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[Punk uzbeko]

Dal nostro corrispondente da Tashkent, Uzbekistan…
[Puj] Nei primi anni di attività del gruppo non ci sbattevamo granché per suonare dalle nostre parti, usavamo piuttosto la nostra musica per entrare in contatto con i punx che vivevano lontano, lontanissimo, possibilmente dall’altra parte del mondo. E non intendo negli Stati Uniti, in Australia o in Giappone, ma nelle zone più “culturalmente” remote del pianeta. Quelle nelle quali non ci si immagina che il punk d.i.y. possa essere mai arrivato.
Fu così che, un po’ di anni fa, ci capitò di intrattenere una corrispondenza con un punk anarchico dell’Uzbekistan, una di quelle ex-repubbliche sovietiche che nessuno sa bene dove stanno: “Salom
Urtoklar! Come state? Qualche parola sul paese in cui vivo! L’Asia Centrale divenne parte dell’impero russo a metà del diciannovesimo secolo e dal 1922 al 1991 fece parte dell’Unione Sovietica. E’ diventata poi una regione “indipendente”. Dopo aver ottenuto l’“indipendenza”, l’Uzbekistan è stato guidato da un ristretto gruppo di persone: una specie di mafia. Il Presidente Islam Karimov ha i media e la tv nelle sue mani. E’, come dire, un mini-“duce” [disegno della svastica, ndr], con le stesse idee e gli stessi modi. Ci sono molti partiti politici nel paese, ma nessuno vuole fare opposizione al Presidente – sono come un gregge di pecore. Solo i fondamentalisti mussulmani sono considerati oppositori, ma le loro organizzazioni sono state distrutte durante la repressione degli anni ‘99, 2000 e 2001. In questo modo, con la scusa di combattere il terrorismo, è diventato molto popolare andare contro il diritto di manifestare e arrestare le persone che criticano apertamente il governo. E’ per queste ragioni che non posso spedirvi nulla della locale scena punk: alcuni pazzi degli uffici postali uzbeki sostengono che i cd e le cassette devono essere preventivamente ascoltate per controllare che non contengano informazioni compromettenti. Fanculo alle poste uzbeke! Riguardo alla scena punk di Tashkent [la capitale dell’Uzbekistan, ndr], è triste per me constatare che praticamente non esiste. Conosco solo tre-quattro gruppi che suonano. Ma non sono granché attivi. Ci sono i Dictatorshit (R.I.P.) che facevano crust/grind politico, i Petlyia (h.c.) e i Tupraticons che fanno ska-punk (ma non sono punk, amano un casino i soldi…). La maggior parte dei punk di Tashkent appartengono a gruppi apolitici, e se in tutto il mondo il punk è sinonimo di lotta contro il governo, tutela dell’ambiente e uguaglianza dei diritti, qui nella ex-Urss punk significa alcool, sex pistols e t-shirt. La politica non è certo tra gli obiettivi dei punk. Ad ogni modo, qui ci sono anche persone che la pensano diversamente…
Per finire, ho un sugger
imento da darvi: non organizzate manifestazioni di protesta nei pressi dell’ambasciata uzbeka a Milano, perché l’Uzbekistan è un paese nel quale i diritti umani vengono violati ogni giorno. Vi auguro fortuna! P.S.: la prossima volta proverò a mandarvi qualcosa del punk locale…” .
La succesiva corrispondenza del nostro amico uzbeko credo sia stata bloccata dai postini pazzi di cui si parlava sopra, considerato che non ricevemmo mai più sue notizie. Ma niente paura, perché la solita Tian An Men records di Parigi ha curato nel 2006 una notevole raccolta su lp del punk uzbeko, che è naturalmente in mio possesso…

[Free music for punx]
AA.VV. – Paxta-core: underground Uzbekistan (LP/tape – Tian An Men 89 records 2006)
[Puj] Non c’é molto da aggiungere alla descrizione della situazione politica uzbeka fornitaci dal nostro corrispondente punk: ancora oggi la fa da padrone il presidente Karimov, vecchio burocrate dell’epoca sovietica.
Una cosa che il nostro amico uzbeko non poteva raccontarci (semplicemente perché non ancora verificatasi!) è la terribile repressione della primavera 2005, allorché violentissime manifestazioni di protesta scoppiarono nella città di Andijan, nella regione di Ferghana, in seguito alle iniziative antiterroristiche dello Stato, che portarono all’arresto di 23 cittadini accusati di essere integralisti islamici. In seguito alla rivolta, i soldati spararono sulla folla uccidendo almeno nove persone. I dimostranti per ritorsione presero in ostaggio trenta persone. La repressione del Presidente, poi estesa in tutto il paese, si ritiene che abbia causato molte altre vittime, non conteggiate negli elenchi ufficiali…

Fatto sta che, in un paese con questi problemi, considerato tra i meno sviluppati al mondo, nel quale é largamente praticato il baratto e la cui valuta non é convertibile in nessun’altra (ovvero é carta da culo), incredibile, esiste una scena punk! Negli ultimi anni, a Tashkent, sono stati organizzati molti festival rock che hanno ospitato anche qualche band classificabile come punk. Occorre però sottolineare alcune cose: prima di tutto, come sempre accade in paesi desolati come questi, anche in Uzbekistan esiste un’enorme differenza tra la capitale e il resto del paese; di conseguenza, la scena musicale é concentrata in città e interessa un pubblico molto limitato, ovvero la nuova borghesia figlia della speculazione capitalistica post-sovietica. E’ triste, ma é così. Secondo, non tutti i gruppi inclusi nella compilation “Paxta-core” possono essere considerati punk, ma sono più che altro gruppi rock che, suonando male, risultano decisamente punk…
Detto questo, si parte con il punk-rock stonato dei Tupraticons, che il nostro amico uzbeko non riteneva essere un gruppo genuinamente punk perché interessato al business. Bisogna ammettere però che “Nonna KGB” é un gran titolo! La successiva “Degenerate” é invece un coraggioso incrocio tra disco-punk e liscio da balera. I Brogen Bogen si cimentano in uno ska-core davvero flaccido e sbilenco nel pezzo “Strade malfamate“, mentre gli
Слезы Солнца (Lacrime del Sole, dall’omonimo film con Bruce Willis!) non suonano punk, ma un fantastico rock sovietico con tastiere e sintetizzatori! E’ l’unico gruppo della compilation del quale sono riuscito a recuperare qualche info: “Ci siamo formati quasi per caso. Io [Nikita] un giorno ho incontrato un mio amico e gli ho chisto se voleva formare una band con me. Gli ho chiesto: che strumento suoni? Quello mi ha risposto: la fisarmonica. Beh, gli ho detto io, allora suonerai il basso. Poi é arrivato Pasha, il batterista. Al ché il gruppo era al completo, ed é iniziata l’epopea dell’acquisto degli strumenti: il basso lo abbiamo costruito con pezzi di vecchi strumenti rotti, la batteria l’abbiamo comprata al mercato di Tashkent per 40 dollari. Abbiamo poi recuperato alcuni cavi jack di seconda mano. Solo che erano tutti lacerati e aperti, quindi abbiamo comprato anche un saldatore e del nastro adesivo. Abbiamo iniziato a suonare facendo qualche cover, tipo Smells like teen spirit e Nothing else matters… solo che suonare Nothing else matters e cantarla contemporaneamente era troppo difficile per me, quindi abbiamo preso Elias, un chitarrista ritmico. Con questa formazione abbiano fatto il primo concerto al Festival dello Studente dell’Istituto di Irrigazione e Meccanizzazione dell’Agricoltura di Tashkent. Non andò granché bene, soprattutto per l’incompetenza degli organizzatori…”.
Hardcore Opa e Red Aktsiya suonano un h.c. vecchio, sudicio e approssimativo, mentre i Bgmoltsy I Groboverzhtsy
un post-punk imperscrutabile e pauperistico, ma interessante. Chiudono i Сучий Потрох (Frattaglie di cane) con “Corpo morto” e “Mio caro” (terrificante garage psichedelico registrato il peggio possibile) e gli Skisserz, che invece si cimentano in un folk-punk mediorientale, davvero borderline. Buon ascolto!

>>> Download AA.VV. – Paxta-core: Uzbekistan Underground in .mp3 (.rar – 83 mb.)

2 Comments on

  1. Ted
    Replied on 27/07/2011 at 13:20

    Straordinario! Salutatemi l'Uzbekistan!

  2. Anonimo
    Replied on 04/11/2012 at 21:29

    Ciao! Ma i "lacrime del sole" sono davvero bravi! Avete news???

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