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[Free music for punx]

Il free-rock politico inglese tra epoca hippie e punk (1975-1982). Wow!
[Puj] Del punk inglese si è parlato fino alla nausea: pile di libri, monografie, rassegne fotografiche, studi para- sociologici… basta! Restiamo in Inghilterra, restiamo a fine anni ’70, ma parliamo di un’altra scena musicale, sempre d’ispirazione anarco-libertaria: quella hippie free-rock! Restate seduti, sordidi punx con il giubbotto unto! Di questo giro musicale (e non solo) orbitante tra il jazz e la sperimentazione free-form, sopravvissuto alla stagione creativa degli anni ‘60, facevano parte anche personaggi chiave del punk anarchico inglese come Penny Rimbaud e Gee Vaucher dei Crass.
All’inizio degli anni ’70 Pen
ny Rimbaud inaugura un collettivo musical/teatrale di nome Exit (la direzione che si prevedeva avrebbe preso il pubblico ai loro concerti, come dice lo stesso Penny): “Gli Exit erano un progetto assolutamente anti-musica e ispirato a quello che stava succedendo in America con il free-jazz e in Europa con l’avanguardia: era “anti-forma”. Fino a quel momento si poteva dire che la musica aveva avuto una certa forma, come fino al cubismo l’arte aveva avuto un certo tipo di forma figurativa. Gli EXIT – dice Penny – erano un’operazione di guerriglia. Di solito ci presentavamo da qualche parte e suonavamo senza essere invitati. Di sicuro non avevamo né l’ambizione né il desiderio di entrare nel mondo commerciale della musica…”.
Gli Exit si collocano in una terra di nessuno tra il progressive-rock dei primi ’70 e l’esplosione del punk di fine ‘70: uno scenario che ha visto agitarsi tanti altri sperimentatori (pre-punk o post-hippie) dell’underground inglese, personaggi radicali e anarcoidi come Genesis P.Orridge e Cosey Fanny Tutti dei futuri Throbbing Gristle, Fred Firth e Lindsay Cooper degli Henry Cow, il sassofonista Lol Coxhill, gruppi come Art Bears, Cassiber, Red Balun… Autori di anti-musica eroica e militante.
Proponiamo qui una rassegna di alcuni grandi dischi di questa
area grigia della storia del rock dissidente: progetti musicali sfuggenti, orbitanti attorno a jazz, progressive rock e post-punk, con qualche puntata verso l’anarco-punk creativo, tanto per dimostrare che tra il jazz sperimentale e l’approccio dei Crass alla fine non c’era poi questa grande differenza. Comunque sia: roba fuori moda al massimo! [nella foto: gli Henry Cow in pausa pranzo durante un tour]

[U.K. free-rock 1]
LOL COXHILL – Welfare State (Lp 1975)

[Puj] Il sassofonista Lol Coxhill, classe 1938, é una delle figure più interessanti della storia della musica rock. Rilegatore di libri e musicista amatoriale, ha militato in decine di ogni genere dagli ensemble jazz ai gruppi punk (ha suonato il sassofono in “Music for Pleasure” dei Damned ed è andato in tour con loro nel 1977!), collaborando con personalità disparate (dal prog-rocker Kevin Ayers all’anarcopunk Penny Rimbaud), pubblicando dagli anni ’70 ad oggi una serie di dischi spiazzanti e geniali come “Ear of the Beholder” del 1971, un collage di musica improvvisata e situazionista registrato per strada, sotto i ponti, alle fermate della metropolitana.
Nel 1973 Coxhill mette insieme una specie di comune artistica formata da freak, vagabondi e musicisti di strada, e incide l’album a nome Welfare State: un progetto nel quale jazz, jingle, canti da pub e musica folkloristica convivono all’insegna della precarietà di mezzi e dell’improvvisazione. Ce ne parla l’autore nel retrocopertina: “Il Welfare State (stato di benessere) è un consorzio nomade di artisti, musicisti e performers. Come maghi pubblici o ingegneri dell’immaginazione inventano cerimonie, officiano rituali e costruiscono immagini per particolari tempi, luoghi e stagioni. Viaggiando attraverso l’Europa come un villaggio mobile di roulotte e furgoni, lo “Stato di Benessere” organizza e anima eventi di massa all’aperto con elementi scultorei, piéces teatrali, cerimonie, danze, sfilate e altre attrazioni surreali. Composto da sedici adulti e sette bambini lo “Stato di Benessere” viaggia per piccole tappe o per lunghe distanze, ovunque sia possibile o necessario rendere concreta la poesia. La musica dello “Stato di Benessere” è funzionale. Ciascuna performance viene composta per una determinata azione, immagine o atmosfera”. “Welfare state” é un disco sbilenco al massimo, registrato all’aperto e completamente folle. E’ un anti-disco. O meglio: è un disco di musica intesa come strumento di condivisione umana ed esistenziale, d’interazione gioiosa con l’ambiente circostante, non certo come atto artistico… [nella foto: Lol Coxhill, dalle note del vinile di “Welfar State”].

>>> Download LOL COXHILL – Welfare State (1975) in .mp3 (.rar – 47 mb.)

[U.K. free rock 2]
HENRY C
OW – “Western culture” (Lp 1978)
[Puj] Gli Henry Cow furono tra le più importanti band dell’era progressiva inglese. Fred Frith e Tim Hodgkinson, studenti dell’Università di Cambridge, formano gli “Henry la Mucca” nel 1968, dichiarando subito guerra al mercato musicale ufficiale e al suono stereotipato delle rock-band dell’epoca. Definiscono il loro genere “dadà-blues” o “Neo-Hiroshima” e si considerano una band “aperta”. I primi cinque anni di attività trascorrono tra concerti saltuari e rutilanti cambi di formazione. Nel 1973 firmano per la neonata Virgin Records (ed entrano a far parte del vituperato mercato musicale…). Nel frattempo appare conclamata la loro vicinanza ai movimenti di estrema sinistra: vengono apprezzati soprattutto nei paesi dove il connubio musica-politica è più forte, come in Italia; ad esempio, suonano a Pordenone nel 1975, durante un serata promossa dal movimento Democratico dei Soldati e degli Sottoufficiali dell’Esercito Italiano (!) per la revisione radicale del regolamento di disciplina (Prezzo: lire mille. Ingresso gratuito ai militari… ah,ah,ah,ah !!!).
Fino alla metà dei ’70 tutto funziona per il meglio, poi, con l’avvento del punk, l’interesse di pubblico e case discografiche per il rock colto scema, fino a farsi nullo. La Virgin li scarica, ma loro continuano a suonare in giro, sebbene con le pezze al culo. Ad un certo punto, il malumore si diffonde all’interno gruppo: alcuni vorrebbero recuperare un discorso più vicino alla forma canzone, per poter dialogare con un mercato musicale sempre più sordo alle sperimentazioni hippie, altri vorrebbero invece, e più coerentemente, fare il dito medio e puntare tutto sulla forma libera, come dichiarazione politica, in disaccordo con le tendenze culturali predominanti.
Dalla situazione, se ne esce con un compromesso: Fred Frith e Chris Cutler danno vita ad un gruppo parallelo (gli Art Bears) che si dedica ad un avventuroso (quanto, di fatto, mai compiuto) connubio tra canzone e jazz anarchico, e acconsentono di registrare un disco con gli Henry Cow di jazz-rock strumentale e concettuale (senza apportare però nessun contributo compositivo). “Cultura occidentale” è il risultato di quest’ultima tormentata stagione creativa di Henry la Mucca: un disco di jazz espressionista e anti-capitalista molto inquietante. Sarà l’ultimo album della band che si scioglierà di lì a poco. Il disco è diviso in due parti: una composta interamente da Tim Hodgkinson intitolata “Storia e prospettive” che si apre con “La decadenza delle città”, l’Industria” e si chiude con “Sulla zattera”. Il secondo lato intitolato “Giorno per giorno”, è invece opera della clarinettista Lindsay Cooper, e si conclude con “Metà del cielo”, una citazione ironica della celebre massima di Mao Tse-Tung: “Le donne sono l’altra metà del cielo“. Nella ristampa in cd dell’album sono state inserite alcune bonus tracks tratte dalle session di registrazione del periodo, tra cui un pezzo cantato dal titolo “Viva Pa Ubu”, immginaria colonna sonora della commedia “Ubu Roi” di Alfred Jarry (un must del teatro anarco-dadista).

Nel marzo del 1978 gli Henry Cow organizzano un grande concerto a Londra, al quale invitano quattro prog-bands europee di area radicale: Stormy Six (Italia), Samlas Mammas Manna (Svezia), Univers Zero (Belgio) e Etron Fou Leloublan (Francia); battezzano l’evento “Rock in Opposition”: è l’atto di nascita di un movimento politico-musicale (“R.I.O.”, appunto) che vede coinvolte varie bands europee di free-rock, che non si identificano né con l’iconoclastia musicale del punk (all’epoca imperante) né con il resto del mercato discografico ufficiale. I gruppi “R.I.O.” si battono contro l’egemonia del rock americano e la semplicità rassicurante della pop-music, in nome della tutela dei particolarismi territoriali e culturali nell’ambito della musica rock e a favore dell’utilizzo della lingua madre da parte dei gruppi (e non dell’inglese, secondo quanto imposto dal mercato musicale imperialista anglo-americano!). Nel manifesto del movimento Frith scrive: “I discografici prendono le loro decisioni basandosi sul profitto ed il prestigio. Essi hanno le orecchie solo quando si tratta di spillare denaro. E hanno un cuore che pompa il sangue di quelli che uccidono“. E conclude con una roboante affermazione: “L’indipendenza è un primo passo valido solo se seguirà una rivoluzione“. Il R.I.O. fu un primo, ambizioso tentativo di creare una forma di autoproduzione ed autogestione della musica su larga scala, politicamente cosciente, con un programma e un’organizzazione ben definiti. Non durò molto (il secondo evento R.I.O. ufficiale si tenne a Milano nel 1979 al Teatro dell’Elfo, seguirono due eventi minori in Svezia e Belgio, poi più nulla), però ancora oggi esistono molte band di rock progressivo che si riconoscono nell’etichetta “R.I.O.” divenuta sinonimo di indipendenza culturale e materiale dai trend e dalle leggi di mercato vigenti…

>>> Download HENRY COW “Western culture” in .mp3 + complete art scan (.rar – 120 mb)

[U.K. free rock 3]
RED BALUNE – “Maximum Penalty” (e.p. 1979)

[Puj] Dopo aver condiviso alcuni album con gli Henry Cow, il sassofonista Geoff Leigh forma a Bristol i Red Balune, un simpatico ensemble musical-teatrale senza fissa dimora che è solito esibirsi in raduni politici e situazioni improvvisate. Il numero dei componenti della band è variabile: da due a trenta! Tra un concerto e l’altro, Leigh e gli altri collaborano con associazioni che si occupano di persone con disabilità o con problemi d’inserimento sociale e suonano con tossicodipendenti ed ex carcerati.
Nel 1977, (in formazione ridotta a 4) i Red Balune partono per un t
our in Olanda. Lungo la strada, raccatteranno un po’ di gente e all’ultima data del tour si ritroveranno sul palco in 12. In Olanda registrano il primo 7” “Spider in Love / Capitalistic Kid” che è un (mediocre) pasticcio jazz-punk messo insieme per scherzo (malgrado tutto, il disco avrà un discreto successo tra i cultori delle nuove sonorità). Molto più interessante è il secondo “Maximum Penalty” (che trovate qua sotto), registrato con l’aiuto di alcuni Henry Cow: un vero gioiellino dark-jazz altamente inquietante. Alla fine del 1978 Leigh si trasferisce in Belgio per suonare con un altro gruppo di musica inquietante, gli Univers Zéro, e il progetto Red Balune viene archiviato per sempre.

>>> Download RED BALUNE “Maximum Penalty” (1979) in .mp3 (.rar – 24,7 mb.)

[U.K. free rock 4]
LINDSAY COOPER, MAGGIE NICOLS & JOELLE LEANDRE – “Live at the Bastille” (Lp 1982)

[Puj] Lindsay Cooper, attivista politica e jazzista, ha suonato con molte band di free-rock inglese tra cui gli Henry Cow. Alla fine degli anni ’70 le viene diagnosticata la sclerosi multipla; si esibirà fino agli anni ’90 con diversi progetti, fino a che la malattia non glielo impedirà.
E’ stata co-fondatrice, assieme alla cantante Maggie Nicols, del Feminist Improvising Group (nella foto): una jazz-band di musica improvvistata composta esclusivamente da donne, nata nel 1977 per reazione al predominio esercitato dai musicisti maschi nell’ambiente della musica d’avanguardia.
Il debutto dell’ensemble avvenne a Londra, al festival intitolato “Music for Socialism”. Nell’occasione, il gruppo si esibsce in uno spettacolo metà musicale metà teatrale, incentrato sulle esperienze delle donne e sulle loro quotidiane attività. La Nicols ricorda la serata
definendola “un po’ anarchica”: “Ricordo che avevamo un mucchio di oggetti di scena, ci tiravamo cipolle e io giravo per il pubblico spruzzando del profumo“. Il gruppo, che va in tour un po’ in tutta europa, mette in scena parodie agro-dolci della condizione femminile nella società, utilizzando, oltre ai canonici strumenti musicali, anche oggetti d’uso domestico come aspirapolveri, scope, palette, pentole, padelle… Spesso gli spettacoli si aprivano con la band in grembiule intenta a spazzare il palco e proseguivano con l’esplorazione delle potenzialità “musicali” degli utensili utilizzati. La band inoltre cercò di rompere con la tradizionale separazione tra pubblico e musicista, coinvolgendo gli spettatori nelle performance musicali e promuovendo il principio (che più punk non si può) del “chiunque può farlo”, contro le istanze di virtuosismo ed escluvità care ai jazzisti ufficiali.
Il Feminist Improvising Group durò fino al 1982. Considerato che il gruppo non produsse alcun disco, eccezion fatta per una cassetta live, oggi naturalmente introvabile, propongo qui un album registrato dal vivo a Parigi nel 1983 da un trio formato dalle due fondatrici del Gruppo d’improvvisazione femminista, Lindsay Cooper e Maggie Nicols, e dalla contrabbassista Joelle Leandre, altra jazzista politicamente schierata, che nel 1983 entrerà nell’European Women Improvising Group (evoluzione internazionalista del Feminist Improvising Group). La proposta musicale di “Live at the Bastille” (registrato appunto tra le mura della fortezza della Bastiglia, a Parigi) non é dissimile da quella del Gruppo d’improvvisazione femminista e si colloca in bilico tra musica e rumore d’ambiente…

>>> Download Lindsay Cooper, Maggie Nicols & Joelle Leandre “Live at the Bastille” (1982) in .mp3 (.rar – 71 mb.)

[U.K. free-rock (bonus track)]
CRASS – “Nagasaki Nightmare” (7″ – 1980) + POISON GIRLS – “All systems go” (7″ – 1980) + CRASS/POISON GIRLS split (7″ – 1980)
[Puj] Oggi, quante possibilità esistono che una casalinga quarantenne con due figli adolescenti si alzi una mattina, metta in piedi una punk band anarchica e inizi a girare il paese suonando? Poche direi, ma poche erano anche nell’Inghilterra del 1976 quando Vi Subversa, quarantunenne, fondò le Poison Girls, forse uno dei più grandi e sottovalutati gruppi punk di sempre. Insieme ai Crass, le Poison Girls rappresentarono il trait d’union tra la cultura hippie artistoide dei ’70 e il punk. Dal punto di vista sia musicale che politico, il punk fu in realtà un passo indietro rispetto alle sperimentazioni dei free-rockers militanti che cercavano di andare aldilà della musica intesa come intrattenimento, oltre il singolo concepito come prodotto su misura per il mercato discografico e tentavano di spezzare la tradizionale linea di separazione tra band e pubblico (ed in definitiva, tra arte e vita!); infatti, le canzoni punk erano stilisticamente riconducibili alla rassicurante forma canzone pop, così come le esibizioni dei gruppi punk, aldilà della provocazione estetica, avvenivano su palchi tradizionali secondo modalità tipiche di un qualsiasi concerto rock del passato. Nello scenario punk ci furono però delle importanti eccezioni che declinarono le medesime istanze politico-sociali ed artistiche del free-rock entro una prospettiva più cupa e paranoica. Le più clamorose tra queste furono i Crass e le Poison Girls.
Ho scelto quindi di inserire in questa rassegna di musica hippie underground inglese degli anni ’70 anche tre dischetti delle due succitate bands, usciti nel 1980 su Crass Records: roba molto più vicina agli Art bears e agli Henry Cow che ai Sex Pistols e ai Clash! Per ragioni anagrafiche Penny Rimbaud e Vi Subversa (che nel 1977 avevano rispettivamente 34 e 42 anni) paiono infatti strane figure mezze punk e mezze hippie. I tre magnifici singoli che trovate qua sotto contengono di tutto tranne che punk tradizionalmente inteso. Partiamo da “All systems go” delle Poison Girls: “Promenade Immortelle” é una ballata crepuscolare mentre “Dirty work” é noise rock che si regge su di un riff ripetuto ossessivamente. Nagasaki Nigthmare” dei Crass non é da meno: il lato A è un freak-out noise da incubo, mentre “Big A, Little A” ha tutto l’aspetto di un rap primitivo. Per quanto riguarda lo split tra le due bands: sul lato Crass “Bloody Revolutions è un’epopea divisa in atti che alterna le solite marcette paranoiche a momenti teatrali (tra cui un intermezzo psichedelico cantato da Eve Libertine); sul lato opposto le Poison Girls si cimentano in “Persons unknown” che sembra più un pezzo dei primi Black Sabbath che una canzone punk-rock. In pratica: entrambe le band se ne sbattono della forma canzone (strofa/ritornello/strofa/ritornello etc..etc..) e degli stilemi compositivi/esecutivi del punk.
Curiosità: Vi Subversa é la mamma di Pete Fender e Gem Stone, componenti della band anarco-punk dei Rubella Ballet, che suonò spesso di supporto alle Poison Girls. [Nella foto: soundcheck dei Crass, dietro ad un ampli compare Vi Subversa]

>>> Download POISON GIRLS “All systems go” + CRASS “Nagasaki Nightmare” + POISON GIRLS/CRASS split 3 x 7″ in .mp3 + complete art scan (.rar – 51,5 mb.)

2 Comments on

  1. wmbear
    Replied on 21/02/2011 at 09:48

    altre sarebbero necessarie, ma una piccola precisazione vi può essere utile almeno per la ricostruzione storica: il concerto di HC a Pordenone non fu nel 1974, ma nel 1975, e prima di allora il gruppo aveva già suonato in Italia – in varie feste dell'unità quello stesso anno, tra giugno e luglio, concludendo a Palermo il 20 luglio – e naturalmente a Roma con Robert Wyatt e Gong il 27 giugno. ciao.

  2. Kalashnikov Collective
    Replied on 22/02/2011 at 10:07

    Uh, grazie! Ah, queste fonti sbagliate…
    Se hai altre precisazioni da darci, fai pure, ci fai un servizio gradito! Sai, il nostro scopo é, come dire, letterario/divulgativo, non sempre abbiamo scrupoli da "storici" (come forse darebbe giusto avere). Il nostro interesse principale comunque é quello di parlare di dischi lontani dal contesto punk, ma ugualmente densi di idee controculturali…

    Un abbraccio!

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