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[Free music for punx]

THE MOB (anarco-punk, U.K.) – No doves fly here – 7″ e.p. (Crass records 1981)
[Puj] Le punk-bands inglesi che ruotarono intorno alla Crass records e alla Corpus Christi sono state relativamente poco ascoltate dalle nostri parti. Forse perché la resa musicale non sempre è stata all’altezza delle ambizioni politiche e artistiche delle bands.
In certi casi, lo sforzo di esplorare vie d’espressione alternative alla tradizione era abbastanza palpabile: tra coloro che cercarono di emancipare il genere dalle ovvietà stilistiche del punk-rock c’erano, per esempio, i The Mob. La loro musica, trainata dal pulsare incessante del basso e deturpata dalla voce atona, nauseata di Marc Mob, era rozzo, primordiale, cupo post-punk. Un sound memorabile!
A dispetto del nome che scelsero (the mob: “La folla”) i punx di Yeovil, South Somerset, non potevano certo ambire ad essere una band pop, nell’accezione letterale di popolare, ecumenica, apprezzata dalle folle: tra i gruppi dell’area crassiana, i The Mob furono sicuramente quelli più negativi e depressivi, molto più vicini alla poetica introversa del gothic-dark che al punk, e destinati pertanto ad un pubblico piuttosto radicale.
Dal punto di vista concettuale, i testi dei Mob erano mono-maniacali, ossessionati dall’incubo bellico e dalla catastrofe nucleare. Il loro capolavoro è stata, secondo me, una canzone strana, molto lontana dagli standard punk, pubblicata come singolo (il loro terzo) nel 1981. Una delle migliori cose prodotte dall’anarco-punk anglosassone. Mi riferisco a “No doves fly here” (“Qui non volano le colombe”): ballad desolata, eseguita in maniera approssimativa, ma assolutamente magica. Il testo racconta di un mondo devastato dagli effetti dell’esplosione nucleare; il tono è puramente descrittivo: “Il cielo è vuoto e assume diverse gradazioni di colore, non è mai stato così prima e nessuno ha chiesto la guerra. La mia mente è vuota e il mio corpo porta i segni di differenti forme di tortura, non era mai stato così, e nessuno ha mai chiesto la guerra. Nessuno si muove, qui non volano le colombe. Nessuno pensa, qui non volano le colombe. Nessuno ricorda nulla oltre questa paura, qui non volano le colombe. Le case sono vuote e il paesaggio è devastato, non era mai stato così e nessuno ha mai chiesto la guerra. Il parco giochi è vuoto e i bambini sono cadaveri senz’arti, non era mai stato così, e nessuno ha mai chiesto la guerra“. Sotto a tutto questo: un solo riff, tracciato dal basso in prima linea, e sostenuto, a tratti, da un organo male in arnese dal sapore retrò. La tensione tra Stati Uniti e Unione Sovietica che ha caratterizzato gli anni ’80, ultima fase di recrudescenza della Guerra Fredda, rendeva un brano come No doves fly here sicuramente ancor più suggestivo e sinistro di quanto possa apparire oggi.
Sul lato B del singolo, I hear you laughing (“Ti sento ridere”), ulteriore colata di negatività che si abbatte sull’ascoltatore: “… I see people dying in the blood and the dust, and the gunshots of viscious murderous lust. I feel the sunshine as it heats up my blood, I feel it burning like my hate if it could. I hear you laughing, I hear you laughing…“.
I The Mob durarono quattro anni: si sciolsero nel 1983 dopo cinque singoli e un album. Joseph Porter, stufo di parlare di corpi maciullati e bombardamenti nucleari, lasciò i The Mob per formare un’altra band minore dell’area anarco-punk inglese, i Bylth Power, ancora oggi in attività.

1 Comment on

  1. Adripunk
    Replied on 18/10/2010 at 14:10

    Grandissimi.

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