è piuttosto la nemesi: Kloender, anti-madonna, urla la propria estraneità ad un mondo che non le appartiene: “Le vostre luci di neon lampeggiano e chiamano il mio nome, ma io preferisco stare ferma nell’oscurità…”.

SAND CREEK MASSACRE
s/t (cd autoprodotto 2008)

Tracklist:
1. Big Man
2. Only a spark
3. SCM
4. Nightmares
5. Material girl
6. Poisoned the well

>>> Download Sand Creek Massacre e.p. in mp3 + artwork (.rar – 34 mb.)

1 Comment on

  1. Adripunk
    Replied on 18/10/2010 at 14:10

    Che bella la foto dove siete seduti (In realta'devo ancora leggere tutto).

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