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[Free music for punx]

ROCK THE SOVIET! Storie rock d’epoca sovietica.
[Puj] E’ da un po’ che per allietare le mie grigie giornate mi dedico alla scoperta del pun
k sovietico. Con esiti di grande sollazzo e soddisfazione!
Nell’avvicinarsi alla storia del genere, la prima co
sa che salta all’occhio è che la diffusione del punk in Unione Sovietica seguì dinamiche del tutto proprie, tant’è che fino alla fine degli anni ’80, a parte alcune sporadiche e bizzarre eccezioni, in Russia non esistevano gruppi catalogabili come punk. Strano, se si pensa che in paesi del tutto insospettabili (dal sud america al sud africa, compresi quelli oltrecortina come Polonia, Cecoslovacchia, DDR…), esisteva una scena punk dalla fine degli anni ’70; meno strano se si riflette sul clima inquisitorio e sulla chiusura culturale della Russia di Breznev (e dell’interregno che precedette la Perestrojka), che non solo osteggiava la diffusione della cultura punk (liquidata come segno della decadenza e del malcostume capitalisti), ma rendeva difficoltoso suonare ogni forma di musica che potesse essere bollata come “rock”: basti pensare che nel 1985, fu avviata da Cernenko una “Campagna Anti-Rock” che portò alla messa al bando di 41 rock bands russe! Il punk, in questo clima, a causa dell’effettiva impossibilità di accedere ai dischi occidentali, era più un mito che un genere musicale.
Fu a ridosso degli anni ’90, grazie alla svolta politica e culturale di Gorbačëv, che si crearono gli spazi entro i quali poterono muoversi liberamente gruppi rock o pseudo-punk che poi conobbero autentica diffusione in epoca post-sovietica. Infatti, nell’era della Glasnost (la “trasparenza“, una linea politica di rottura con l’autoritarismo stalinista dell’epoca di Breznev, che ebbe, comunque sia, notevoli responsabilità nel collasso del sistema sovietico) scomparve quasi del tutto l’inesorabile censura degli anni precedenti e lo Stato favorì il fiorire di realtà artistiche prima impensabili. Furono gli anni della cosidetta “Tusovka”, una specie di new wave sovietica, che interessò tutti gli ambienti artistici e culturali del paese. Poi nel ’91 l’Urss implose e tutto cambiò radicalmente.
Solo molto più tardi, nella Russia capitalista di fine anni ’90, si potrà però parlare di una vera e propria scena punk/hc d.i.y. sul modello di quella
occidentale, con band influenzate dagli stili europei e americani, ed inserite nel circuito d.i.y. mondiale. Purtroppo, l’attuale scena punk/hc russa, d.i.y. o non d.i.y., é troppo occupata a copiare minuziosamente il modo di vestire e i generi musicali dell’occidente, per riflettere sulla ricchezza musicale del proprio passato. All’insegna degli effetti livellanti e omologanti della globailizzazione, pare che, per i giovani russi degli anni zero, più una band assomiglia, in tutto e per tutto, a qualche sfigato gruppo occidentale, meglio é. Tutto il mondo ormai é paese, e questo paese si chiama Mtv.
Sta di fatto che negli anni ’80, durante il regime comunista, un po’ per l’isolamento culturale, un po’ per la scarsità di mezzi, un po’ per il fiato del KGB sul collo, la scena musicale russa ha visto nascere grandi gruppi dallo stile unico (presoch
é sconosciuti in occidente), protagonisti di storie avventurose come quelle che seguono…

[Rock the Soviet! part 1]
Автоматические Удовлетворители (Proto-punk, Leningrado)Претензии не принимаются (anthology 1979 – 1994)
[Puj] Il nonno di tutti i punk russi é probabilmente Andrev Panov, il fondatore degli Автоматические Удовлетворители (abbreviato A.U.), proto-punk band di Leningrado.
Folgorato dalla notizia che da qualche parte in occidente esisteva un gruppo irriverente chiamato Sex Pistols, il diciannovenne Andrev decise, nell’est
ate del 1979, di mettere in piedi una rock band il cui nome sarebbe stato la traduzione, più o meno fedele, di Pistole del Sesso. Purtroppo, forse per incomprensioni linguistiche, non trovò di meglio che “I soddisfatori automatici” (?).
Panov, all’epoca, lavora
va in un negozio di musica di Leningrado che era (ed é tutt’oggi, con il nome originario di San Pietroburgo) la città della Russia più soggetta all’influsso occidentale, consideratane la posizione ai bordi dell’impero sovietico.
I componenti della band, come da tradizione punk, si diediero altisonanti nomignoli offensivi: Andrev era “il Suino”, poi c’érano “Pinochet”, “Il Fruscìo” e “Rabbioso”. Panov era un personaggio provocatorio e selvaggio, un vero Jonnhy Rotten comunista, per il quale il punk non aveva nulla di politico, ma era solo provocazione estetica e rifiuto della tradizione musicale sovietica. Gli A.U., a differenza di molti altri gruppi punk connazionali, si cimentavano infatti in un hard-rock molto poco russo, che ricorda piuttosto certe proto-punk bands occidentali.
La pri
ma performance pubblica della band si tenne nel 1980 in un club della città, in occasione del compleanno del produttore discografico Andrey Tropillo, talent scout underground e funzionario della casa discografica di stato (la Melodiya – naturalmente l’unica casa discografica della Russia comunista). Come é ovvio, questa prima esibizione degli A.U. non fruttò a Panov e compagni un contratto discografico, bensì l’apertura di un dossier a loro dedicato negli archivi del KGB. Nell’81 gli A.U. furono invitati da un giovanissimo Artemy Troitsky (noto agitatore underground dell’epoca sovietica) a Mosca per una serie di concerti segreti avvolti da un alone di leggenda, poi il silenzio, fino alla fine dell’82 allorché la band riprese a fare saltuarie apparizioni in case private e poi di fatto si sciolse. D’altronde, a metà degli anni ’80 il Governo non tollerava più esibizioni di rock band in luoghi che non fossero i club ufficiali di Stato. Fino al 1987 gli A.U. furono dunque un gruppo fantasma e un nome negli elenchi della polizia segreta, più che una vera e propria realtà musicale. Solo negli anni della Glasnost di Gorbaciov, la band uscì allo scoperto, registrando dischi, partecipando a festival e a trasmissioni televisive, senza mai però ottenere un rilevante successo. Panov morì nel 1998 di peritonite e gli A.U. lo lo seguirono nella tomba.
Qui sotto, un’antologia dei Soddisfatori Automatici che raccoglie materiale dal 1979 al 1994, originariamente pubblicata in doppia cassetta negli anni ’90. Qulache titolo significativo? “Nonsenso“, “Risata
“, “Cagna” e “Ubriachezza“.

>>> Download Автоматические Удовлетворители – 1979-1994: Претензии не принимаются album in .mp3 (.rar – 143 mb.)

[Rock the Soviet! part 2]
Жанна Агу
зарова и Браво! – (pop-rock, Mosca) – 10 (LP 1983-1984)
[Puj] Ne
gli anni ’80, anche personaggi oggi appartenenti allo star system russo, come la cantante Zhanna Aguzarova, ebbero grossi problemi con la legge e furono bollati come agitatori politici. Zhanna Aguzarova fu la cantante di un gruppo swing-pop chiamato Bravo! tra l’83 e l’89.
Ascoltando i dischi dei Bravo! non si riesce a credere che dietro a quelle zuccherose musichette da balera si potesse celare una minaccia per lo Stato. Come se da noi i Ricchi e Poveri o Loredana Berté fossero considerati alla stregua di pericolosi dissidenti!
Zhanna si presentò al pubblico moscovita dei concerti rock illegali nel dicembre 1983, quando i Br
avo! tennero il loro primo concerto nella vecchia discoteca del Velodromo. All’epoca, Zhanna si spacciava per l’emancipata artista moscovita di nome Ivana Anders, studentessa di medicina e figlia di diplomatici russi a New York. In realtà Ivana/Zhanna era di famiglia modesta, era nata nell steppa nei pressi dell’Uzbekistan e aveva vissuto l’adolescenza in Siberia, nella regione di Tyumen (guardate dove si trova sulla cartina e tremate).
Mossa dal desiderio di diventare una famosa attrice, aveva lasciato tutto ed era fuggita a Mosca. Senza doc
umenti, senza propiska (una specie di permesso di soggiorno della russia stalinista) e senza lavoro, Zhanna si era fatta prestare il passaporto da un tale Ivan Anders, ci aveva aggiunto una A e la sua foto, e se l’era tenuto. Era diventata così Ivana Anders. Si era poi cucita addosso una vita di brillante studentessa del tutto inventata, non tanto per evitare guai con la legge, quanto per non essere additata come Limitchitsa, ovvero campagnola immigrata e parassita, secondo il termine moscovita fortemente denigratorio. In realtà Zhanna era nullafacente, il che nella Russia sovietica era considerato un reato.
Dopo un anno trascorso a bighellonare per la capitale, Ivana/Zhanna entrò nel gruppo dei Bravo!, una band di jazz-rock easy-listening piuttosto ordinaria, ma tremendamente vivace rispetto agli standard un po’ lugubri e seriosi del rock illegale russo. Il successo underground del gruppo fu immediato e, naturalmente, attirò le attenzioni del KGB e della squadra anti-rock del Dipartimento dell’Interno. Tanto che il secondo concerto dei Bravo! in un club della capitale, ebbe un triste epilogo, che la stessa Zhanna ci racconta: “Tenemmo un concerto nel nostro club, quello in cui facevamo le prove. Era una sala molto piccola, per trecento persone, ma la gente era molta di più. Mi dissero poi che i bagarini avevano venduto un migliaio di biglietti, almeno la metà dei quali erano falsi. Non sapevamo nulla di tutto questo, ma naturalmente la notizia arrivò alle persone giuste. Sopraggiunsero sessanta miliziani e cinquanta uomini in borghese. Dissero che era la più grande operazione di questo genere mai fatta. Circondarono il club con un doppio cordone in modo tale che nessuno potesse scappare, poi invasero la sala. Io stavo cantando sul palco quando improvvisamente vidi degli uomini in uniforme farsi largo minacciosamente attaverso la folla. Alla fine, arrivati sul palco interruppero tutto; presero tutti quelli che capitavano a tiro, li buttarono nelle camionette e li portarono alla stazione di polizia della zona. Lì registrarono le loro confessioni – tipo dove avevano preso i biglietti, quanto li avevano pagati e così via – poi li lasciarono andare. Requisirono anche tutte le pellicole fotografiche. Arrestarono anche noi e ci interrogarono separatamente. I ragazzi erano terrorizzati, cercai di calmarli. Continuavo a dire: “Non c’è da aver paura, non abbiamo fatto niente! Non confesate cose che non avete fatto!”. Conosco questi bastardi: cercano di convincere la gente a confessare quello che vogliono loro…“. Dopo quegli avvenimenti a Mosca i concerti rock si tennero solo in gran segreto, in abitazioni private.

Il culto dei Bravo! intanto cresceva, e con esso i poblemi dell’Aguzarova con la legge. Nel 1984 si fece vivo il povero Ivan Anders che reclamava il suo passaporto. Zanna acconsentì di incontrarlo, per restituirglielo.
L’appuntamento, organizzato in una stazione della metropolitana di Mosca, si rivelò una trappola: qualche giorno prima, Ivan era stato trovato dalla polizia senza docume
nti e aveva subito confessato di averli dati alla Aguzarova. Come i due si incontrarono, sbucarono decine di miliziani e arrestarono Zhanna. Fu portata alla stazione della Milizia di Piazza Puskin (tristemente nota a tutti i punk e gli hippy moscoviti) poi nella prigione della Butyrka. Solo dopo l’arresto, i compagni di band vennero a conoscenza della vera identità della cantante!
Al processo, il tribunale
la bollò come una ragazzina naif, incosciente e per nulla pericolosa. Fu quindi rilasciata nel settembre 1984 e rispedita a casa, in Siberia. A Tyumen le fu dato un lavoro in una segheria nei dintorni: chiusa dodici ore al giorno in una cabina di controllo, aveva il compito misurare la lunghezza e il diametro dei tronchi tagliati. Nel 1986 Zhanna riuscì a tornare a Mosca, meno ingenua, meno selvaggia, ma ugualmente determinata. Questa volta, scese a patti con la burocrazia, riuscendo a mettersi (più o meno) in regola. Approfittando del clima culturalmente più favorevole, portò i Bravo! al successo fino a diventare un’icona pop degli anni della Perestrojka, attirando le attenzioni di Brian Eno, che andò vicino a produrle un disco. Oggi è una signora eccentrica completamente sbroccata, famosa in tutta la Russia come regina del kitsch. I tempi della sua (semi-incosciente) dissidenza politica sono lontanissimi…
Qui sotto potete scaricare una retrospettiva dei Bravo! che
raccoglie le loro prime cose risalenti al biennio ’83-’84: brani pop tra swing, reggae e rockabilly con titoli innocui come “Scarpe gialle“, “Gatto nero” e “Leningrado Rock’n’Roll“.

>>> Download Браво! 10 (1983-1984) album in .mp3 (.rar – 82 mb.)

[Rock the Soviet! part 3]
Гражданская Оборона (anarcopunk, Siberia) –
Оптими́зм (Lp 1985)
[Puj] Dopo il rock melenso dei Bravo!, passiamo a cose ben più serie. Si é detto che il punk in Russia, almeno come noi siamo abituati ad immaginarlo, forse non é mai esistito. Fa eccezione una celebre, incredibile band: i Grazhdanskaya Oborona.
Per scovare l’unico vero gruppo punk anarchico, clandestino e d.i.y. di epoca sovietica occorre abbandonare la russia occidentale delle avanguardie culturali ed inoltrarci verso est, nella provincia dell’Impero: in Siberia, a migliaia di chilometri dalla capitale (lontano da orecchie troppo indiscrete), sorse infatti quella che potremo definire, secondo i nostri canoni, una vera e priopria scena punk underground, capitanata dalla figura di Yegor Letov (il primo a sinistra nella foto) e dei suoi
Grazhdanskaya Oborona, che per alcuni anni rappresentarono un vera leggenda del rock clandestino. I Гражданская Оборона (“Difesa Civile”, noti anche con il diminutivo ГрОб, che in russo significa “bara”) furono formati a Omsk intorno al 1984 da Yegor Letov e Konstantin Ryabinov precedentemente impegnati nel progetto musicale denominato Posev (“Semina”) con il quale si esibivano saltuariamente nella metropolitana di Omsk. A causa dei testi ferocemente anti-governativi di Letov, il Kgb non impiegò molto a mettersi sulle tracce dei ГрОб che nel frattempo avevano inciso alcuni nastri che circolavano come samizdat (o meglio, come magnitizdat) tra i giovani siberiani. Materiale registrato in condizioni precarie, clandestinamente, con strumenti di fortuna.
Nel 1985 Letov fu prelevato dalla Polizia e chiuso in manicomio. Una sorte comune a molti agitatori culturali della russia sovietica se ritenuti realmente pericolosi dalle autorità. Letov fu sottoposto ad una terapia a base di neurolettici che gli procurò danni alla vista; paragonò la sua esperienza nell’ospedale psichiatrico a “quanto di più simile alla morte potessi immaginare“. Fuggito dall’ospedale, Letov si gettò anima e corpo nella band scrivendo e registrando una montagna di materiale che sarà poi ordinato e pubblicato negli anni successivi e andrà a comporre l’infinita discografia dell’unico, grande, autentico gruppo anarchico della russia sovietica.
Il nome di Yegor Letov compare in altri progetti musicali che hanno coinvolto dissidenti siberiani, come la band della cantautrice Yanka Diagileva, morta suicida a 24 anni, e la folk-punk band Spinki Menta, che registrò due nastri tra l’87 e l’88. Il punk siberiano é noto anche come “punk esistenzialista” perché univa ad una musica trasandata e cinica, testi poetici e caratterizzati da un fondo di disperazione.

Dei Grazhdanskaya Oborona, dopo il bellissimo “Armageddon-pops“, già da tempo disponibile su questo blog, proponiamo ora il disco “Оптими́зм” (Ottimismo), che raccoglie alcune delle prime registrazioni della band, effettuate nel 1985, prima dell’internamento di Letov. Il fascino che (almeno su di me) esercitano i pezzi di questo disco é indescrivibile! La qualità terrificante della registrazione, i suoni di chitarra a zanzara, la voce distorta di Letov, gli errori di esecuzione, i tratti di nastro rovinato e i fruscii esagerati parlano chiaro sulle condizioni di precarietà e clandestinità disperata nel quale furono registrati questi brani. L’inizio di “Я бесполезен” (“E’ inutile“, il pezzo di apertura) é folgorante: un minuto di laconiche note di basso interrotto dal cacofonico, lancinante ingresso di chitarra e voce. Il ghigno diabolico di Letov introduce un inno sbilenco, sudicio e stonato.
E’ difficile immaginare come e perché Letov,
alla caduta del regime sovietico, dopo aver dedicato la sua esistenza alla derisione della Nomenklatura sovietica ed aver incarnato l’afflato di ribellione di migliaia di giovani russi, sia potuto diventare un nostalgico del comunismo e un fervente nazionalista, tanto da collaborare alla nascita del Partito Nazional-Bolscevico, una strana formazione politica con posizioni sia di estrema destra che di estremna sinistra (…), che oggi conta una decina di migliaia di tesserati nel paese. Ormai non glielo si può più chidere perché Yegor ci ha salutati per sempre, nel 2008, a soli 43 anni, colto da un infarto nel sonno…

>>> Download
Гражданская Оборона – Optimizm! in .mp3 (.rar – 41 mb.)

[Rock the Soviet! part 4]
Монгол Шуудан (Anarcopunk?, Mosca) – Паровоз-Анархия (LP – 1989)
[Puj] Tra il sound edulcorato dei Bravo! e il feroce anarcopunk di Letov, esisteva in Russia una scena rock non catalogabile come pop né come autenticamente punk, nel senso più trasgressivo del termine: rock-bands poco inclini ad allinearsi ai canoni richiesti dall’industria discografica sovietica, ma nemmeno così radicali come i Grazhdanskaya Oborona.
A questa categoria appartengono i grandi
Монгол Шуудан (Servizio Postale Mongolo) di Alexey Nikishin (foto, recente). Formatisi a Mosca, pubblicarono il loro esordio nel 1989, nell’Ussr meno opprimente dell’era Gorbaciov. “Паровоз-Анархия” (che tradotto suona una cosa tipo “Anarco-locomotiva“) é un disco scassato, ma inevitabilmente evocativo: il solito mix di punk più per caso che per scelta, reggae sbilenco, musica tradizionale e rock qualunquista, che miracolosamente funziona.
La musica dei
Монгол Шуудан evoca visioni sublimi: i casermoni di cemento delle periferie delle città sovietiche, le statue di Lenin nelle piazze deserte, i vestiti fuori moda dei giovani russi dell’epoca, i concerti abusivi nel retro dei ristoranti… Canzoni che sembrano composte da musicisti amatoriali che hanno imparato a suonare su qualche terribile disco di rock dozzinale, giunto dall’occidente. Grandioso! I Монгол Шуудан esistono ancora oggi, ma non ve li raccomando: sono ormai anziani rocker un po’ imbolsiti. Non per discriminare i vecchi rocker imbolsiti (forse lo saremo anche noi fra qualche anno…), però nulla a che vedere con il fascino che potevano esercitre i giovani Монгол Шуудан degli anni ’80, band anti-governativa che diffondeva con le proprie canzoni ideali anarchici e si auto-proclamava la reincarnazione dell’Armata Rivoluzionaria Insurrezionalista Ucraina!

Apriamo una parentesi… La Revolyutsionnaya Povstancheskaya Armiya Ukrainy detta anche Armata Nera o, confidenzialmente, Makhnovščina, dal nome del suo condottiero, l’anarchico Nestor Makhno, era una milizia popolare volontaria che combatté in Ucraina ai tempi della Rivoluzione (1918-1921) contro chiunque volesse mettere le mani sulla terra natìa: gli austro-tedeschi inizialmente, con azioni di guerriglia mirate; gli zaristi dell’Armata Bianca antibolscevica di Anton Denikin (che sconfissero); i bolscevichi dell’Armata Rossa, che infine ebbero la meglio su di loro e ne fecero massacro per ordine di Lev Trockij.
I militanti anarchici di Makhno difendevano e diffondevano una visione dell’organizzazione sociale radicalmente anarchica: reclamavano un totale smantellamento dell’autorità, ed erano famosi per i manifesti che affiggevano nei villaggi in cui entravano: “La libertà dei contadini e degli operai appartiene a loro stessi e non può subire restrizione alcuna. Tocca ai contadini e agli operai stessi agire, organizzarsi, intendersi fra di loro, in tutti i campi della loro vita, come essi stessi ritengono e desiderano […]. I machnovisti possono solo aiutarli dando loro questo o quel parere o consiglio […]. Ma non possono, e non vogliono, in nessun caso, governarli”.
Durante la guerra civile, grazie a Makhno e i suoi molti terreni furono sottratti ai grandi latifondisti e venn
ero interamente consegnati ai braccianti che ne attuarono l’autogestione. La parabola (conclusasi nel sangue) dell’Armata Nera ucraina, come tutte le vicende dei movimenti “perdenti” della storia, é ancora poco conosciuta e studiata, ma indubbiamente rappresenta uno dei momenti più interessanti della storia dell’anarchismo del ventesimo secolo!

Tornando ai Монгол Шуудан, tale era la loro identificazione con la Makhnovščina, che molti dei loro brani erano in realtà versioni rock delle canzoni anarchiche della guerra civile russa. Forse fu proprio questo loro essere anarchici più in senso storico-filologico che politico a preservarli dalle attenzioni del Kgb.
I Монгол Шуудан si formarono nel 1987 e pubblicarono una lunghissima serie di dischi (non ancora interrottasi), tra altri e bassi, nel corso degli anni. Malgrado il tempo trascorso, non hanno mai abbandonato la propria fede libertaria, come testimonia un recente disco da loro interamente dedicato all’anarchico Kropotkin o un altrettanto recente album intitolato “La proprietà é un furto“.
Qui sotto, il loro primo album, il già citato “Anarco-locomotiva“, che a differenza dei successivi é più selvaggio e spontaneo, ed anche più suggestivo benché ricco di imprecisioni e scelte di mixaggio senza senso. Grandi pezzi come ведение (Manutenzione), Продразверстка (Appropriazione del surplus), Комиссар (Commissario), Анархический батальон (Battaglione anarchico), Песня черного анархиста (Canzone dell’Armata Nera Anarchica), Граната (Granata). Il mio preferito é l’inno alla diserzione
Мама-анархия (Mamma Anarchia): “Ehi ma’, un fendente a destra, uno a sinistra, sulla mia testa, che sta succedendo? Uno sparo, e un altro soldato é fottuto. Strappa tutte le bandiere, io dico che puoi. Sono il capo dei cosacchi! Fanculo alle vostre file, la nostra tempesta vi spaccherà in due! Ma all’improvviso incontriamo le sentinelle kazake, o mamma, aiutami tu! Mamma Anarchia, mamma Anarchia! Io non so quello per cui sto combattendo, so solo che se mi prendono questo sarà il mio errore! Mamma Anarchia! Nella mischia, ho fatto fuori il comandante, oh, beh, lasciate che si fotta! L’armata rossa si é dispersa nella notte… ma potete essere di qualsiasi colore, tanto sentiamo il vostro odore là fuori! I cosacchi cavalcano… oh mamma, autami, non so che cosa vogliono, so solo che se mi prendono questo sarà il mio errore… Mamma Anarchia! Mamma Anarchia!“.
La copertina dell’album é orrenda, ma riproduce l’immagine stampata sui vecchi francobolli del Servzio Postale Mongolo, che è anche il nome del gruppo, e quindi almeno ha un senso.

>>> Download Монгол Шуудан – Паровоз Анархия album in .mp3 (.rar – 50 mb.)

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