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AA.VV. – Anti-psichiatria: modeste proposte di armamento per la guerra psichica diffusa (a cura del Kalashnikov Collective Headquarter)
[Pep] In questi asfissianti tempi regressivi/repressivi abbiamo sempre più bisogno di efficienti integratori alimentari per i nostri intelletti, a cui le istituzioni sembrano voler fornire solo nutrimenti avvelenati e ottenebranti. Per venire incontro a questa elementare esigenza il Kalashnikov Collective Headquarter ha deciso di fornire ai suoi lettori un kit essenziale (benchè inevitabilmente arbitrario) che funga da ausilio per approcciarsi alla realtà contemporanea da un punto di vista inusuale e radicale: quello (anti)psichiatrico. Selezionando sei brevi e fulminanti saggi appartenenti alla tradizione della critica alla psichiatria vogliamo mettere a disposizione anche del lettore che non sia uso alle meticolose ricerche bibliografiche un’arma teorica maneggevole quanto beneficamente micidiale: ponendoci sulla scia di uno dei filoni teorici più anticonformisti e sofisticati del novecento.
Si parte provocatoriamente con un saggio dello statunitense Thomas Szasz (“La psichiatria a chi giova?” 1975), l’eretico per eccellenza del pensiero psichiatrico, autore di classici spregiudicati ed incendiari quali “Il mito della malattia mentale” e “I manipolatori della pazzia”: il testo parte da un tema drammatico e ancora attuale (l’elettroshock) per muoversi nella direzione di una radicale de-patologizzazione della follia e di ogni comportamento deviante. Per chi volesse una destabilizzante disamina storica della genesi dei concetti di “follia” e di “malattia mentale” presentiamo la rara e preziosa trascrizione di una conferenza tenuta a Tokyo (“La società e la follia” 1970) da uno dei massimi pensatori del novecento, punto di riferimento imprescindibile dei movimenti di critica alla psichiatria: Michel Foucault.
Segue “La soluzione finale”, articolo del 1967 di Franco Basaglia, grande psichiatra e implacabile intellettuale libertario, nonchè esponente di maggior spicco del movimento antipsichiatrico italiano (ma lui avrebbe preferito chiamarlo anti-istituzionale), in cui è depositata una straordinaria e attualissima critica della discriminazione della follia e di quella razzista e sessista in generale. Lo completano, dello stesso Basaglia, “Lettera da New York. Il malato artificiale” (1969) e “La maggioranza deviante” (scritto con Franca Ongaro e costituente l’introduzione dell’omonimo classico del 1971) riflessioni sofisticatissime e incredibilmente profetiche e tempestive sul disseminarsi invasivo della psichiatria e dei suoi orizzonti diagnostici nel sociale.
Conclude l’esplosiva suite un intervento (“L’invasione patologica” 2003) da doversi alla penna di Leonardo Montecchi, studioso il quale, attraverso uno spregiudicato esame del “disturbo da deficit di attenzione”, ci ragguaglia sinistramente proprio sulla pervasività che il discutibile concetto di malattia mentale, oggi letto in chiave neuro-scientifica e non più psico-sociale, sta guadagnando sempre più nel nostro quotidiano individuale, aprendo gli orizzonti ad una psichiatrizzazione capillare della società, che fino a pochi anni fa era impensabile.


Post scriptum: la leggendaria 180, norma legislativa che costituisce il principale e storico risultato politico delle lotte anti-psichiatriche italiane, alla quale si deve l’eliminazione dei manicomi e della coazione terapica, è attualmente messa in pericolo, come molti sanno, dai cialtroneschi tentativi di contro-riforma a carattere neo-manicomiale del governo berlusconi. Tali tentativi, forti dell’assenso esplicito (immaginiamo competentissimo) di Silvio Berlusconi, del consenso dei settori psichiatrici più retrivi, nonché della complicità economicamente (molto) interessata delle cliniche private, si inscrivono nel sempre più frenetico e maniacale clima di caccia alle streghe che sta investendo il paese: una ragione in più per sperimentare il nostro trip testuale anarco-psichiatrico…

>>> Download kit anti-psichiatrico [ITA] (4 .pdf – 25 mb.)

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