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[Kalashnikov collective live!]

25/9/09: Cmakajne Festival @ Cerkno (Slovenija)
Can I have a banana?” chiede Puj ad una nonna slovena, con perfetto accento british… Ci troviamo a tavola, in una casa di Cerkno, suggestiva località montana della Slovenia, ed abbiamo da poco finito di gustare una scodella di minestrone incandescente, annaffiato con del vinello ultra-rovinoso servito in taniche da cinque litri per la benzina. Fuori, sul far della sera, il paese ha un’aria ombrosa e strana, solcata dalle luci al neon, così anacronistiche per una località di montagna come questa.

Sebbene la Slovenia sia ad un passo dall’Italia e molti abitanti del luogo, soprattutto anziani, parlino la nostra lingua (e non l’inglese di Puj), appena superato il confine si percepiscono differenze profonde, ad ogni livello, tra i due paesi: la densità di popolazione è molto inferiore, la natura più selvaggia, le strade poche e strette, e l’architettura ricorda immancabilmente il passato para-sovietico della regione.
Questa volta niente squat o feste primitiviste, ma un simpatico festival organizzato con la pro loco da alcuni vecchi amici che ci avevano seguiti nel nostro precedente girovagare per la regione. C’è un palco serio, ovvero rialzato, illuminato e spazioso che, come i lettori più affezionati sapranno, ci trova lievemente contrariati (preferiamo la rovina sul pavimento); c’è lo stand con la birrette in lattina, il pass da mettere al collo (che indossiamo diligentemente perché riteniamo ci possa dare dei vantaggi) e l’immancabile cesso chimico che fa tanto festivalino all’aperto.
Ci rilassiamo sorseggiando immancabile birra Lasko, istituzione slovena, e Puj gusta la sua banana. Il viaggio si era rivelato più lungo del previsto, grazie al tratto Gorizia-Cerkno (70 km. su stradine boschive da attraversare a velocità ridotta) e svariati scazzi lavorativi non ci avevano permesso di partire con il nostro classico anticipo fantozziano, così che Signor Puntualità Puj, a mezzogiorno, aveva iniziato a manifestare i primi sintomi di una crisi isterica. Era stato poi sedato con massicce dosi di beverone per il viaggio che, per gli appassionati, questa volta era un Negroni Sbagliato (ovvero con lo spumante invece del gin).
Varcata la frontiera, ci perdiamo immediatamente. Imbocchiamo l’ingresso di una clinica psichiatrica, nel cui cortile facciamo manovra scampando di poco il ricovero. Poi finalmente ci inerpichiamo su di una statale che si snoda trai monti, oltrepassiamo ponti tibetani e paesi dai nomi impronunciabili, sotto gli sguardi sospettosi di alcuni anziani del luogo. Giunti a Cerkno, ci ha accolto una grandinata di lattine di Lasko e ci siamo finalmente rilassati (anche con l’aiuto di un cespuglio d’erba fornitoci dai locali).
Dopo i 30 secondi necessari alla visita del centro cittadino veniamo invitati al museo di Cerkno, aperto appositamente per noi. Dato che nelle nostre trasferte amiamo sempre unire musica e cultura (…), accettiamo di buon grado. Il museo è deserto, spettrale: ammiriamo alcune foto inquietanti che la guida, una signorina dark con i capelli lunghissimi, definisce arte “bio-organica” e altre opere di artisti locali. Al piano di sopra incappiamo nei rimasugli di un rinfresco sui quali, tanto per passatempo, ci gettiamo come mentecatti: patatine molli e ottimo antigelo in bottiglia.
Dopo questo assaggio di arte autoctona e cibo abbandonato, torniamo sui nostri passi. Scorgiamo un cartello con la scaletta della serata che ci vede suonare secondi di 3 gruppi tra le 21.30 e le 23.00.
Alle 20 siamo già alla frutta, in tutti sensi, con banana e senza banana. Il primo gruppo attacca a suonare: sono gli Harekrisna Hyppy Groovies, punk-rock band locale. Il cantante è un incredibile imitatore sloveno di Axl Rose, davvero bravo, ma un po’ fuori luogo di fronte ad un pubblico costituito da dieci statue di cera.
Sono le 21:30 e tocca a noi. Non suoniamo così presto dalla festa di fine anno del liceo, ma forse è meglio così perché alcuni di noi mostrano lievi, ma percettibili, segni di cedimento.
Il concerto fila via liscio e bello rovinoso. Solito repertorio di bicchieri volanti e assoli di Sarta in ginocchio. Il pubblico, a parte rare eccezioni, è un po’ freddino, ma noi ci divertiamo comunque. Chiudono la serata gli Antenat, collettivo reggae-dub da viaggetto mistico.
A fine serata ci ritroviamo tutti nella stanza della cena per la razione notturna di minestrone e improvvisiamo una jazz-session che vede un amico sloveno al didgeridoo, fabio ai bongos, puj alla chitarra scordata e milena al posacenere. Quando ormai il tutto sta per prende una piega carnevalesca, ci accomiatiamo e andiamo a casa del ragazzo che ci ospiterà per la notte. Letti! Materassi! Una casa dove non sembra che sia appena esplosa una granata! Incredibile! Ci risvegliamo quando il sole è già alto e godiamo del meraviglioso panorama mattutino…

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