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[Kalashni-tour report – part 6 of 6]
3/5: MARSEILLE (Francia) @ Machine à Coudre
[Puj] Il sole… il mare… Marsiglia! Dopo un lungo viaggio ci rovesciamo nel caos che anima la città: veniamo da concerti in montagna e in piccole città di provincia; ritrovare l’infernale traffico metropolitano è sentirsi un po’ a casa… Oltrepassiamo un centinaio di semafori e ci tuffiamo nel pieno centro. Ad un certo punto imbocchiamo una stradina in salita: c’è un semaforo in cima, ovviamento rosso. Da fermi cerchiamo di ripartire, ma il furgone non ne vuole sapere: anzi, stracarico com’è, va all’indietro! Claudio schiaccia a tavoletta, ma niente! Mi giro giusto il tempo di vedere dietro di noi, un poker di briganti tatuati, stipati in una macchinaccia polverosa. Poi, al secondo tentativo, il bastardo a 4 ruote riparte, traendoci in salvo.
La Machine à coudre, il bar dove suoneremo, è collocato in un vicolo puzzolente, ben inculato, nella zona 100% magrebina. Un bambino grasso gioca a pallone lì davanti non curante della nostra presenza. Essendo entrati in contromano, rovesciamo tutta la roba dal furgone in fretta e furia sulla strada, mentre Claudio e Sarta ripartono per cercare un parcheggio. Torneranno due ore dopo.
Marsiglia ha un’atmosfera davvero indescrivibile per chi non l’ha provata: una metropoli esotico-caotica dal volto afro, dove tutti sembrano avere molta fretta e totale sprezzo delle regole. Un dedalo di vie, baretti, negoziacci, facce da stronzi e donne bellissime. La Machine à Coudre (“Macchina da cucire”, poiché i tavolini all’entrata sono ricavati da vecchie postazioni per cucire a macchina) è un locale molto piccolo, claustrofobico, che si sviluppa in lunghezza su tre livelli. Sembra un cocktail-bar ma è un po’ tutto sgarrupato, e questo gli dà un feeling di certo punk. E’ un ritrovo rockabilly: come mi conferma Richard, la musica punk marsigliese è molto legata all’estetica e al suono anni ’50, spesso abbinato ad un’attitudine street da skinhead. La cosa che subito ci sorprende è il fatto che il locale abbia l’entrata sprangata e che per accedere al suo interno sia necessario suonare un campanello. Verso mezzanotte, mettendo il naso fuori capiamo il perché: aiuto! Che facce per le strade! Sarà la mia immaginazione, ma in giro vedo solo teppisti e tagliagole!
Dopo aver gustato per la terza volta consecutiva in tre giorni del sano (ma stopposissimo) cous cous, decido di farmi un giro per i dintorni alla ricerca di cibo alternativo. Il vicolo è deserto. A passeggio, incazzato, un uomo eburneo alto due metri con una cicatrice sulla guancia, che non perde occasione per guardarmi male. Percorro alcuni metri e un gruppo di banditi algerini dall’altro lato della strada sghignazza e mi indica. Io faccio come se niente fosse, aspettandomi però da un momento all’altro di sentire nel collo un ago avvelento sparato da un qualche sicario, con un colpo di cerbottana. Raggiungo quello che mi pare essere un fast-food etnico: dentro c’è solo un bancone insanguinato con alcuni pezzi di bue accatastati, che un omaccione baffuto taglia, cuoce e infila in un panino! Non l’ideale per un vegetariano… Metto il piede sulla soglia e il signore alza lo sguardo torvo brandendo una mannaia lorda di sangue. Mi congedo salutando in italiano e torno alla base con un nulla di fatto.
Nel frattempo è salita sul palco una band locale: giovanotti vestiti con abiti sgargianti che paiono finte drag-queen da parrocchia ad una festa gogliardica di addio al celibato. Suonano il peggior punk-rock che potete immaginare con i peggiori suoni che potete immaginare. Richard mi si avvicina e mi fa: “Questo è il tipico sound dei gruppi di Marsiglia”. E io: “Me’ coioni!”. I successivi Sundance Kids sono invece una rivelazione: surf music morriconiana (con tanto di fischio alla Alessandro Alessandroni, e chi ha orecchie per intendere intenda). Bravi! Bravi!
Noi attacchiamo e partiamo, davanti ad un pubblico esagitato, ubriachissimo, davvero pazzo. Il pavimento è scivoloso, così, a turno, tutti volano per terra, in un liquame di sputi e sudore. Tutti si tuffano, chi pogando, chi solamente passeggiando ignaro: signore col taieur aggrappate a cocktail trasparenti, ballerini punkabilly col ciuffo impomatato, squinzie leopardate, satanelli anarcopunk e ubriaconi magrebini. Eddy, un ragazzone rasato che sembra un mastino, non vuole farci scendere dal palco e io non oso contraddirlo. Suoniamo un altro po’, poi cerco di corromperlo regalandogli un nostro cd. Lui lo prende e poi dice: “Oh, grazie! Ma ora continuate”. Che serata divertente!

>>> Download KALASHNIKOV VIDEO – LIVE at La Machine à Coudre (.flv – 88 mb.)

A fine concerto sopraggiunge Christophe, ruzzolando sulle chiappe da una rampa di scalini. Chris è un punk marsigliese che offrirà la sua ospitalità ad una parte della truppa; i restanti corpi sudati avranno invece l’onore di essere ospitati dal grande disegnatore di fumetti Tchoupì. Il viaggio a piedi con Christophe, nella Marsiglia notturna ha qualcosa di irreale. Tra una pisciata agli angoli delle strade e l’altra, discorriamo di Oi! bands italiane di cui Chris è sommo conoscitore… casa sua, ubicata in un vecchio edificio, è suggestiva, con quei soffitti altissimi e i corridoi spogli, intermidabili. Ci incastriamo come pezzi di un puzzle nella stanza di Chris e piombiamo nel sonno. Ci svegliamo di buon ora, lasciamo un biglietto di ringraziamento al nostro ospite e ci apprestiamo a raggiungere il resto del collettivo. La giornata è magnifica, ma c’è un po’ di malinconia perché il kalashni-tour è finito. Per rovinarmi definitivamente l’umore, faccio colazione con una briosche al burro fuso e bulloni che digerirò a Milano…

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[Free music for punx]
SUNDANCE KIDS (Western-surf, Grenoble, FR)
[Puj] I Sundance Kids, vecchie conoscenze della scena d.i.y. di Grenoble, mescolano surf-music e Morricone. Questo vinile 10″ è il loro primo album. Sono cowboy punk che cavalcano nella polvere, come fossero le comparse di uno spaghetti-western di serie C. Tra l’altro, polverosa e lo-fi è anche la produzione dei brani.
Si prendono in giro con una cover surf della “Lambada” (!!!) e con citazioni cinematografiche calate in salsa garage (il riff di “Eye of the tiger” dei Survivor, dalla colonna sonora del trashosissimo Rocky III); ma sanno anche sorprendere con melodie toccanti e slancio epico (La chevauchée fantastique ovvero “La cavalcata fantastica” e Là ou les montagnes sont des rèves ovvero “Là dove le montagne sono sogni”). L’ultimo brano (Cowboy morto) è una ballata solitaria in pieno stile anarco-western.

SUNDANCE KIDS – s/t (10″ autoprodotto, 2008)
Tracklist: 1. La chevauchée fantastique / 2. La Lambada / 3. Là ou les montagnes sont des rèves / 4. Dead cowboy.

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