Share / condividi e diffondi

[K. touring the Balkans – 6]

Sabato 30/4: Zagreb, Croatia @ Pogon Jedinstvo + Katma + Kriva Istina
Dopo tre ore di sonno, che scorrono veloci e riposanti come un pezzo grind, saliamo in furgone diretti a Zagabria. A noi si unisce il grande Rasha con il suo pessimismo nichilista nei confronti della dogana serbo-croata. Ci preannuncia catastrofi varie, che in realtà (e fortunatamente) non si verificano.
Se il problema di Belgrado era il traffico congestionato, quello di Zagabria è la viabilità insensata. La città ha una forma non riconducibile alla geometria euclidea e un sistema di sensi unici pianificat
o da un sadico che odia l’umanità. Riusciamo comunque a raggiungere l’ostello dove passeremo la notte.
L’amico Fistra, vecchia conoscenza di Zagabria e nostro contatto attuale, però, è stato un po’ vago con l’indirizzo del Pogon Jedinstvo (luogo dove suoneremo), così l’abbiamo tirato giù da un sito in croato. Tuttavia, dopo aver parcheggiato tra un casinò e l’Hotel Sheraton, ci sorge il leggerissimo sospetto di aver sbagliato qualcosa.
Ci viene in aiuto un tatuatore della zona, al quale chiediamo di poter accedere al suo compute
r per capirci qualcosa. Lui apre il sito del Pogon Jedinstvo e sull’home page appare una gigantografia di Sarta con la faccia da maniaco sessuale. Vabbé. Alla fine capiamo dove diavolo dobbiamo andare, ovvero nello stesso posto dove avevamo suonato tre anni fa. Grazie al cielo Claudio è stato alcune volte a Zagabria in macchina e si destreggia abbastanza bene nel dedalo di vie e sensi unici.
Il Pogon è strano, assomiglia ad un loft e sta al secondo piano di una costruzione industriale. Dentro è completamente bianco, con dei finestroni che danno sul parco adiacente. Sembra di essere in una sala del museo di arte contemporanea! Il cartellone della serata prevede i Kriva Istina di Slavonski Brod e i Katma di Belgra
do. I primi fanno h.c. melodico in lingua locale e sono tecnicamente egregi, mentre i Katma sono una spettacolare crust/punk band guidata da una cantante ipercinetica con voce acidissima.
Qu
ando iniziamo a suonare noi la sala è praticamente deserta, ma dopo qualche pezzo si riempie e diviene una bolgia assurda con crowd surfing per tutti i gusti. Uno spettatore in particolare é piuttosto esagitato e fa free-climbing tra la gente, issandosi sulle teste e piroettando qua e là. E’ Claudio, il nostro driver! Stringe nella mano destra una bottiglia sospetta… Dio mio, non può essere! Prendiamo coscienza della situazione quando ormai è troppo tardi: sì, lo ha fatto. Tutti in cuor nostro sapevamo che alla fine sarebbe successo, ma non volevamo ammetterlo a noi stessi… Vorremmo salvarlo dalla rovina, ma come? Stiamo suonando, il pubbilco è infervorato, lui sfuggente e sudato come un’anguilla! La situazione, per giunta, degenera: Sarta e Milena vengono rapiti da alcuni facinorosi e issati come trofei di guerra, Puj è ostaggio di un vecchio punk croato che lo insulta per divertimento, la scaletta dei pezzi è saltata, si passa ai tripli bis e ai doppi tris, l’assenza del palco crea una situazione promiscua nella quale non si capisce più la differenza tra chi suona e chi no.
Dopo un’ora di concerto si placano le ostilità e la polvere si posa sul campo di battaglia, disseminato di cadaveri. A quel punto, una visione atroce ci si para davanti: accanto al palco giace una bottiglia d
a due litri di rakija ungherese, riversa… completamente vuota.

La storia del Pupazzo Ripieno di Rakija.
C’era una volta una bottiglia da due litri di rakija da 7o° acquistata in una locanda ungherese da un gruppo punk in tour. Giaceva infossata nel bagagliaio di un furgone in attesa di essere regalata come souvenir a qualche anziano parente che mai l’avrebbe aperta.
Ella riposava immobile e beata tra un ampli per chitarra e uno per basso fino a che, in un bel momento, una forza oscura ed inaspettata volle, ahimé, che il suo destino mutasse e che il suo contenuto andasse a riempire il ventre di un diabolico pupazzo. Eccola quella forza malefica incarnatasi in un driver con la barba, eccolo lo sciagurato brandire la bottiglia tra le mani e ingollarsela come fosse un lavandino! Ed eccolo il malefico assumere le sinistre fattezze del… Pupazzo Ripieno di Rakija!
[Qui a fianco: una rara foto segnaletica del Pupazzo]


[K. live in Pogon Jedinstvo, Zagabria. Si può intravedere il Pupazzo Ripieno di Rakija in alcune delle sue più moleste manifestazioni…]


Ascesa e declino del Pupazzo
Claudio è scomparso. Lanciamo l’allarme! Mentre Fabio prepara i soldi del riscatto per ottenere la libertà della band dalla folla di non-morti che chiede l’ennesima one more song, il Don si lancia prontamente alla ricerca del driver, ma viene chiuso all’angolo della distro e assediato da uno sciame di punx che sventolano biglietti da dieci kune; Puj, con alcune finte, riesce a percorrere qualche metro in più, ma viene al fine placcato da uno zombi col chiodo che gli mette le mani al collo e con alito di rakija ungherese pronuncia alcune parole inequivocabili: “Bastardo… driver… racchiaaaa!”. Ha il timbrino dell’entrata stampato sulla fronte! Puj intravede Ludò e si rivolge a lui per essere tratto in salvo, ma… orrore! Anche Ludò è ora uno zombie con l’alito di rakjia! Perde ogni speranza quando intorno a sé vede stringersi un cerchio di zombi con le toppe dei Discharge, tutti con il timbrino dell’ingresso ben stampato in fronte. E’ chiaro: il pupazzo ha marchiato a fuoco tutti i suoi compagni di rakija!
Il Nonno é particolarmente preoccupato per l’amico Claudio e a malincuore decide di immolare Milena sull’altare di alcuni famelici fans adolescenti, per creare un diversivo e raggiungere l’uscita. La scena a cui assiste una volta fuori però gli gela il sangue nelle vene. Porta le mani agli occhi per non guardare, ma da una fessura tra le dita intravede un pupazzo con la barba ripieno di Rakjia assalire con un ghigno satanico il povero Sarta, trascinandolo in una raccapricciante orgia sull’asfalto. Il pupazzo sghignazza sinistramente mentre le urla d’aiuto del povero Sarta si alzano nella notte come monito per chi volesse opporsi alla furia del Pupazzo Ripieno di Rakjia. Quando Sarta sembra spacciato e pare destinato ad essere anch’egli marchiato a fuoco dal timbrino degli ingressi, l’involtino di rakija lascia la presa e da sacerdote diabolico decide di battezzare la folla con una bottiglia d’acqua senza tappo dalla quale cerca invano di bere. Maria ha la peggio, e ne esce fradicia e sconvolta. Annalisa, al sicuro da dietro il furgone, osserva la scena impietrita dal terrore. Poi il pupazzo infernale si esibisce in una danza enigmatica, si timbra la fronte da solo e rotola infine aldilà di un angolo buio, uscendo di scena. Seguono alcuni minuti di silenzio inframezzati da scrosci di vomito.


La notte del morto vivente
Carichiamo in fretta e furia la salma del pupazzo e sgommiamo via alla volta dell’ostello. No! Non abbiamo una cartina decente di Zagabria, perché avevamo confidato nell’esperienza di Claudio! Costui un tempo era un driver, ma ora, che ne rimane? Una carcassa maleodorante riversa con le braccia e la testa fuori dal finestrino. Che fare? Ci basiamo sull’intuito, ma c’é chi dice di andare da una parte e chi dalla parte opposta, con la medesima convinzione. Tutto a caso quindi, poi, ad un certo punto, dopo essere riusciti ad imboccare quella che a tutti pareva essere la strada giusta… maledizione, un incrocio! Colpo di scena: il Pupazzo di Rakija ha un sussulto, alza la testa ed eroso dai sensi di colpa decide di venire in soccorso del collettivo indicandogli la strada del successo. A destra! Obbediamo. Risultato: una strada chiusa e pure stretta che conduce ad un parcheggio.
Dal retro del furgone una minoranza del collettivo tesse le fila di un piano sedizioso per scaraventare la salma del diabolico pupazzo sull’asfalto adiacente. Un’altra fazione si batte per garantire al pupazzo, malgrado tutto, una degna sepoltura. Dopo alcuni minuti di lotta intestina, mentre Sarta è riuscito a fare inversione tornando al centro dell’incrocio, e Puj, in preda ad un raptus, rotea vorticosamente una cartina di Zagabria scala uno:un milione al grido di moriremo tutti, ecco aprirsi il portellone laterale. Ennesimo colpo di scena: é Il nonno, che rotola fuori dal furgone e corre via nella notte, in direzione di un cartello. Quello che a tutti pare un gesto sconsiderato e disperatamente comico, si rivela risolutivo. Il nonno torna con il nome della via, Puj la individua (per puro culo) sulla mappa e Sarta sgasa. Eureka! In pochi minuti siamo nel parecheggio di fronte all’ ostello. Aperta la portiera, il pupazzo di rakija ha un ultimo velleitario sussulto e si sbocca sulle scarpe, cadendo riverso in un’aiuola. Ormai è innocuo: viene prelevato da alcuni operatori ecologici ed infilato nel sacco a pelo…

L’alba del morto vivente
Mattina di maggio. Dalla finestre dell’ostello filtra una tiepida luce primaverile e tutt’intorno risuona il canto dei fringuelli. Il sole riscalda la periferia di Zagabria, ignara del pericolo sventato. Un sacco a pelo con l’immagine della Sacra Sindone giace abbandonato sul letto del dormitorio. Fuori, nel giardino dell’ostello, su una sedia di vimini, siede un driver barbuto maleodorante di rakija. Ha un sorriso serafico e un’aria estatica quasi fosse al cospetto dell’arcangelo gabriele…


Epilogo.
Sto bene, ho solo un leggero bruciore di stomaco“.

4 Comments on

  1. gio
    Replied on 07/06/2011 at 11:14

    ahaha! solidarietà a claudio da chi ha avuto la dubbia fortuna di fare un'esperienza simile con la Rakjia 😀 nel mio caso albanese!

  2. Anonimo
    Replied on 07/06/2011 at 13:40

    bellissimo.
    dani

  3. jerry
    Replied on 07/06/2011 at 23:43

    ach, rakija strikes again… claudio missing in action! al prossimo tour mi licenzio e vengo a fare il driver. poi finalmente potrò dire di aver vissuto!

  4. Facocero
    Replied on 26/08/2011 at 16:52

    Questo commento è stato eliminato dall’autore.

Leave a Reply