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[Kalashnikov touring the Blakans – 4]
28 aprile: Timisoara, Romania @ Atelier DIY + Pavilionul 32 (Romania) + Vise od Milimetra (Serbia)
Un baffone in uniforme ci apre un sorriso a trentadue denti d’oro e ci fa passare, augurandoci buona permanenza in Romania.
Ai lati della via maestra sorgono casupole e costruzioni diroccate dalle cui finestre ci osservano alcune vecchine medievali. A parte i distributori di benzina, nuovi e scintillanti, tutto sembra… decrepito. Ci aspettavamo che la campagna rumena fosse, come dire, un po’ vintage, però… é come se fossimo piombati in un romanzo verista di fine ’800, ma con qualche idiosicrasia spazio-temporale dovuta all’ediliza comunista dell’epoca di Ceaucescu, che conferisce al panorama un flavour post-nucleare. Sui muri di alcuni ruderi sono stati sprayati enormi numeri di telefono con scritto sotto “in vendita”.
In Romania non esistono autostrade, men che meno in questa zona di confine con l’Ungheria. Purtroppo scopriamo che non solo le autostrade non esistono, ma anche le strade segnate sulla cartina sono, in buona parte, immaginarie. Dobbiamo svoltare verso Timisoara, dato che la strada che stiamo percorrendo va verso Arad. Ci rendiamo però conto che la maggior parte delle scorciatoie sono in realtà sentieri sterrati utilizzati dai carretti a trazione animale, molto in voga da queste parti. Claudio non si arrende all’evidenza ed imbocca prepotentemente l’unica strada asfaltata che troviamo, verso un villaggio chiamato Semlac. Proseguiamo a zig-zag per evitare buche e voragini sulla carreggiata. In un tratto di una decina di chilometri, percorsi a passo d’uomo, incontriamo: due sventurati che trasportano sulla bicicletta alcuni tronchi d’albero, un vecchino rugoso a cui, ingenuamente, chiediamo indicazioni senza ottenere alcunché, un capannello di operai con divise logore e sudicissime intenti a coprire una buca.
L’incontro più emozionante è però quello con una temibile banda di bikers teppisti che ci vengono incontro in una nuvola di fumo: i capi e le loro donne cavalcano motorini Garelli smarmittatissimi degli anni ’70, sfrecciando spavaldi a quindici all’ora, tutti su una ruota, seguiti da alcuni scagnozzi a bordo di biciclette sbilenche, agganciati ai portapacchi dei motorini con le corde…

Dopo una ventina di chilometri di buche, grazie alle indicazioni di un tizio che parla un po’ d’italiano (il quale ci conferma che tutte le strade segnalate dalla nostra cartina non esistono più o non sono mai esistite), ritorniamo sulla via maestra e proseguiamo per la cittadina di Arad, dove finalmente potremmo svoltare a sud e dirigerci verso Timisoara.
Arad è un primo assaggio dell’urbanistica rumena: sembra una di quelle città che si vedono nelle puntate di Ken il Guerriero. Tutto ha un aspetto malandato e depresso, il traffico è illogico, le indicazioni, quando ci sono, sono mezze arrugginite, nascoste dagli alberi o da qualche altro cartello (!). Finalmente raggiungiamo l’agognato svincolo per Timisoara: un incrocio con una buca enorme al centro, piena d’acqua piovana. Per percorrere i quaranta chilometri della statale Arad–Timisoara impieghiamo due ore e finalmente, nel tardo pomeriggio, col buonumore scivolato nelle scarpe, giungiamo a destinazione.

Timisoara è un po’ rattristante. Sembra una città appena uscita dalla guerra, non c’è quasi nessuno in giro. Tutto pare versare in stato di abbandono. Qui i nostri uomini sono Tavi e Matej dei Pavilionul 32, una delle poche punk band rumene e grandi punti di riferimento per la scena d.i.y. da queste parti. Giunti all’indirizzo ove dovrebbe sorgere il posto nel quale suoneremo troviamo l’ingresso di una fabbrica, per giunta in parte dismessa. Benché alcuni amici rumeni in Italia ci abbiano consigliato, quale precauzione più importante da tenere presente in Romania, di “non rivolgere la parola a nessuno” (tipico terrorismo rumeno?), chiediamo ad un paio di operai sfaccendati all’ingresso se sanno qualcosa del fantomatico “Atelier DIY”. Sono molto gentili, ma non parlano inglese, quindi ci osservano divertiti. Al che, sopraggiunge una signora con un grembiule da bidella sadica e i capelli cotonati, che pare il capo della stuazione. Inizia a sbraitare contro di noi in rumeno, poi prende a litigare anche con gli altri due. Scappiamo e ci ritroviamo con una bottiglia di birra in mano seduti in un tristissimo baretto.

Nel bar c’è solo un frigorifero e un tizio che non parla, limitandosi ad indicarci la maniglia del frigo. Nello schermo al plasma attaccato alla parete scorrono le immagini di Mtv Romania: pare un altro pianeta, fatto di ragazze imbellettate, belle auto, ragazzi alla moda, studi televisivi scintillanti… qui intorno non c’è nulla di tutto questo. Dalla vetrina del bar si intravede un capannello di poveretti che tenta di rianimare il motore di un vecchia Dacia senza una ruota… durante la nostra permanenza nel bar non entra anima viva, se non un vecchietto che si scola una rakija al palo…
Al nostro ritorno alla fabbrica la bidella sadica non c’è più, anzi il posto è deserto. Entriamo nel cortile e imbocchiamo l’unica porta aperta. Come al solito, tutto pare in stato di abbandono. Poi appare un punk con i dreadlock. È Matej!
L’atelier DIY sorge in una saletta minuscola in questo complesso industriale. E’ come se ufficialmente non esistesse, ma non è un posto occupato. E’ uno spazio concesso in affitto ai ragazzi come “luogo di aggregazione”, dove almeno ufficialmente, si svolgono soltanto festicciole private. La scena punk/hc di Timisoara è tutta qui, non c’è altro. Niente di più di una stanza! Conosciamo anche Tavi, il cantante dei Pavilionul 32, che ci spiega che qui è tutto un casino, tutto è precario, le cose vanno di merda e il fatto che il punk esista in Romania è semplicemente un miracolo. Tipico disfattismo rumeno?

Atelier DIY in Timisoara, Romania…

Soundchek in Altelier DIY…

Inizia il concerto! I Pavilionul 32 suonano un h.c. vecchia scuola, incazzatissimo. Tavi arringa la folla (15 persone) con interminabili invettive in rumeno tra un pezzo e l’altro. In particolare, capiamo che ce l’ha con la dogana serbo-rumena. L’altro gruppo che suonerà stasera, i Vise od Milimetra di Temerin, é serbo e ha passato la giornata al confine.
Da qualche parte sbuca la bottiglia di Stock84 di Kranj, ormai ridotta ai minimi termini. Ne versiamo il contenuto in una bottiglia di birra Ciucas (la più economica birra rumena, venduta in taniche di plastica da due litri). I Vise od Milimetra sono un ottimo quartetto funk-punk con cantante femminile e bassista a piedi nudi che ci da dentro, animando la situazione. Il chitarrista suona una buffa chitarra marca “Obanez” (!). Birra Ciucas + Stock84 + funk-punk serbo = balliamo come scemi per tutto il tempo. A seguire un sudatissimo Kalashnikov collective…

Crazy romanian punx…

Furious dancing in Timisoara…

Vise od Milimetra (particular)…

Sarta has fun with his new friends…

K. live in Atelier DIY…


Durante questo tour avevamo riflettuto sul fatto di evitare di vendere i nostri dischi a prezzo libero, come solitamente facciamo, perché ogni giorno avremmo cambiato valuta e rischiavamo di non capirci più un cazzo… Nel dopo concerto, però ci si para davanti un simpatico punk rumeno e ci chiede “Quanto costa il cd?”, “20 lei” rispondiamo spavaldi (il leu è la valuta rumena, 20 lei sono circa 5 euro, un prezzo più che onesto…). Al che, il punk ci dice sconsolato “…uuuuhh, peccato… purtroppo ho solo questo”, stringendo tra le dita una banconota da un leu. Mmmh, 24 centesimi di euro? Beh, ci arrendiamo e ripristiniamo il prezzo libero. In fondo, va bene così…
Dopo il concerto, ci spostiamo a casa di Tavi per la notte, in un quartiere dormitorio dove sorgono decine di condomini di epoca comunista. La prima cosa che notiamo appena entrati in casa é una cagata di gatto nella vasca da bagno. Lo spazio è quello che è, alcuni di noi occupano la superficie disponibile incastrandosi come pezzi di tetris, mentre Claudio il Don e il Nonno optano per la soluzione autarchica: la notte in furgone. Dopo aver consumato una cenetta frugale acquistata ad un minimarket dei paraggi, a base di birra Ciucas, sottilette rumene e crackers di cartapesta, parcheggiano davanti ad un baracchino aperto 24 ore su 24, crocevia di tassisti abusivi, poliziotti corrotti e tagliagole. A metà nottata si rendono conto dell’errore e si appartano in un posto più tranquillo, tra palazzoni in cemento armato. In casa di Tavi nel frattempo sono arrivati i serbi dei Vise od Milimetra che festeggiano e fumano per tutta la notte. Al sorgere del sole, freschi come vongole, ricompattiamo il gruppo e sfrecciamo verso Belgrado, Serbia… [Continua…]

[Free music for punx]
PUNK IN ROMANIA ?
[Puj] Se cercate notizie su una presunta scena punk nella Romania degli anni ’70 e ’80, state certi che non le troverete. Il punk in Romania è arrivato soltanto dopo la caduta del regime comunista di
Nicolae Ceaucescu nei primi anni ’90. Basta conoscere alcuni dettagli della storia della Romania del secondo dopoguerra per capire il perché…
Dopo un breve periodo di crescita economica e culturale tra gli anni cinquanta e i sessanta, la Romania è rimasta al palo. Caucescu, nel 1971 fece un viaggio nella Corea del Nord di Kim-Il Sung, il regime comunista più isolazionista e degenerato della terra, e decise che il modello nord-coreano gli piaceva un sacco e che l’avrebbe importato nella sua Romania. I risultati della politica illuminata del dittatore si poterono valutare nella loro portata complessiva solo negli anni novanta, quando i rumeni, liberaratisi in malo modo di Ceaucescu, si aprirono al mondo.
L’economia rumena, ancora nel 1989, era trainata da un’industria pesante che oltre a utilizzare metodi surclassati consumava uno sproposito di risorse, inquinando senza alcun ritegno. La maggior parte della produzione poi non la si riusciva a vendere e diventava ruggine nei cortili delle fabbriche. Dall’altra parte la produzione degli oggetti di uso quotidiano (auto, radio, elettrodomestici di ogni genere…) era quanto mai arretrata e insufficiente a coprire le
richieste della popolazione.

Ceaucescu e la moglie Elena piantano un alberello in una ridicola illustrazione di propaganda…
1971: Ceaucescu visita la Corea del Nord (dalla televisione rumena dell’epoca)…

Facciamo un esempio: se un rumeno, nel 1989, possedeva un’automobile era sicuramente una Dacia (foto), paragonabile, come tecnologia, ad una fiat degli anni ’60, e probabilmente l’aveva ordinata dai cinque ai dieci anni prima (!). Se poi voleva usarla doveva fare i conti a) con le code infinite ai distributori di benzina, b) con le strade rumene, fatiscenti, mai più asfaltate dagli anni ’50. E se, malauguratamente, finiva con una ruota in una voragine che si apriva sull’asfalto e si trovava costretto a chiamare un carro attrezzi, doveva mettersi a caccia di un telefono nei paraggi. Cosa non semplice in un paese nel quale soltanto un rumeno su trenta possedeva un telefono. Se poi l’imprevisto lo aveva colto nelle campagne, beh… semmai avesse trovato un telefono avrebbe dovuto contare sulle tecnologie ad indirizzamento manuale risalenti agli anni ’30! Probabilmente, avrebbe sbattuto la portiera della macchina e si sarebbe infilato nel primo bar ad ubriacarsi di rakija
Riassumendo: in un paese nel quale, ancora alla fine degli anni ’80, si viveva completamente isolati dal mondo esterno, ove vigeva un clima di terrore e omertà preservato dalla
Securitate, una delle più brutali e potenti polizie segrete del mondo comunista, dove esisteva un unico canale televisivo che trasmetteva per sole due ore al giorno notiziari fasulli e programmi di propaganda, nel quale gli unici computer erano dei cloni rumeni del Sinclair ZX Spectrum utilizzati soltanto nelle stazioni di lavoro delle fabbriche, beh… nessuno aveva mai sentito parlare di punk-rock. E nemmeno ne sentiva la mancanza.
La prima punk band rumena nacque a Timisoara nel 1991 e si chiamava Haos (Caos); sì, é un nome un po’ banale, ma stiamo parlando pur sempre della prima punk-band rumena della storia! Gli Haos, tra l’altro, sono attivi ancora oggi e suonano a fianco delle giovani d.i.y. band rumene. Il primo disco punk invece fu stampato a Bucarest nel 1994 e fu il 7” split tra gli Ura de Dupa Usa e gli Zob.
Solo alla fine degli anni ’90 si può collocare la nascita di una vera e propria scena punk/d.i.y.
in Romania, che ebbe (e tutt’ora ha) il suo fulcro a Timisoara, la città più collegata all’Europa occidentale, sia per ragioni culturali, che per banali motivi geografici. Attualmente la più importante punk/hc band rumena, punto di riferimento anche per le bands in tour sono i già citati Pavilionul 32 di Tavi, band molto politicizzata attiva dal 2004 e proveniente proprio da Timisoara. Il nome della band si riferisce al padiglione numero 32 dell’ospedale psichiatrico di Timisoara, dove vengono trattati i pazienti più gravi. Qui sotto, trovate il loro primo album intitolato “Camasa de forta” (camicia di forza) del 2005: h.c. caotico ai limiti del grind, pieno di rabbia ed incrollabile convinzione…

>>> Download PAVILIONUL 32 “Camasa de Forta” album in .mp3 + complete art scan (.rar – 45 mb.)


Trova le differenze:

1987: festival rock nella Romania comunista…
2010: concerto punk/h.c. (Pavilionul 32) nella Romania capitalista…

4 Comments on

  1. Anonimo
    Replied on 03/02/2012 at 21:54

    andate a cacare punck del cazzo

  2. Kalashnikov Collective
    Replied on 30/04/2013 at 23:40

    Vai a cagare tu, scemo!

  3. Anonimo
    Replied on 02/08/2013 at 14:35

    sto ancora cercando di capire se ciò che ho letto è stato scritto realmente o se sia colpa delle vivande rumene(appena degustate) dal probabile impatto allucinogeno, sicuramente di origine ignota o presumibilmente ruderi della suddetta industria pesante.

    Il tuo sguardo ha una filigrana photoshoppata, il tuo outfit del cazzo non puo' coprire gli strati di merda che hai nella testa al posto del cervello. Mi chiedo cosa per te sia degno di nota, magari i fasulli posti occupati italiani, ove 3/4 della gente ha il papino avvocato o su di li'. Preoccupante anche l'excursus "minchia raga il pangh qui non esisteva nel '77 c'e' solo una new school pecchè ce stava a caicescki (quel comunista di merda) che non voleva vedere dissidenza per le strade." Ebbene si caro coglionazzo, se si conosce un minimo di storia del cosmo terrestre, questa tuo appunto dovrebbe risultare più che ovvio. L'europa dell'est è, giusto per darti una delucidazione ragionata, il punto di incontro ( e REALE scontro) tra l'impero austro-ungarico vs l'impero ottomano, l'avvento del comunismo, la caduta dello stesso, il regolamento dei conti con il sistema capitalistico( e dunque la fasulla linea democratica e il sistema di bisogni indotti in un luogo dove fino al 21 dicembre 1989 tutto era razionato ed i bisogni erano dilazionati Q.B). Inoltre, sul piano linguistico nella cara est Europa abbiamo un humus davvero vivace, poichè Langue neolatine si uniscono ad idiomi prelatini (vedi l'illirico), in Bulgaria abbiamo una lingua non indoeuropea scritta in cirillico, in ungheria il ceppo ungro, in romania (al sud) in front of the black sea una regione in cui il mash up linguistico raggiunge apici considerevoli. Io vivo ad arad e credo che tu debba o suicidarti seduta stante oppure non posso che sperare in una vendetta eteronoma, in cui la pulizia etnico-cognitiva faccia il suo ingresso sulla terra. Libeth Libet. esisto, testa di minchia.

  4. Puj
    Replied on 21/10/2013 at 10:07

    Sì, purtroppo esisti. Sei uno dei più grandi idioti che mi sia capitato di incontrare. Tra l'altro quello che tu cerchi di spiegare in modo sconclusionato e pretenzioso, è molto più ovvio e ingenuo di quello che ho scritto io. Ed è anche scritto molto peggio. Quindi?

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