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1 maggio: Mosca.
Svegliati bruscamente da un’ascia di luce che filtra tra le inutili tende della stanza, ci alziamo di buon ora e usciamo alla ricerca di qualcosa che possa ricordare, anche solo alla lontana, una colazione. Essendo il primo Maggio, diciamo, sarà un’impresa ardua trovare un negozio aperto! In realtà no, è tutto aperto. Vabbé. Puj e Lisa, ad un simil-Starbucks dal look (e dal prezzo) piuttosto occidentale, preferiscono una latteria di epoca sovietica, arredata in modo anacronistico. Al prezzo di 60 rubli (un euro e mezzo) consumano una tortina di mele cotte con la buccia e del tè incandescente che sgorga dal rubinetto di un imponente samovar. Ci becchiamo quindi con Maxsim e Nikita che ci accompagnano nei pressi della Piazza Rossa, agghindata a festa in occasione del primo maggio. E’ brulicante di babuschke, bancarelle di cimeli sovietici, soldati dalle divise sudice, mezzi militari della seconda guerra mondiale, ma anche di tanti nostalgici dell’era comunista che mulinellano, furibondi, bandiere rosse con la falce e col martello.
Notiamo che c’è polizia ovunque, una quantità impressionante di sbirri e soldati che cazzeggiano, malvestiti, ad ogni angolo di strada. Sono quasi tutti giovanissimi. Alcuni di loro indossano divise larghe e sformate, palesemente fuori misura, e questo li rende figure grottesche, un po’ deprimenti. Su di un palco allestito per l’occasione, circondato da imponenti cordoni di poliziotti e militari, si esibisce un cantante di inni sovietici accompagnato da una base di tastiera che nemmeno un piano bar della più infima categoria avrebbe il coraggio di proporre. “Totally crazy” è il commento di Max. Ci spiega che nella Russia di oggi esistono molti nostalgici del regime comunista, soprattutto tra le persone anziane che, con la caduta del comunismo, hanno perso molto di ciò che possedevano, sia a livello economico che di sicurezze di vita. Oggi in Russia i nostalgici del comunismo sono anche i nazionalisti, e sono quindi ideologicamente “di destra”. Anche le vecchie canzoni sovietiche oggi sono diventate inni nazionalisti! Ci allontaniamo pensierosi dalla Piazza Rossa per consumare un pranzetto tipico in un self service, ottimo e veramente economico. Il cibo russo non è così alieno come immaginavamo: è semplicemente una versione un po’ scondita della nostra cucina. Tanta verdura, patate a go-go e zuppe enigmatiche.
Finalmente si avvicina l’ora del nostro primo concerto russo. Dobbiamo imparare a fare i conti con alcuni aspetti organizzativi che caratterizzano la scena locale: per esempio, i concerti iniziano ad un orario in cui in Italia non si è nemmeno cenato e finiscono quando da noi solitamente sopraggiungono le prime linee di pubblico. Questo avviene anche perché in Russia sono pochissimi i ragazzi che hanno la patente e meno ancora quelli che possiedono un’auto, quindi tutti devono tornare con i mezzi pubblici, che finiscono di circolare intorno a mezzanotte. Considerando poi che Mosca è una metropoli gigantesca di 15 milioni di abitanti che misura circa 40 km. per lato, alcuni ragazzi impiegano anche un paio d’ore per tornare a casa! Nikita ci spiega come funziona la patente in Russia: ci si può iscrivere a scuola guida a 16 anni, anche se fino a 18 non si può guidare. Questo perché sono tre gli esami da sostenere prima di ottenere la patente, e tutta la trafila viene a costare una cifra spropositata, che solitamente un russo non può permettersi di spendere tutta in una volta. Così può capitare che si inizi a studiare per la patente a 16 anni, ma che solo a ventitre, ventiquattro si riesca a mettersi al volante!
Altra stranezza che appuriamo: oggi e domani suoneremo nello stesso posto, un locale chiamato Vse Svoi: due concerti in due giorni, sullo stesso palco! Lo Vse Svoi è un bar colorato con velleità davvero goffe di locale messicano (o cubano, non si capisce bene). E’ stato affittato per l’occasione, e non è propriamente ciò a cui siamo abituati: alle pareti color salmone spiccano foto di prosperose signore in topless, di uomini russi con i baffi a manubrio e di giovani ubriachi che festeggiano il compleanno; uno schermo al plasma di ultima generazione sovrasta la batteria. La proprietaria è una signora bionda con un vestito a fiori, che non gliene frega un cazzo del concerto, ma solo dell’incasso. I cessi del locale sono sfasciati e fuori norma.
Sembra di essere catapultati agli albori della scena h.c., quando gli squat o i club non esistevano e i concerti si organizzavano un po’ dove capitava, in luoghi del tutto inadatti ad ospitarli. Ovviamente, lo squatting “politico”, in Russia, e in particolare a Mosca, dove la Polizia e l’esercito sono dietro ad ogni angolo, è una pratica troppo rischiosa. Per non parlare della risaputa proliferazione di naziskin e nazionalisti. A Mosca non esiste alcuno spazio occupato da punx e affini, e pare proprio che la scena D.I.Y. sia molto poco politicizzata. La musica e la voglia di divertirsi sembrano prevalere su tutto, ed alcuni aspetti che solitamente gravitano attorno a questo ambienti, e che in Europa rappresentano elementi non certo di contorno, qui siano ancora lontani. Un gruppo come il nostro, che si dichiara ideologicamente anarco-libertario è visto con un misto di sospetto e ammirazione: tutti sembrano incuriositi dal messaggio che sta nelle canzoni che suoniamo o nei simboli che sfoggiamo. Comunque sia, molti ragazzi e ragazze ci conoscono da tempo e ci dimostrano grande entusiasmo.
Stentiamo a crederci, ma il concerto inizia veramente alle 19.00, con la luce fuori, come annunciato da Max! Fino alle 18.59 nella sala non compare nessuno, ma non appena viene rilasciato il primo riff di chitarra, come se la gente fosse nascosta chissà dove, l’ambiente si riempie. Suonano
Rearranged, Central Committee e Toxic Avengers. Tutti propongono un hardcore di gusto filologico, tutti più o meno orientati a riprodurre fedelmente alcune risapute formule occidentali.
Sorge a questo punto inevitabile una riflessione su quanto sia bizzarra quest’assoluta omologazione di genere. Come mai un ragazzo nato ai bordi della steppa ha le stesse cose da dire e le medesime modalità espressive di un ragazzo cresciuto al sole della California o nei sobborghi di New York? Insomma, il paradosso che emerge è che noi sembriamo ben più russi dei gruppi russi! Aldilà di questo, le bands se la suonano alla grande e sono tutte pazze. Il cantante dei Rearranged in particolare è una furia umana, che corre da una parte all’altra del bar, travolgendo ogni cosa gli si pari davanti.
La scena D.I.Y. moscovita, nel suo essere giovane e inesperta, ha dei lati davvero belli: vive ancora in una sorta di età dell’oro, e la voglia di divertirsi dei ragazzi è assolutamente travolgente. Tutto questo entusiasmo ci regala situazioni un po’ strane, tra le quali le numerose richieste di autografi che ci vengono rivolte! Quella dell’autografo è una pratica decisamente imbarazzante, estranea alle logiche della scena D.I.Y., ma che, in fondo, ci fa piacere, ci fa sentire importanti!
Il concerto è divertente, il pubblico esagitato. Una piccola controindicazione: è impossibile sentire quello che suoniamo. La situazione è precaria: si suona senza soundcheak, senza palco, senza spie, con gli ampli per terra e due casse messe su un po’ a caso. Rovina h.c.! La gente è presa bene, balla, si strappa i vestiti, si rotola per terra, Milena viene ripetutamente alzata dal pubblico e fatta ondeggiare tra la folla. Ad un certo punto un bambino che avrà avuto all’incirca sette anni, fa crowd-surfing! Pazzi russi!
Appena finiamo di suonare, con la stessa velocità con la quale era comparso, il pubblico sparisce. Noi facciamo ritorno in ostello: solito giro al market di fiducia, compriamo pane, pomodori e formaggio. Solito sposo bulgaro che ci controlla a vista. E’ inutile cercare qualcosa di vegan tipo tofu o seitan, in queste lande nulla di simile ha mai messo piede. Cena frugale e poi qualche ora di riposo per tutti…

>>> Download Kalashnikov VIDEO LIVE 1 may ’09 in Vse Svoi, Moscow (.flv – 61 mb.)

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