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Thomas M. Disch – Il pianeta dello stupro (1978)
[Puj] Festeggiamo l’8 marzo, festa della donna, con due esempi di produzione culturale femminista e anti-sessita, caratterizzati entrambi da un certo sense of humor (piuttosto che dalla seriosità vetero-militante, spesso un po’ indigesta). Prima proposta è un racconto di Thomas M. Disch, misconosciuto genio della fanta-letteratura americana. “Il pianeta dello stupro” fu pubblicato negli Stati Uniti nel 1978 e in Italia arrivò dieci anni dopo, tradotto in Urania Millemondi Estate 1988. Il titolo originale (Planet of the rapes) fa il verso al “Pianeta delle scimmie” (Planet of the apes), celebre serie cinematografica e televisiva, in voga negli anni ’70.
Benché l’autore sia un uomo, “Il pianeta dello stupro” è un racconto ultra-femminista, paradigmatico dell’indole caustica e della poetica nichilista di Disch: l‘autore ironizza sull’incomunicabilità tra i sessi, sull’incapacità dell’uomo di comprendere le reali necessità della donna, sull’approccio maschile alla sessualità, sempre goffo e pornografico; Disch immagina un mondo allucinante, nel quale uomini e donne vivono rigidamente separati e i loro unici incontri seguono logiche strettamente “funzionali”. Il racconto è una crudele caricatura della società scissa ed alienata nella quale viviamo…
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Colly era convinta, senza il minimo dubbio, di essere ancora troppo giovane per farsi stuprare. A poche settimane dal diploma le era sembrata una grave mancanza di riguardo metterla in lista per l’Isola del Piacere. Una persona è qualcosa di più del suo indice di fertilità, come scrisse nella lettera di protesta indirizzata al Consiglio Federeale per la Procreazione. Una persona ha sentimenti, programmi, priorità. Una persona merita un po’ di considerazione. E lei chiedeva solamente altre due settimane da vergine…”.

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