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[Kalashni-tour report – part 5 of 6]
2/5: DIJON (Francia) @ Espace Autogéré de Tanneries
[Puj] Il viaggio tra St. Claude e Dijon è intramezzato dalla visita ad un birrificio artigianale, sito in una depressa zona campagnola che non ho ben identificato (dormivo). Birre di ogni genere, ai mirtilli, all’assenzio, affumicate e profumate, ci vengono raccontate da due tizi della fabbrica, con il prode Richard, infaticabile roadie, alle traduzioni. Sarta, che è un micidiale autoproduttore di birra casalinga dalle gradazioni alcoliche esorbitanti, rivolge alcune pazze domande ai ragazzi dello stabilimento che, spesso imbarazzati, non vedono l’ora di levarselo dai piedi, mentre noi siamo più interessati all’acquisto di souvenir da presentare ad amici e fidanzate al nostro ritorno. Ce ne andiamo con alcuni ettolitri di birra in confezione regalo. Dopo quest’allegro diversivo, proseguiamo il viaggio e raggiungiamo il casello di Digione; 200 metri dopo, giriamo a destra in Rue de Chicago per ritrovarci all’Espace Autogéré des Tanneries, leggendaria roccaforte d.i.y. francese, collocata all’estrema periferia della città. A causa di questa estrema vicinanza del posto rispetto all’uscita dell’autostrada, di Digione conserviamo soltanto il ricordo di un cartello stradale.
Il Tanneries è un ex complesso industriale occupato dal 1998, con spazi sterminati, pieni di roba, un fantastico infoshop, una sala concerti che ha ospitato migliaia di bands provenienti da tutto il mondo. Il cartellone della serata prevede i francesi Skuds and Panic People, i tedeschi Enraged Minority, noi e i René Binamé dal Belgio.
Conosciamo, dopo anni di scambi epistolari, Xavier del collettivo Maloka, una delle anime del Tanneries; siamo particolarmente legati a questo collettivo, che da 19 anni stampa dischi, organizza show e promuove la cultura d.i.y. in Francia: la prima uscita “discografica” dei Kalashnikov è stata infatti una compilation prodotta da Maloka (“Au pied du mur”, 2001, un benefit per Anarchist Black Cross, vinilazzo con artwork bellissimo), che ospitò “L’inverno di Lisa”. Per noi, a quei tempi, fu una soddisfazione incredibile! Ed è grazie a quella pubblicazione che abbiamo conosciuto tanti amici in giro per il mondo con cui ancora oggi manteniamo i contatti.
Dopo un quarto d’ora di permanenza nel cortile dello squat, le birre-souvenir sono già dimezzate, con Nino e Claudio in prima linea a disquisire amabilmente con francesi, tedeschi ed altri misteriosi personaggi. L’atmosfera è gioviale, c’è una brezza primaverile nell’aria e alcuni di noi vagano per lo squat alla scoperta dei suoi spazi sterminati e delle numerose attività interne. Ad un certo punto, una ragazza estrae un kazoo ed esegue una versione mediocre di “bella ciao” (forse in nostro onore) al termine della quale Nino risponde zufolando nella trombetta una commovente “O sole mio” in versione integrale, con acuto finale mozzafiato. Il pubblico è estasiato. Dopo questa toccante performance, fa la sua entrata trionfale Clive il girovago, un po’ stravolto, il quale viene risucchiato nell’entusiasmo generale. La serata prende una piega psichedelica, con tanta gente alticcia che vaga per lo squat. Il concerto inizia e… uh, tocca a noi!

>>> Download KALASHNIKOV – VIDEO live at Espace Autogéré de Tenneries (.flv – 40 mb.)

Dopo il doveroso intermezzo del concerto, che espletiamo per altro con estrema professionalità e il sollazzo di un gruppo di bambini in visibilio per gli assoli di Sarta, si ritorna ai festeggiamenti per non si sa che cosa, con Nino pirata dei sette mari a capo di una ciurma alcolica determinata a vincere, Claudio, fidato scudiero, e il Don, asso nella manica, capace di guizzi improvvisi e sorpassi alcolici avventati. Mentre vado a dormire sento che Claudio si fa chiamare Giorgio e penso che forse è meglio darsela a gambe. Mi sparo dunque una pennichella in furgone seguita da un sano riposo in branda ai piani alti del Tanneries. Verso le quattro, nel dormiveglia odo guaire dal cortile: sono naturalmente i nostri eroi che hanno spedito il Don da me, a recuperare le chiavi del furgone per un ultimo assalto alle riserve di birra-souvenir che pensavamo al sicuro nell’abitacolo del mezzo. Mentre il Don mantiene (a stento) una certa signorilità nei modi, quelli di giù sembrano dervisci impazziti posseduti da divinità maligne. Non paghi del furtarello ai danni delle fidanzate milanesi che rimarranno a bocca asciutta, i manigoldi si sono poi ingollati una bottiglia di whiskey caduta dal cielo. Il mattino dopo mi sveglio fresco e riposato come dopo un letargo e trovo ad attendermi un plotone di super-mutilati di tutte le guerre, sinistramente silenzioso. Claudio è triste perché qualcuno gli ha rubato la felpa dei Kalashnikov che Nino gli aveva regalato in segno di fratellanza all’inizio del viaggio. Ci uniamo al cordoglio e consoliamo l’amico. Si scoprirà però che la felpa era stata in realtà regalata dallo stesso Claudio (in incognito con il nome di Giorgio) ad una tizia che passava di lì, in preda ad un raptus di fratellanza universale nel carosello notturno. La ragazza si prodigherà di inviare una e-mail di ringraziamento alcuni giorni dopo, smascherando il povero Giorgio.
Morale della favola: saliamo a bordo del furgone e ci prepariamo psicologicamente/fisicamente a percorrere i cinquecento chilometri che ci separano dall’ultima tappa del tour: la tentacolare, multi-etnica, sordida… Marsiglia!

[Free music for punx]
SKUDS AND PANIC PEOPLE (Street-punk, FRA)
[Puj] Ad aprire il concerto al Tanneries ci ha pensato questo giovine gruppo francese che suona punk-rock di strada con l’andatura da teppista dei sobborghi, tipica della musica Oi!. Originari di Thouars, nella Francia occidentale, gli Skuds and Panic People li ho seguiti dalla cucina, gustando l’ennesimo cous-cous annaffiato da succo d’uva di seconda qualità. La loro musica è un sunto di tutti i sottogeneri dello street-punk, con innesti ska, folk e una voce spesso ai limiti del death-metal; uno stile che oggi da noi è piuttosto in ribasso. “Human extinction” (2005) è il primo album degli Skuds; titoli come “La tua strada”, “Lotta di classe”, “Tanti amici, niente giorni duri” non lasciano molto spazio all’immaginazione. Il retro del loro cd puntualizza: “Strettamente Antifascista!”.

SKUDS AND PANIC PEOPLE – Human Extiction (cd autoprodotto 2005)
Tracklist: 1. Roazhon / 2. Bad Revenge / 3. Your Street / 4. To glory / 5. She Tries / 6. In the night / 7. I’m a Skud you don’t meet everyday / 8. Faim de Droits / 9. Class War / 10. Do you really want a strike ? / 11. Good friends, no hard days / 12. Monkey man / 13. Rude night connexion / 14. Quand je serai libere / 15. In the fight / 16. Aprés minuit

>>> Download Skuds and Panici People cd in mp3 + complete art scan (.rar – 46 mb.)

[Free music for punx]
RENE BINAME (Art-punk, Belgio)
[Puj] Lezioni di musica con i veterani René Binamé, singolare trio punk-rock proveniente dal Belgio. Hanno suonato dopo di noi, chiudendo la serata. Assortiti in modo bizzarro (uno scienziato pazzo alla batteria/voce, un giovane crustie con la toppa dei Discharge al basso e un proletario ottocentesco alla chitarra) si affidano a partiture scarnissime, sorrette però da un groove asciutto e preciso come un metronomo. Dalla loro immobilità sul palco traspare un’estrema serietà e dedizione. Li descriverei come dei Ramones robot, dei punk-rockers dall’aria colta, che utilizzano il sound essenziale, frivolo, tipico del power-pop, per sviluppare, di contro, discorsi politici adulti e piuttosto articolati. Sono in perenne tour, suonano tantissimo in giro per l’Europa e si nota dalla perfetta coesione, dalla distratta semplicità con la quale eseguono senza una sbavatura, una dopo l’altra, le canzoni. Nei dischi dei Binamé sono sempre presenti partiture di sintetizzatore, eseguite, in sede live, dal batterista: con la voce! Ah, ah, ah!
Nella nutrita discografia della band ho scelto di proporre l’album “17-86-21-36”, del 1995, sottotitolato: “Qualche canzone per fare la rivoluzione”. Questo disco, nel quale i Binamè si cimentano in rifacimenti di vecchie e meno vecchie canzoni di rivolta, non solo dà lezioni di musica, ma anche di storia! Infatti, i numeri che compongono il titolo sono in realtà date, relative a fatti storici che la band, a suo modo, vuole ricordare : la Comune di Parigi (1871), i moti popolari in Wallonia (1886), l’insurrezione di Kronstadt, il movimento makhnovista ucraino (1921) e la guerra civile spagnola (1936). Episodi legati tra loro dal fatto di essere stati exploit rivoluzionari “perdenti”, di aver incorporato brevi esperimenti libertari ai quali la storia ha dato brutalmente torto.
Le canzoni vengono rivisitate attraverso il linguaggio art-punk robotico del gruppo, con toni decisamente poco trionfalistici. L’originalità dell’approccio rispecchia la problematicità dello sguardo dei musicisti verso i fatti storici narrati, uno sguardo non superficialmente commemorativo, né banalmente “di parte”. Il risultato è a tratti commovente per il malinconico distacco, per la poesia scheletrica degli arrangiamenti (per es. l’uso minimale del synth), per l’assenza totale di retorica. Gli ultimi tre pezzi del disco sono collage sonori techno-dada ed esperimenti di politik-ambient, sulla scia di alcune vecchie cose che solo a metà anni ’70 si aveva il coraggio di fare. Capolavoro!

RENE BINAME – 71-86-21-36 (cd autoprodotto 1995)
Tracklist: 1. Révolte / 2. Juillet 1936 / 3. La chanson du Père Duchesne / 4. La Makhnovstchina / 5. Hécatombe / 6. La rue des Bons-Enfants / 7. Le Chant de Partisans / 8. Dynamite / 9. Le triomphe de l’anarchie / 10. L’internationale en concert / 11. Embrasse / 12. L’Intersidérale / 13. L’Internationale boursière.

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