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2 maggio: Mosca, again!
La terza giornata a Mosca è caratterizzata da un cambio di ostello, dal momento che salta il piano iniziale di questo mini-tour che prevedeva, subito dopo il concerto di questa sera, un trasbordo su un folkloristico treno notturno Mosca/San Pietroburgo. Purtroppo, non avendo prenotato un paio di anni prima non abbiamo trovato posto sul fatidico treno. Di conseguenza Max ha dovuto trovarci un’altra sistemazione per la notte.
In sostanza ci ricarichiamo addosso bagagli e strumenti e tipo processione sul crinale del Golgota ci avviamo alla nostra nuova residenza moscovita. Sudando l’anima, naturalmente, perché il proverbiale freddo russo in realtà non esiste: il pensiero di tutti va ai vari siti metereologici consultati prima di partire, che dipingevano situazioni climatiche da era glaciale. Più passa il tempo e più ci chiediamo se il caldo implacabile non sia dovuto al fatto che abbiamo sbagliato aereo e siamo atterrati a Tunisi. Più probabile è che il global warming stia compiendo i suoi disastri anche qui. Come tanti Totò e Peppino che sbarcano a Milano in Agosto, con pellicciotto e fiaschetto al collo tipo San Bernardo, ci aggiriamo per le vie di Mosca come poveri penitenti.
Il pranzo viene consumato nel solito self-service, con buona dose di brindisi di vodka, per festeggiare il compleanno del Don. Qui ci raggiungono alcuni amici conosciuti la sera prima, che inondiamo anch’essi di vodka. Allegri ed un po’ alticci, con diverse aspettative per il resto della giornata, decidiamo di dividerci: alcuni di noi si recano in Piazza Rossa per la visita turistica di rito, mentre altri optano per un meno folkloristico giro del quartiere, per spulciare una libreria e fare una previdente spesa per la cena notturna.
Tornati in ostello veniamo chiusi all’angolo da quattro tedeschi, ultrà dei Die Toten Hosen, a Mosca per seguire i loro beniamini. Cavoli, noi diciamo, fino a Mosca! Ma loro precisano di essere stati anche a Cuba e in Argentina, a supporto dello storico gruppo punk tedesco (al cui concerto, per inciso, noi non andremmo nemmeno se ce lo facessero nel cortile di casa, ah!ah!ah!…). Oh, i tedeschi! Amiamo questo popolo! Quando incrociano degli italiani vengono immediatamente colti da irrefrenabile buon umore, basta un “Berlusconi!”, un “Mandolino” e un “Vaffanculo” e, via, si diventa subito amici. Intessiamo un dialogo ricco di parole inventate, innaffiato da classica birr’urina della quale gli amici tedeschi sono sempre ben forniti. Naturalmente sono già tutti sbronzi, questo è ovvio. Quando ci raccontano che il giorno seguente prenderanno una nave da Mosca per fare una gita in mare realizziamo che, dato il fatto abbastanza risaputo, che a Mosca il mare non c’è, il tasso alcolico ha raggiunto vette montane. Decidiamo allora di salutarli, prima di rischiare di imbarcarci con loro, in questa crociera in un mare di birra.
Come ormai di consuetudine, alle 19.00 tutti allo Vse Svoi per l’inizio del concerto; il cartellone di questa sera si dimostra molto più vario rispetto a quella della sera precedente: ad aprire le danze:
Katja i Sasha, un duo chitarra/synth gradevole che scalda l’animo dei ragazzi presenti. Alcuni punx riescono a fare stage-diving su una ballata per chitarra e voce. A seguire: i Riot on the Radio, gruppo ukraino, di Kiev, con il quale suoneremo anche a San Pietroburgo. Tra tutti quelli con i quali ci siamo trovati a dividere il palco, gli ukraini sono sicuramente il gruppo più interessante; suonano disco-punk con elementi ritmici propri della dance abbinati a riff rock ben costruiti, con cambi di tempo e grande tiro. In Russia, benché non abbiano mai pubblicato un disco, sembrano essere molto conosciuti ed apprezzati. Il cantante è un satiro, salta e si sbatte, un vero frontman! La saletta dello Vse Svoi è un girone infernale, il pubblico balla alla grande e sudano anche le pareti. Gli stage diving sono multipli: inevitabilmente una pedata frantuma alcuni neon sul soffitto, dai quali fuoriescono gas nocivi. Sulle ceneri di ciò che rimane tocca agli Optimus Prime, gruppo giovanissimo che propone uno scremo di stampo occidentale, sicuramente molto più adatto alle nuove leve che a dei vegliardi come noi. Tocca quindi ai Kalashnikov: la sala è strapiena e la prima fila ci è talmente vicina che rischiamo di baciarci. Il pubblico è come sempre scatenato. I russi sono tutt’altro che freddi!
Col passare dei pezzi cresce in noi la convinzione di esserci resi colpevoli di un qualche grave torto nei confronti del Dio della Musica; inizia infatti ad accadere tutto: a Rissa si allenta il charleston, ormai esausto per le badilate ricevute; si stacca l’alimentatore dell’ampli di Sarta e il nostro supereroe, per tutta risposta, abbandona la chitarra e si lancia in uno stage diving suicida; una cassa travolge Annalisa mentre suona, ma viene salvata da Tiziana che la sorregge con le ultime forze. Gran finale: mancano ormai un paio di pezzi al termine della scaletta e Dino, per non essere da meno, inizia a vaporizzare e lanciare acqua mista a birra sul pubblico. Visto lo spazio angusto a disposizione, battezza la testata dell’ampli con mezzo litro d’acqua. Nello sconforto di Tigran (il proprietario), questa si spegne all’istante. A questo punto improvvisiamo una jam session, sulla quale si scatenano, malgrado tutto, cori e stage diving ultra-rovina, fino a chiusura del concerto per sfinimento.
Come da prassi, nel giro di trenta secondi la sala si svuota. Il “palco” viene smontato, a terra non si contano i danni. Che rovina rovinosa! Ci lasciamo alle spalle il povero Tigran intento a risarcire la proprietaria del locale per i danni subiti e torniamo in ostello dove consumiamo la consueta cena a base di pane e acqua. Poi: la morte apparente.

>>> Download Kalashnikov VIDEO LIVE 2 may ’09 at Vse Svoi, Moscow [PART 1] (.flv – 68 mb.)
>>> Download Kalashnikov VIDEO LIVE 2 may ’09 at Vse Svoi, Moscow [PART 2] (.flv – 95 mb.)

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