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[Punx from Nepal]

RAI KO RIS (Kathmandu anarcopunk!)
[Puj] A Parigi, lo scorso settembre, abbiamo suonato assieme ad Olivier (batteria) e Sareena (chitarra e voce), ovvero l’anarco-punk duo dei Rai Ko Ris, la cui provenienza lascia esterrefatti: Kathmandu, Nepal!
La Repubblica Federale Nepalese si trova tra Cina ed India ed é universalmente nota come meta turistica (entro i suoi confini sorgono le montagne più alte del mondo), ma anche come paese poverissimo: circa la metà della popolazione nepalese vive con meno di un dollaro e mezzo al giorno.
Alcuni audaci promoter danesi ha
nno invitato Sareena e Olivier in Europa, pagando loro il bilgietto aereo di andata e ritorno, così i due ne hanno approfittato per fare un breve tour. Conoscevamo i Rai Ko Ris via lettera già da molto tempo e per tutto questo tempo ci siamo chiesti come diavolo potesse esistere una punk band in Nepal… per giunta dal 1997!

La s
toria della band, come si può ben immaginare, non é quella di un gruppo di adolescenti annoiati dei bassifondi di Kathmandu che imbracciano gli strumenti per urlare la propria frustrazione. Ovvero, non è la storia di una qualsiasi punk band occidentale. La verità é che Sareena e Olivier hanno vissuto per anni in Europa ed é da lì che hanno importato la cultura punk anarchica in Nepal. Olivier, lo si capisce senza grandi difficoltà, non é di origini asiatiche: é francese, ha 47 anni e si é trasferito in Nepal una quindicina di anni fa. Le cause della fuga? “Ehi no, aspetta! Io non sono fuggito dalla Francia, sono stato bene lì, suonavo la batteria e mi facevo gli affari miei… Mi sono solo imbattuto in un altro posto nel quale mi sentivo meglio dentro di me, più accettato. Così sono rimasto lì a vivere con quelle persone. Sai, queste parole come “Francia” e “Nepal” non significano molto per me… Hai ragione, probabilmente è perché l’Himalaya era ed é una realtà meno capitalista rispetto all’occidente che mi sono sentito meglio qui…”.
Quando gli chiediamo se si sente di aver rinunciato a qualche privilegio lasciando l’occidente, s’incazza: “Privilegi? Non so di che privilegi parli! Proprio il fatto di essere “bianco” è un enorme privilegio in Nepal e davvero molti “bianchi” ci vivono, molti di loro presumibilmente per “aiutare” il popolo nepalese. Se volete, in Nepal, si può realmente ottenere uno status che non si può ottenere in occidente. A volte non capisco le persone che sembrano essere prigioniere della loro nazionalità e delle cosiddette culture, tradizioni o radici“.

L’aspetto di Sareena é invece, senza dubbio, quello di un’affascinante ragazza himalayana, ma parla perfettamente inglese. Scopriamo infatti che ha trascorso l’adolescenza in Inghilterra: “Mio padre era un ragazzo dalle montagne. Gli inglesi cercavano forti, tenaci, incolti uomini nepalesi che vivevano sulle montagne, per reclutarli nell’esercito britannico. Questi soldati, conosciuti come Gurkha, sono ancora oggi mercenari nepalesi al soldo degli inglesi. Mio padre venne giù dalle montagne ed entrò nella brigata dei Gurkha per motivi economici. Fece carriera fino a diventare ufficiale, un rango abbastanza elevato per un nepalese, e poté garantire a sua figlia un’educazione esclusiva: mi spedì in un vecchio, decrepito collegio inglese! Dall’età di otto anni fino ai sedici (dal 1981 al 1989) ho frequentato una di queste scuole cristiane, lontano dalla famiglia e dal Nepal. In generale, come altri giovani nepalesi che sono stati spediti in Inghilterra a studiare, ho un ricordo molto negativo del mondo occidentale. Forse ero solo una ragazzina e volevo solo suonare rock con la chitarra. Sai, non era un granché crescere in un collegio inglese nel bel mezzo della campagna, durante il governo della Thatcher. Un periodo di merda, direi!“.
I soldati della brigata Gurkha rappresentano tutt’oggi un’elite in Nepal: sono militari inglesi a tutti gli effetti e percepiscono uno stipendio impensabile per un nepalese. Tra l’altro il governo britannico concede a tutti i Gurkha fuori servizio la cittadinanza inglese così da favorirne il trasferimento in terra britannica (anche perché, così facendo, gli ex-militari possono spendere in Inghilterra le sterline guadagnate in anni di servizio!). Alla luce di tutto questo, la scelta di Sareena di tornare in Nepal, rifiutando le opportunità di una vita in Europa, lasciò sicuramente contrariati i suoi genitori: “Sono tornata in Nepal non appena fui abbastanza grande da prendere le mie decisioni, contro ciò che mio padre e mia madre pensavano fosse giusto per me. Ad esempio, un radioso futuro nel “mondo occidentale”… Molti dei miei amici nepalesi sono rimasti in Inghilterra, e questo li fa sentire dei privilegiati. Pensano che il Nepal sia un posto senza uscita. Io invece amo la vita in Nepal, rispetto a quella in Europa. Sto cercando di liberarmi di ciò che ho imparato stando in occidente, che mi é stato cucito addosso durante il periodo della mia educazione. Lo stesso vale per Olivier“.

Il Nepal forse non é un “dead end place” come dice Sareena, ma é sicuramente un paese in cui si sta creando un notevole gap socio-economico tra la gente che vive nelle aree rurali e gli abitanti della capitale. Kathmandu, ci spiega Olivier, è il cuore del nuovo business globalizzato: “La città é piena di centri commerciali… è divertente vedere i contadini capitare in uno di questi negozi alla moda occidentale e fare incazzare il proprietario perché non hanno la minima idea di come ci si comporti in un posto del genere! Il governo ha abbandonato ogni progetto di rivalutazione delle campagne e la gente che vive nelle aree rurali si sposta all’estero, per lavori miseri e mal retribuiti. Tutta la ricchezza della nuova borghesia di Kathmandu non aiuta il Nepal, perché serve solo a comprare beni importati, che fanno la fortuna degli indiani, dei cinesi e delle multinazionali occidentali“.
Dopo anni di scambi con la scena punk d.i.y. europea, nel 2004, Olivier e Sareena hanno deciso di aprire un infoshop a Kathmandu, con dischi, video, libri e materiale informativo sulla cultura punk d.i.y., ma anche come luogo di incontro per la gioventù cittadina dove organizzare feste e concerti. Nell’ultimo anno, però, stufi di pagare l’affitto al proprietario, hanno chiuso l’infoshop e l’hanno trasferito fuori dalla città, in campagna, nel villaggio dove vivono. Hanno deciso di trasformarlo in qualcosa di più utile per la comunità, organizzando attività per i bambini e per le donne delle campagne.
Dopo aver cercato di catalizzare
un’embrionale scena punk nella capitale, sembra che Olivier e Sareena si siano un po’ disillusi sulle potenzialità del punk come forza di cambiamento e maturazione politica per le nuove generazioni nepalesi: “Finora in Nepal non c’è stata un’altra band di punk politico, oltre ai Rai Ko Ris, che abbia fatto uno show quasi ogni mese e sicuramente ogni anno dal 2000 ad oggi – dice Sareena – e credo che questo abbia a che fare con il fatto che io e Olivier abbiamo fatto una scelta di vita, da quando eravamo bambini, che abbiamo rifiutato di vivere una vita repressa e capitalista, che non abbiamo scelto la via più facile (o forse la più difficile: la famiglia, la religione, la schiavitù dal lavoro, la casa, e tutto il resto), e abbiamo cercato di fare ciò che ci ha resi felici. Qui così tante persone voltano le spalle alla felicità, proprio come nel mondo occidentale capitalista. Non fraintendere: non siamo affatto orgogliosi di essere l’unica punk band politica in Nepal! Siamo tristi che non ci siano altre persone che hanno scoperto la felicità attraverso l’autogestione, l’auto-organizzazione… le gioie dell’anarchia! Ultimamente ci siamo avvicinati a persone che hanno una mentalità simile alla nostra, e che non sono i punk, bensì i contadini! Ce ne sono tanti nel nostro paese, sulle altrure del Nepal. Non sono persone perfette, ci sono molti aspetti negativi nella loro società, ma hanno un atteggiamento migliore rispetto alla gente della città. Sono più punk dei punk! E le donne sono così forti, ad ispirazione mi danno calci nel culo! E sanno anche come rilassarsi e stare bene. Questo è il mondo dal quale i Rai Ko Ris traggono ispirazione…“.

Per quanto riguarda i pochi punx nepalesi, il giudizio di Sareena non é tenero: “In Nepal, c’é qualche punk band. Principalmente molto street-punk o hardcore, nu-metal e cose così. Ci sono sempre due o tre bands che cercano di andare avanti, ma poi si sciolgono o non suonano per mesi o anni. Ci sono molte ragioni per cui nel nostro paese non si riesce a tenere in pedi una band duratura: i componenti si stufano perché in Nepal non c’é una fottutissima scena punk, o perché non girano soldi (ahahah! per la verità questa è la regola universale del punk, occorre abituarsi!), oppure perché iniziano a lavorare. Personalmente, preferirei morire di fame che dire stop alla mia band! Molti ragazzi che suonano, ad un certo punto, lasciano il Nepal per andare all’estero per lavoro o studio. Dobbiamo capire che trasferirsi in occidente é l’unico modo per molti giovani di ‘arrivare lontano’, e di non doversi più confontare con la famiglia, la tradizione: diventare ‘indipendenti’, insomma.
Da parte mia, posso dirti che molte di queste motivazioni per sciogliere una band sono solo scuse. Se hai a disposizione soltanto la musica e questa è abbastanza per farti stare bane, anche se sei povero, anche se hai un lavoro, anche se la tua famiglia ti respinge, non c’é ragione di smettere. E’ come innamorarsi: niente ti fermerà. Recentemente ci piaceva molto un gruppo chiamato Youth Unite, che veniva dal sud di Kathmandu, anche se erano i soliti ragazzi dai capelli spikey in stile moicano che vivono ancora a casa loro genitori. Hanno registrato sette canzoni veramente buone, nel tipico stile street punk, in nepalese e con testi abbastanza politicizzati. Abbiamo registrato i pezzi a casa nostra, per il loro primo demo. Il cantante (che suona tutti gli strumenti, ma ha deciso di cantare per accontentare tutti gli altri che volevano suonare gli altri strumenti nella band!) mi é sembrato un ragazzo con una mente acuta e molto politica. Il gruppo però si é sciolto perché alla fine nessuno degli altri componenti della band ha condiviso le sue aspirazioni, la sua voglia d’iniziare qualcosa, di essere attivi, di seguire un percorso politico, anziché limitarsi ad avere un taglio di capelli à la Casualties e parlare in modo “punk”. Ora ha avviato una band con noi. Vediamo come va…
In questi anni, abbiamo incontrato tanti giovani, ma in Nepal nessuno può davvero sopportare la ribellione per troppo tempo, alla fine tutti tornano alle sicurezze della tradizione. Vi è anche un grande divario generazionale: il ragazzo di cui ti parlavo ha 22 anni, io 37 e Olivier 45. E ‘sempre così: nessuno della nostra età ascolta punk politico in Nepal. Molti, davvero molti ragazzi asiatici amano la moda punk e il lato ribelle del punk. Prim’anc
ora della musica. Il punk interessa soprattutto ai ragazzi che vogliono apparire un po’ ribelli.
Come donna, tra l’altro, non trovo molto bello quello che ho visto nella scena punk nepalese. Troppo testosterone, troppo machismo. Per poi tornare tutti dalla mamma per cena! La società nepalese é molto patriarcale. Personalmente ho fatto una scelta consapevole, quella di lasciare la casa appena sono stata abbastanza grande da poterlo fare. Il modo nel quale ho vissuto e il modo in cui continuo a vivere é visto come un enorme tabù nella società nepalese. Io ho detto “vaffanculo” e ho cercato di vivere in una comunità dove mi accettano per quello che faccio, non a causa del mio aspetto. Tutte le persone che ho conosciuto in Nepal e che suonano musica punk, vivono ancora a casa con i genitori. Quindi mi sento in relazione con loro fino ad un certo punto, capisci? So che molti di loro si nascondono dietro al fatto che questa é la nostra culutra. Dicono di fronte agli occidentali: “Noi vivamo così, perché questa é la nostra cultura, la nostra tradzione”. Peccato che quando sono sul palco cantano di fottere il sistema e la società… Io dico che il punk è uno stile di vita, non é fare il contrario di quello che si dice…
Oltre ai pochi punk, la scena musicale giovanile del Nepal é composta da band metal che si definiscono “l’underground ne
palese” e non sono affatto DIY… Usano la parola underground che per loro significa “avere un suono pesante”. Queste bands elemosinano soldi facendosi sponsorizzare da aziende produttrici di birra, che è davvero triste, perché in un luogo come il Nepal non è possibile fare i soldi ed essere un musicista. Non importa quanto mostrano il tuo volto in TV, potrai solo essere un po’ “famoso”, ma che senso ha in un posto piccolo come il Nepal? Devo essere onesta, queste bands sono tecnicamente valide e molte suonano per amore della musica, non cedo che non le apprezzereste perché non sono per nulla hardcore, politiche o anarchiche. Stiamo parlando solo di una scena che si sbatte per portare avanti la musica metal in un luogo piccolo come Kathmandu. Ma ‘underground’ per loro é una parola che manca del significato che le attribuiamo noi. Per noi underground ha a che vedere con l’essere messo in prigione per sostenere i prigionieri politici o per proclamarsi contro lo stato….

[Free music for punx]
RAI KO RIS –
“Nepal Ko Katha Haru” (cd 2010)
[Puj] E’ stata una vera fortuna incontrare gli unici due anarcopunx nepalesi, non solo perché é stata l’occasione per farci raccontare le cose che avete appena letto, ma anche perché il loro concerto alla Miroiterie di Parigi é stato davvero magico (antica stregoneria nepalese, credo). Il giro d.i.y. si conferma incredibilmente vitale e pieno di sorprese. Per questo, probabilmente, dopo tanti anni, sia noi che i nostri amici nepalesi, siamo ancora qui a fare i dischi e a gelarci il culo negli squat…
I Rai Ko Ris, dal 2000 ad oggi, hanno prodotto una grande quantità di materiale nei formati più cheap disponibili sul mercato (principalmente cassette e cd-r con copertine fotocopiate). La qualità della registrazione non é mai stata il loro forte, ma l’ultimo album intitolato “Nepal Ko Katha Haru” (Storie dal Nepal), benché registrato “live nella nostra cucina” (come recita il retrocopertina), non é così lo-fi come lascerebbe presagire, e soprattutto include alcune tra le migliori canzoni dei Rai Ko Ris. Qui, tra l’altro, li troviamo in una formazione a tre, con l’aggiunta di un secondo chitarrista. Attenzione! Il sound della band non é banalmente punk/hc, ma ricorda le cose più melodiche dell’anarcopunk inglese degli anni ’80 con un appeal moderno, indie-rock. Niente male, direi. Potete scaricare
“Nepal Ko Katha Haru” da qua sotto e giudicare con le vostre sudice orecchie… Up the nepali punx!

>>> Download RAI KO RIS – Nepal Ko Katha Haru album in .mp3 + art scan + lyrics (.rar – 48. mb.)


Rai Ko Ris live in Hannover (Germany), 17 september 2010.


Rai Ko Ris live in Barcelona (Spain), 8 october 2010.


Rai Ko Ris live in Kathmandu (Nepal)

1 Comment on

  1. Anonimo
    Replied on 25/06/2011 at 01:48

    I bet this is awesome, so many words, but I don't understand Italian! Aaargh!! Rai Ko Ris is awesome!

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