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Ma Mel’ma – “Scagliare una pietra al patriarcato: lettera aperta per capire le femministe” (2010)
Conosco bene i pregiudizi nei confronti delle femministe, perché per troppo tempo ne sono stata fautrice anch’io. Mio padre mi disse una volta che le femministe sono tutte delle brutte lesbiche. L’esperienza sembrava confermare…” [dall’introduzione dell’autrice].
[Puj] Queste parole forse potrebbero non essere le migliori per avviare un discorso su femminismo e anarchia. E invece, partendo dalla messa in discussione dei propri pregiudizi si scoprono un sacco di cose e le prospettive cambiano rapidamente…
L’opuscolo di Ma(lva), piccola produzione d.i.y. del giro Villa Occupata di Milano, é eccezionale per chiarezza e ricchezza di spunti. Le tematiche femministe vengono analizzate dal punto di vista di un’anarchica nel rispetto della propria concezione radicalmente anti-autoritaria, estranea all’indole riformista delle aree più moderate del movimento: “Parlare della condizione della donna nella società é come parlare delle condizioni degli animali negli allevamenti […] Come in ogni movimento, c’é una parte riformista che vorrebbe gabbie più grandi, senza andare però oltre
[…] Dall’altro lato però c’é chi brama la libertà assoluta, priva di qualsiasi sbarra, muro, passaporto o filo spinato […] Mi riferisco a quel femminismo che rivendica la liberazione dall’ideologia sessista, la liberazione dai ruoli di genere impostici, la liberazione dall’omofobia e dalla transfobia“.
La proposta anarchica é, come sempre, un ripensamento
dell’esistente alla radice, nel segno della propria responsabilità individuale, del proprio vissuto quotidiano e senza delegare a nessuno. Evitando qualsiasi velleità “educativa” (quindi autoritaria e coercitiva), si avvia l’analisi dall’invisibile e sorprendente complessità delle nostre pratiche quotidiane, della nostra modalità abituale di rapportarci all’altro/altra, del nostro linguaggio comune per indagare ciò che di autoritario, e quindi violento, esiste in ciò che facciamo e in ciò che viviamo. In questo metodo pragmatico, che prende le mosse dall’evidenza del vissuto di ciascuno, stanno la forza e la bellezza del pensiero libertario.
Detto questo: “Accettare le critiche anarcofemministe vuol dire fondamentalmente aprire una voragine di rimesse in discussione dei nostri rapporti personali e sociali […] Vuol dire vergognarsi di certi comportamenti. Vuol dire rinunciare a certi privilegi. L’anarcofemminismo ci porta a guardarci dentro, e a cambiarci“.
La lettura di “Scagliare una pietra al patriarcato“, per il taglio pratico e la chiarezza di linguaggio del testo, é consigliatissima a tutti e tutte, ma soprattutto a chi si voglia approcciare, per la prima volta, in modo attivo e propositivo, al pensiero anti-sessista, anti-specista, femminista e trasgender. Tutte tematiche queste che, in una società distratta come la nostra, mantengono sempre una forza “sconvolgente”…

>>> Download “Scagliare una pietra al patriarcato” in .pdf [ITA] (7 mb.)

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