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[Kalashnikov touring the Blakans – 5]
29 aprile: Belgrado (Serbia) @ Academija Club + Weltschmerz + Trepanacija.
Facciamo un passo indietro… marzo 2011, un amico ci scrive dalla Serbia: “Al confine rumeno AVRETE dei problemi. Ed aspettatevi di rimanere inchiodati lì due ore, forse di più o forse di meno, questo dipende dalla vostra abilità nel contrattare. Alla fine, comunque vada, dovrete pagare qualcosa, ma non date per definitiva la cifra che vi diranno all’inizio, cercate di abbassarla fino a circa 25 euro. È la somma giusta. Ah, avrete di certo bisogno del passaporto e, ufficialmente, di un documento che si chiama ATA Carnet per i vostri strumenti e gli amplificatori. Oggigiorno pochi ce l’hanno, si tratta di un libretto rilasciato dalla vostra Camera di Commercio, nel quale è elencato con dovizia di particolari tutto ciò che vi porterete dietro. Questo documento vi costerà un po’. Una soluzione alternativa è quella di confondere i doganieri con una grande quantità di carta: dategli scontrini, certificati di garanzia, ricevute, libretti d’istruzione… tutto ciò che abbia a che fare con i vostri strumenti. Alcuni hanno successo anche stampando una lista degli strumenti e appiccicando in fondo un francobollo (uno qualsiasi)”.
29 aprile, c
onfine Romania-Serbia: siamo in mezzo alla campagna. All’orizzonte si staglia un distributore di benzina bruciato che ha l’aspetto di un tempio buddista dopo un’esplosione nucleare. Davanti a noi ci sono una decina di mezzi in attesa di superare la dogana. Il cielo è nero e si sta per scatenare una tempesta. La fila avanza lentamente, ma al tempo giusto considerando che, quando è il nostro turno, dal cielo si rovescia un acquazzone di dimensioni bibliche. Malgrado la tettoia, ai poveri doganieri con i baffi piove sulla testa e così, in fretta e furia, ci controllano i passaporti; poi, fanno cenno di andarcene e si mettono al riparo nei gabbiotti. Ehi! Pensavamo di avere a che fare con dei veri duri e invece si sono rivelati dei pivelli, spaventati da quattro gocce di pioggia acida rumena!

Facciamo tappa in un paese il cui nome contiene solo consonanti, per cambiare i Lei rumeni in Antichi Dinari Serbi (questo è il nome della valuta locale) e mettere qualcosa nello stomaco. La Serbia è meno assurda della Romania, a parte un’altissima percentuale di uomini con i baffi.
Belgrado è grigia e trafficatissima, minacciosi edifici in cemento armato si stagliano all’orizzonte. La nostra cartina autoprodotta con
Google Maps e lo scotch funziona alla grande e ci porta dritti dritti all’infoshop di via Krusevacka dove ci attende Rasha, il nostro contatto di Belgrado. L’infoshop ha l’aspetto di un orto abusivo tipo quelli che ci sono in Bovisasca, vicino a casa nostra. Consiste in un giardinetto e una baracca che ci ospiterà per la notte.
Entriamo e troviamo Rasha che spadella in cucina sfoggiando un grembiule con scritto “Cuoca Sexy”. Rasha è un gigante buono e soprattutto bravo, a cucinare, come testimonia il delizioso menù vegan a base di cotolette di seitan e fagioli piccanti.
Dopo cena, lasciamo questo ambiente prim
itivista di periferia e rotoliamo a dieci all’ora verso l’Academija Club, dove suoneremo. L’ambientazione è decisamente differente: siamo nel pieno centro di Belgrado, accanto alla via dello struscio, affollata di famiglie, turisti e pittoresche compagnie di zarri. Parcheggiamo con arroganza in una strada pedonale tipo Corso Vittorio Emanuele a Milano e scarichiamo tutte le nostre cianfrusaglie.

L’Academjia è un locale alternativo dall’aspetto un po’ balordo, mezzo bar, mezzo nightclub. Noi però suoneremo nel sotterraneo, che sembra invece un incrocio tra una cantina vinicola e un cripta di famiglia. Questa sera, tra l’altro, si terranno due concerti contemporaneamente: il nostro e quello di alcune vecchie glorie del rock serbo. Constatiamo però che le sale sono praticamente una accanto all’altra e si sente tutto. Alcuni amici serbi ci offrono della rakija autoprodotta in segno di ospitalità. E’ rakija buona, ci dicono, perché è leggera, ne puoi bere quanta ne vuoi e non ti dà alla testa. Sarà, ma sembra di bere l’alcool rosa per fare le pulizie. E l’effetto allucinogeno? E’ normale?

Dopo il soundchek più lungo e faticoso del mondo (complice un fonico in paranoia completa), lo scantinato con le volte a botte si riempie all’inverosimile ed inizia il concerto. I Trepanacija (“Trapano” in lingua locale) suonano grind-core politicizzato. Il bassista della band ci aveva confidato che: a) è il loro primo concerto, b) nessuno di loro ha mai suonato in un gruppo e c) non provano mai perché la sala prove costa troppo. Inoltre, appuriamo che lui é in evidente stato di ebbrezza. Il risultato? Undici minuti di caos-non-musica con grande attitudine e spregio totale per le orecchie del pubblico, il quale, tuttavia, pare gradire. Seguono i Weltschmerz di Rasha, che per l’occasione ha smesso il grembiule da cuoca sexy e indossa una buffo giubbino argentato.

Anche i Weltschmerz sembrano un gruppo un po’ improvvisato, tanto che la tastierista non ha la tastiera e la chiede in prestito dal Don, il quale, perplesso, si prodiga di farle da assistente da palco mentre lei, con aria da poetessa esistenzialista, gli impartisce ordini, svogliatamente, con la sigaretta tra le dita. Anche per loro è il primo concerto (onde evitare scivoloni Rasha suona il basso ad un volume impercettibile), ma il sound è davvero spettacolare: un incrocio tra Siouxsie and the Banshees e gli Urinals. Il pubblico è in delirio.
Infine tocca a noi. Equazione anarcopunk: poco spazio + palco rasoterra + generosi sorsi di rakija locale – ossigeno = bolgia infernale. Il clima è assolutamente invivibile tant’è che il prode Claudio deve passare tutto il concerto a sorreggere una delle casse che si è staccata dalla parete. C’è anche un accenno di rissa quando un vecchio punk ciccione vestito da impiegato del catasto inizia a pogare in modo violento e alcune ragazze lo insultano (giustamente). Al che l
ui si impossessa del microfono e snocciola un sillogismo aristotelico del tipo: “Il pogo è punk”, “io sono punk”, “quindi pogo”. Noi però che odiamo il pogo macho fatto di spintoni sleali e gomiti alti, lo ammoniamo pubblicamente. Lui si rimette alla decisione arbitrale. Evviva! Continua con successo la nostra crociata contro il pogo macho…

Il delirio va avanti per un bel po’, mentre a turno veniamo sollevati dalla folla come salami, infine lasciamo il palco ad un gruppo di poveri francesi imbucatisi all’ultimo che ci chiedono se possiamo organizzare loro una data in Italia per il giorno successivo (ehm, con tutta la buona volontà…). Suonano punk rock più rock che punk, e ringraziamo il cielo di non aver suonato dopo di loro considerando che la loro scaletta prevede un milione di pezzi uno uguale all’altro.
Dopo il concerto torniamo all’infoshop di via Krusevacka pronti a tumularci nei sacco a pelo, senza fare però i conti con alcuni amici serbi il cui scopo è unicamente quello di festeggiare e bere tutta la notte insieme a noi. Il mattino dopo, freschi come cozze la
sciate al sole, partiamo alla volta di Zagabria, per l’ultima data del tour… [Continua…]

[Free music for punx]
ДАЖД (Blackened crust, Belgrado) – S/t (cd 2009)
[Puj] Durante la serata a Belgrado, un omone serbo con la maglietta dei Contropotere (ottimi gusti) mi regala questo cd dei Dazd, crusters locali. Direi che li potremmo definire gli Amebix serbi, dato che il loro sound è profondamente debitore della seminale band inglese: riff scurissimi, spruzzatine di synth, suoni marci… sì, direi che non siamo lontani da Arise!. Pur esistendo da parecchi anni, i Dazd hanno prodotto un solo album, ovvero quello che trovate qua sotto a portata di download. Grandi titoli assurdi tipo “La mia ferita brucia con il sangue del sole occidentale” (Bukte mi rane krvlju zapadnog sunca), “Il futuro brilla di tenebre” (Buducnost tamom sja), “L’imperativo della fine dei tempi”, (Imperativ poslednjeg doba), “Le manette si stringono” (Okov me steze), “Vento nucleare” (Nuklearni vetar) e “Giù, in profondità, nella terra” (Duboko duboko pod zemljom). Ah, dimenticavo: “Dazd” significa “Pioggia”…

>>> Download DAZD – s/t album (2009) in .mp3 + artwork (.rar – 65 mb.)

1 Comment on

  1. Cuervo
    Replied on 24/11/2012 at 15:09

    carissimi amici del kalashnikov collective, vi scrivo dalla (ormai) orwelliana e (oggi) nuvolosa barcellona per dirvi innanzitutto che sono un gran ammiratore del vostro lavoro, sia musicale che grafico e concettuale. E dopo questa sfacciata ma sincera leccata di culo vi chiedo se per favore potete uploadare nuovamente sto disco. E visto che ci siete anche quello dei diskonto. Mille grazie anticipate e spero un giorno verrete a suonare da ste parti. ciao

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