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Nicoletta Poidimani – L’utopia nel corpo (1998)
[Pep] Se la cultura identitaria, con le sue conseguenze normalizzatrici, si sta imponendo quale elemento qualificante del nostro tempo, il Kalashnikov Collective Headquarter, nell’ineludibile ottica del reperimento di attrezzi concettuali per segarne drasticamente le sbarre e porne corrosivamente in crisi i fondamenti ideologici, propone ai suoi lettori un breve quanto incisivo saggio filosofico di una grande pensatrice femminista quale Nicoletta Poidimani, costituente a nostro avviso un prezioso grimaldello teorico per sabotare intellettualmente e praticamente i processi di normalizzazione della soggettività.
Pubblicato originariamente nel 1998, “L’utopia nel corpo” è un testo di ammirevole chiarezza, portatore di un’implacabile disamina dei processi di ortopedia identitaria propri della modernità, i cui fatali esiti antropoemici (consistenti cioè nell’esclusione segregante dei soggetti con un troppo elevato tasso di incongruenza rispetto alle dinamiche di omologazione delle identità) si stanno inasprendo nell’Italia di oggi.

Solo prendendo atto della propria incompiutezza ontologica l’uomo può sottrarsi alla presa delle mitologie identitarie sulla propria soggettività: cruciale in quest’ottica è la valorizzazione degli stati modificati di coscienza quali eversive immersioni nella nostra emancipativa molteplicità, soggiacente agli assetti soggettivi stabilizzati.
In ciò l’autrice si riallaccia alla tradizione anti-psichiatrica e alla sua critica del sapere medico colto nella propria sottesa funzione di polizia identitaria, orientata in particolare alla repressione patologizzante della follia, l’estrema forma,vertiginosa quanto dolorosa, di sottrazione individuale al giogo di una soggettività omologata: con riferimenti a Thomas Szasz e David Cooper, Franco Basaglia e Felix Guattari viene proposta una contro-lettura della “malattia mentale” che ne disveli le radicali valenze politiche sovvertitrici e il carattere di irrinunciabile risorsa sociale. “Dobbiamo perdere la testa per entrare nel corpo”, come scriveva l’ anti-psichiatra David Cooper: un corpo frattale, ovverosia non riducibile al geometrico e conchiuso rigore degli alfabeti del potere, che ci consenta quindi, infine, l’autonomia anarchica e ironica di una costruzione identitaria impregiudicabilmente creatrice e abissalmente illimitata…

>>> Download Nicoletta Poidimani – L’utopia nel corpo [ITA] (.pdf – 45 pagg. – 12 mb.)

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