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[Live report]

29/11/08 @ C.S.A. Capolinea, Faenza (Kalashnikov + Headed nowhere + 1/4 Morto + A Fora de Arrastu)
[Ale] Nonostante ci sia capitato diverse volte di girare lo stivale per suonare la nostra romanti-musica scassata, raramente ci è capitato di sbarcare in Romagna. Forse per il fatto che, pregiudizio vuole, questa regione evochi scenari estivi a base di ombrelloni e piadine, mentre noi evochiamo la steppa siberiana e la zuppa di cavoli. Per dimostrare però che i pregiudizi spesso sbagliano, abbiamo deciso di ricorrere ad un compromesso: si va in Romagna il 29 Novembre, con un tempo di merda, la neve e un freddo che ti gela il culo. Sembrava di stare in Russia.
Tutti fin dall’inizio eravamo contenti di questa data al c.s.a Capolinea, prima di tutto perché avevamo sentito parlare bene del luogo, poi perché nell’occasione si sarebbero incontrate vecchie conoscenze, come Max dei Contrasto, Bruno degli A Fora de Arrastu e il carissimo Casa, organizzatore della data e autore delle splendide t-shirt che da un po’ vendiamo ai concerti spacciandole per nostre; a questo proposito, va detto che Casa è un grande Kalashni-fan: non a caso le sue creazioni si inseriscono alla perfezione nell’immaginario che cerchiamo di evocare e nello spirito della nostra musica! E delle sue magliette la qualità non si discute: non si sono mai sciolte a contatto con il nostro sudore prodotto al termine dei concerti, cosa che talune volte accade.
Dopo aver lautamente pranzato nella nostra bettola di fiducia, partiamo. Il viaggio per Faenza scorre agevole nella bassa innevata, dall’aspetto quasi alieno, purtroppo intristito dall’assenza di Puj e Lisa che per impegni di lavoro arriveranno in treno ad un orario indefinito. Giunti a destinazione, irrorati dall’aria insalubre delle molteplici raffinerie e distillerie che ci circondano (fabbriche di spumante all’urina), il prode Casa, accompagnato dall’amico Stefano, ci guida al Capolinea. Lì il tempo trascorre in allegria tra vino, chiacchierate con gli altri gruppi, vino, chiacchierate tra di noi, vino, chiacchierate da soli. Con noi suoneranno gli A Fora de Arrastu (da Serramanna), ¼ Morto (da Fano) e Headed Nowhere (da Bologna). Verso le 8.30 subito prima del check arrivano Puj e Lisa, i due componenti mancanti: Lisa con intento alcolico battagliero e Stefano/Puj con i dopo-sci d’ordinanza.

In questi frangenti, mi sorge spontanea una riflessione. E’ incredibile come Sarta e Puj, pur essendo fratelli, siano così diversi. Sarta se la gira in sandalo francescano, ininterrottamente da marzo a ottobre, con qualsiasi situazione climatica e metereologica, mentre Puj, ai primi freddi, mette ai piedi degli Scaldotti Imetec. Ciò non fa altro che avvalorare la mia convinzione che, seppur nati da genitori diversi, il destino li abbia voluti unire, grazie ad un provvidenziale scambio di bebé all’ospedale, in nome della musica.
Comunque sia, al completo, effettuiamo il sound-check. Dopodiché viene il momento di una corroborante ed ottima cena: risotto alla milanese (in nostro onore?), spezzatino di seitan con funghi e patate, ed un’inquietante mistura di cipolle, che evitiamo di mangiare per non danneggiare i microfoni nel corso del concerto.
Il tempo che ci separa dall’inizio del concerto viene colmato dalle due cose che sappiamo fare meglio: bere e rintontire di parole chiunque ci capiti a tiro (pratica, altrimenti detta, dell’asciugare il prossimo). In quest’ultima specialità Sarta è campione mondiale, mentre Puj europeo; io mi difendo bene, ma a livello di serie minore. Gli A Fora de Arrastu, che sono i principali bersagli dei nostri sproloqui, sembrano tuttavia apprezzare la cosa, e questo ce li fa immediatamente amare. I quattro sardi sono ragazzi meravigliosi, socievoli e pieni di entusiasmo per quello che fanno. Una bellissima conferma dell’impressione avuta dai precedenti scambi epistolari. Mentre io e Sarta pianifichiamo un tour musicale/gastronomico in Sardegna, Stefano e Bebbo discorrono di black-metal, sfoggiando entrambi una conoscenza esoterica del genere.
Dopo alcuni chupiti di liquore al basilico autoprodotto, lattine di Finkbrau e tazze di vino letale, inizia il concerto. Ad aprire le danze sono gli Headed Nowhere, fautori di un hardcore per addetti ai lavori; personalmente, li ricordo per il batterista dal tiro incredibile, tra l’altro lo stesso degli amici Sumo, e per il mitologico bassista, dallo spettacolare look da comparsa di spaghetti-western di serie B. A seguire gli 1/4 morto, che sinceramente non ricordo granché, a causa di un’ebbrezza ormai lampante; posso dire però che come persone mi hanno lasciato veramente un ottimo ricordo!
E’ la volta degli A.F.D.A., hardcore con testi in sardo e tanta buona attitudine; da sottolineare una cover di Beat it di Micheal Jackson (intitolata “Puzza di carogna”) il cui ritornello, in versione sarda, diventa: C’è Sbirri!. E infine i Kalashnikov: il concerto scorre bene nonostante, sia io che Lisa non fossimo in condizioni “ottimali”. Il pubblico sembra tuttavia apprezzare, con richieste di bis; una ragazza chiede una canzone della quale però non ricorda il titolo e purtroppo non possiamo accontentarla.
A concerto concluso, verso le tre di notte, ci assale una fame pantagruelica: su “prezioso” consiglio di Max, secondo il quale intorno è pieno di posti per mangiare a tutte le ore della notte, ci avviamo, sotto una pioggia a dir poco ostinata. Tutto ciò che otteniamo sono i nostri vestiti inzuppati d’acqua gelida, ed un miraggio che ci fa scambiare la sede di una non ben identificata associazione per un surreale ristorante aperto alle quattro del mattino. Umidi e affamati, chiudiamo gli occhi per qualche ora. La sistemazione notturna consiste in materassi stesi in una stanza il cui riscaldamento è paragonabile ad un cerino acceso in uno stadio: insomma, temperatura siderale.
Ci svegliamo di primo mattino, incriccati come se avessimo dormito in una valigia. Decidiamo di fare un giro al M.E.I., (il celebre Meeting delle Etichette musicali Indipendenti), che si trova a due passi dal Capolinea. L’ingresso costa dieci euro (!), ma grazie a Casa entriamo gratis. In realtà ci andiamo più spinti dalla fame che da altro, dal momento che tutti i posti per mangiare sono recintati in quella fiera. Addentrandoci nei padiglioni, l’impressione generale non è delle migliori: se questo è l’attuale stato della discografia indipendente italiana, andiamo bene! Tutto è triste, buttato un po’ lì alla buona, un sacco di fuffa e stand promozionali che con la musica hanno poco a che fare. Mi fa comunque piacere che uno degli stand più curati ed interessanti sia quello di “Tre Accordi records” del vecchio amico Dario, con cui condividemmo tante esperienze al C.S.O.A. Garibaldi di Milano. Dario è al M.E.I. per promuovere le bands della propria scuderia, tra cui scopriamo esserci anche Fratello Metallo (!!!), quel buffo frate che suona heavy-metal, ultimamente alla ribalta dei rotocalchi dozzinali e delle trasmissioni televisive più sceme. Dopo aver italicamente fatto incetta di gadgets gratuiti ce ne andiamo. Sulla strada del ritorno, riflettendo sul Meeting delle Etichette Indipendenti, ci viene in mente una storica frase dell’amico Rocco dei Seminole, con la quale vi lascio: “Non è importante chiedersi se si è indipendenti o meno; la vera domanda è: indipendenti da che cosa?”.
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[Free music for punx]
A FORA DE ARRASTU (punk/h.c. Sardegna) / FECCIA TRICOLORE (punk/h.c. Sicilia) – Split album (cd autoprodotto, 2008)
[Puj] A fora de arrastu, se ho capito bene, in sardo significa una cosa del tipo “Fuori dal seminato”. Bruno, Bebbo, Claudio e Davide, da fieri sardi, cantano nel dialetto della propria terra e suonano un h.c. saldamente ancorato agli anni ’80, ma molto vario e interessante e che, nelle ultime produzioni, incorpora strumenti atipici (in questo contesto, naturalmente) come il flauto, il sax (e lo scacciapensieri!).
Qua sotto, il loro split con i Feccia Tricolore (altra formazione punk/h.c. isolana, della Sicilia però), la più recente produzione della band. La musica degli A.F.D.A. è pervasa da un sincero afflato libertario, come testimoniano i testi dei brani e le dichiarazioni d’intenti contenute nel booklet: “Questo disco è uno strumento come tanti nella diffusione di pratiche ed idee antiautoritarie e autodeterminate, nello stimolo allo scambio e nella creazione di nuove interazioni, nella socializzazione delle lotte diverse in cui si è coinvolti, per l’autoproduzione etc… etc… Intendiamo incoraggiare l’autogestione a livello territoriale, in modo da riuscire a creare più situazioni possibili atte a mettere in moto finalmente quel furore creativo/distruttore che da tempo bramiamo, ma che in realtà difficilmente riusciamo a sollevare con forza, impegnati come siamo a difendere i pochi spazi di libertà rimasti e a ritrovarsi spesso a contarsi in discrete energie“. Davvero toccante il finale di Fui, omi, fui!, in cui Bruno recita un brano anti-carcerario di Xosé Tarrio Gonzales.
Sull’ideale lato b del disco, i Feccia Tricolore da Palermo: h.c. brutale ai confini con il death-metal, a tratti così genuinamente incazzato e disperato da far paura. Concordo pienamente con il testo di Diserta le urne: “Farsa mostruosa, per le strade i manifesti, facce di cazzo, slogan aberranti”.

Tracklist: A FORA DE ARRASTU – 1. Su poderi bonu (il potere buono) / 2. Groria a mesu skina (la gloria inferta) / 3. Sa miseria tua – pati segunda (miseria mentale – parte seconda) / 4. Fragu de spaigu (puzza di carogna) [cover di Beat it di M.Jackson!] / 5. Fui, omi fui! (Fuggi, uomo, fuggi!) – FECCIA TRICOLORE – 6. Diserta le urne / 7. Un’arma / 8. Ore perse, giornate buttate / 9. Frontiere / 10. Ora!

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