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[Kala-tour report]

KALASHNIKOV Live in Greece! 19/9 Thessaloniki @ Fabrika Yfanet – 20/9 Volos @ Matzagou Squat
[Ale] A seguito del buon riscontro ricevuto l’anno passato in terra greca, i Kalashnikov decidono di tornare sul luogo del delitto. Giovedì ci troviamo tutti carichi (di entusiasmo e bagagli) a Malpensa pronti ad imbarcarci per Atene. All’arrivo, puntuale ad attenderci, troviamo il nostro fidato ed ormai consolidato contatto ellenico: Sapilla. In greco “sapilla” significa “marcio”.
In aeroporto prendiamo a nolo un furgone 9 posti, ma siamo in 10. Si sa, l’arguzia si acuisce nelle necessità: in questa, però, nessuna soluzione geniale si affaccia alle nostre menti. Decidiamo semplicemente di infilarci tutti e dieci in furgone, Sapilla compreso, anche perché pensavamo conoscesse la strada per casa sua (cosa che si rivelerà non del tutto vera). Riteniamo opportuno nascondere uno di noi sotto i sedili, onde evitare problemi con gli sbirri locali. Dato che l’abito fa il monaco, la scelta del sacrificato ricade sull’unico di noi che indossa sandali francescani da trekking: il buon Sarta. Dopo un’ora e mezza e diversi sbagli di strada, siamo a casa di Sapilla; senza multa, ma con un chitarrista ormai privo delle gambe.
La giornata si conclude con una visita serale all’Acropoli ed una capatina nella più nota gelateria di Atene, almeno a detta della nostra guida, la quale ci esorta a provarne la specialità: un gelato al cioccolato sormontato da un biscotto al cioccolato, ricoperto di cioccolato, ripieno di cioccolato, cotto in forno di cioccolato, il cui apporto calorico è sufficiente a sfamare una famiglia di 4 persone per un mese. Poi tutti a dormire, in vista del viaggetto del giorno successivo: Atene-Thessaloniki 600 Km.
Venerdì, di buon mattino, partiamo alla volta della Fabrika Yfanet, la più grande casa occupata d’Europa: uno squat ricavato da una ex-industria tessile che occupa un intero isolato! E’ anche l’attuale abitazione di Sapilla, nella quale vive da circa un anno. Lo spazio è davvero sterminato: lo squat ospita addirittura una pista per bmx! Oltre ad un bazaar, un internet-café, una palestra, un atelier e una sala concerti da 500 persone!
Al nostro arrivo, ci accoglie, l’immancabile fasolakia: specialità greca a base di legumi simil-fava che mangeremo a pranzo e cena per quattro giorni consecutivi. Mentre consumiamo il pasto, prendiamo coscienza di un problema, che sarà un po’ il leit-motiv della giornata: carenza di birra! E’ subito panico. I greci, lo sapevamo, non sono grandi bevitori.
Terminato il lauto pranzo, riusciamo fortunatamente ad impossessarci di un’agognata bottiglia di birra e il pomeriggio trascorre sbevazzando allegramente nel cortile della Fabbrica. Col passare delle ore la casa inizia a riempirsi e l’atmosfera si fa frizzante, salvo poi sgonfiarsi come un materassino al sole verso le 22.00, quando tutta la birra nelle dispense del centro (non molta per la verità) termina! Stupiti ed incuriositi da quest’evento, che in Italia avrebbe provocato un’insurrezione popolare, chiediamo spiegazioni. I ragazzi del centro ci dicono che preferiscono che la gente non beva troppo perché altrimenti diventa molesta; in fondo, è giusto, pensiamo noi: a quante risse in stato di ubriachezza abbiamo assistito nei dopo concerti negli squat! Sospettiamo, comunque che non si tratti di un rimedio molto efficace dal momento che tutti, poi, si portano il cibo cotto da casa e sono belli storti ugualmente!
Un’altra pratica messa in atto dai ragazzi e dalle ragazze di Yfanet ci colpisce, questa volta positivamente: nello squat nulla ha prezzo, tutto è ad offerta libera, birra compresa. Non c’è il bancone con dietro i baristi, ma solo un frigo e una cassetta per le offerte: uno prende e lascia quello che ritiene opportuno. Questo funziona anche per dischi, vestiti, libri, concerti… E’ una cosa davvero bella, anche se davvero rischiosa per i bilanci del centro!
Dato che, in Grecia, si pranza e si cena in una volta sola (alle 4 del pomeriggio!), usciamo a procacciarci del cibo. Al nostro ritorno la Fabbrica brulica di variegata umanità e s’inizia a suonare. La sala concerti è si trova in un sotterraneo senza il minimo ricambio d’aria; grazie al fumo ed al sudore si crea un microclima tipo cesso chimico intasato. Ad aprire le danze ci pensano i Prigogine, gruppo simil-crossover a due voci. Poi tocca a noi. La scaletta preparata con tanta dedizione è pantagruelica: 19 pezzi per un paio d’ore di musica. Nonostante qualche intoppo fila liscia e sembra essere apprezzata tanto da chi già ci conosce quanto dai neofiti.
Il dopo concerto è funestato dalla notizia di un attacco fascista contro tre ragazzini, aggrediti nei pressi dello squat. Alcuni punx, fino ad un secondo prima tumulati sotto le panchine, si rianimino come automi programmati per un unico scopo: trovare i colpevoli dell’aggressione! Si respira reale tensione, ma dopo un’ora di ricerche senza esito torna la normalità e si va a dormire…
Sabato. Al risveglio, ancora una volta, Claudio, il nostro fidato driver, non trova più la sua felpa. Era accaduto anche durante il tour in Francia di qualche mese fa. Di per sé, non sarebbe un gran problema se non fosse per il fatto che i vestiti che Claudio, il seminatore di felpe, si porta in tour sono quelli che uno solitamente mette in borsa per andare in palestra, e che la temperatura fuori rasentava i 10 gradi centigradi.
Ci mettiamo in marcia verso Volos, cittadina universitaria a circa 200 Km da Salonicco. Il luogo del concerto è il Matsagou Squat. Ci accoglie un ottimo pranzo self-service; la gente del posto è veramente cordiale e l’atmosfera molto rilassata. Decidiamo di fare un giro per Volos. Sarà per il tempo, sarà per la stanchezza, ma la cittadina ci si presenta attraente come un minestrone bollente a ferragosto. Entriamo così in un market: vogliamo acquistare gli ingredienti per un trionfale kala-aperitivo. Sapilla riesce anche qui a litigare con una cassiera che lo ha scambiato per un punk taccheggiatore. Torniamo al centro e cuciniamo un gin Lemon al sapore di medicina, apriamo un paio di scatolette di tonno e diamo il via ad un torneo italo-greco di jenga.
Al momento del sound-check, una brutta sorpresa: uno dei due amplificatori per chitarra ha 15 watt e sfoggia la potenza di un Ciao senza benzina in salita! Ad aprire la serata ci sono gli Atopia, gruppo death-metal con violino, il cui cantante è degli Straitjacket Fit, nostre vecchie conoscenze di Patrasso; a seguire un gruppo di giovanotti del luogo, i Bazooka (Bazooka + Kalashnikov = Ka-boom!), caratterizzati dall’uso di due batterie che fanno esattamente la stessa ritmica (?) e ci offrono venti minuti di grunge psichedelico alla Tad/Melvins anni ‘90 .
Quando saliamo per suonare la gente sembra molto calda e, nonostante qualche “lievissimo” problema iniziale (non sentiamo niente), il concerto entra nel vivo. Il pubblico svolazza qua è là, e ci si diverte tutti assieme. Un avariato mezzo nudo sale ripetutamente sul palco dando vita a sketch con un’ottima spalla (Sarta); si avvolge con la nostra bandiera, utilzzandola come mantella. Riceverà, da parte mia, una bella doccia di birra.
Dopo circa due ore di concerto, quando pensiamo che la serata sia terminata, si manifesta sul palco prima un gruppo brutal-death adolescenziale, poi una jam session crust-grind completamente improvvisata. Questa strana formazione vede i due fonici rispettivamente alla chitarra e ad una delle voci. Alla seconda voce un’urlatrice greco-russa. Come già in altre occasioni il demone della rovina h.c. si impossessa di noi e soprattutto di Sarta che come rinvigorito da questa folata, novello super eroe, snocciola tutte le sue armi segrete. Nell’ordine: candela verticale a centro palco, finte di corpo, abbraccio sodomita al chitarrista, girandola di lattine verso il gruppo, stage diving variegati a tutti i gusti.
Al termine di questo estremo fuori programma siamo sfiniti e pronti per il meritato riposo. La nostra sistemazione notturna è una stanza con una decina di materassi a terra da condividere con chiunque, compresi due cani. Puj si accomoda accanto ad un Super-Punk con creste a stalagmite di 50 centimetri che, nella fosca luce della notte, proietteranno sul muro della stanza ombre cinesi di dinosauri estinti da milioni di anni. Il Super Punk si è rivelato a sorpresa un ottimo compagno di stanza; un po’ più invadente si rivelerà un cane che cospargerà la stanza di merde.
Mentre alcuni componenti del gruppo decidono di andare a dormire, un tragicomico trio decide di accettare l’invito ad un rave che si svolge in un’altra ala della casa. Attraversati alcuni vicoli e corridoi io, il Don e Claudio giungiamo in una sala buia con musica drum’n’bass a manetta ed una trentina di indemoniati che danzano in preda al Ballo di San Vito. Veniamo circuiti con alcolici di ottima fattura e dubbia provenienza. Sarà stato l’alcool, sarà stata l’euforia, sarà stato un sano spirito di competizione, ma Claudio, su nostro tendenzioso invito, decide di imitare le gesta di una ragazza che fa la verticale appoggiata ad una parete. L’esito (rovinoso) di questo gesto sarà ricordato per anni. L’azione, fonte di ilarità per tutti i presenti, lascerà nel povero Claudio segni che ne mineranno la deambulazione nei giorni a seguire.
Non resta che andare a dormire. La visione che si presenta una volta entrati in camera non è delle più rassicuranti: odori ed aromi di vario genere ci abbracciano come le spire di un boa composto di merda e piscio e, come se non bastasse, un cagnetto occupa il giaciglio del Don che, in barba al Wwf, lo trascina malamente fuori dal suo sacco a pelo. A parte questo, le 4 ore che ci separano dal risveglio scorrono scomode ed inquiete.
Domenica, un plotone di reduci della Grande Guerra fa ritorno ad Atene per una giornata di riposo, dal momento che il concerto in città è saltato: Villa Amalias ha subìto un attacco incendiario ed è quindi inagibile.
Per la serata Sapilla ci ha organizzato una cena a casa sua (ha promesso di cucinare la pizza più buona del mondo), con amici greci conosciuti lo scorso anno: ritroviamo Fotis, Yorgos e Anna dei Valpourghia Nykta e alcuni componenti dei Kill the Cat. Così tra birre gelate e pizza al ketchup la serata si avvia verso una colossale dormita rigenerante. La mattina dopo è già ora di tornare in aeroporto per volare verso la nostra madre matrigna: Milano. YA SAS, MALAKA!

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