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[K. touring the balkans – 2]

Martedì 26/4: Rijeka, Croatia @ Klub Place + Riot Brigade?
Rigenerati da un ettolitro di caffè annacquato su un terrazzino vista fiume (è romantic punk?), partiamo per Rijeka, Croazia. Ci avviciniamo alla prima frontiera del tour, quella sloveno-croata, che non dovrebbe presentare grosse difficoltà, anche se Claudio riesce ugualmente a far innervosire la doganiera fissandola senza parlare.
Rijeka è Fiume, la città che nel periodo tra le due guerre mondiali fu italiana. E’ una cittadina post-atomica e decadente, dal fascino misterioso, con i muri delle case anneriti e crivellati dai colpi di proiettile. La skyline è deturpata dall’edilizia irrazionale di scuola sovietica e per un buon 30% gli edifici sembrano in stato di abbandono. Qui a Rijeka il nostro contatto é il premuroso Damir; lo incontriamo al Molekula, un bellissimo infoshop nella zona del porto. Un vero paradiso, caldo e accogliente, nel quale ci viene offerta una strepitosa cena a base di gnocchi al ragù di seitan. Divoriamo tutto con una foga disumana. Veniamo intanto a sapere che i Riot Brigade, con cui avremmo dovuto suonare anche questa sera, non ci saranno perché uno di loro ha la carta d’identità scaduta e non gli hanno fatto passare la frontiera. Wow, notevole.
Dopo che Rissa è riuscito a chiudersi una mano nella portiera del furgone, ci rechiamo al Klub Place, locale dove si terrà il concerto. E’ un bar simil-messicano un po’ lurido, con un palchetto sul fondo più adatto al karaoke che ad un concerto punk. Ci sono i tavolini con gli sgabelli davanti al palco che fanno sempre taaaanta tristezza, di fianco al palco ci sono i cessi e dietro ai cessi il laboratorio di un tatuatore. Boh.
Seconda equazione anarcopunk: martedì sera + bar messicano – gruppo tedesco fermo alla dogana + una bottiglia piena piena di brandy Stock84 + ½ bottiglia di Jegermeister = concerto ubriachi davanti a nessuno. Fortunatamente non finisce proprio così, perché alla fine le fantomatiche cassette bootleg dei Kalashnikov sono circolate anche qui e qualcuno viene apposta per assistere al nostro concerto. Per esempio, un bambino con lo zaino che sa tutti i pezzi a memoria.

La nostra intelligenza é, diciamo, nella media; tuttavia, a volte, qualcuno di noi ha intuizioni talmente sorprendenti da poterle definire, senza falsa modestia, GENIALI. L’idea geniale della serata è quella – sentite che roba! – di versare lo Stock84 nelle birre croate gusto fognatura che ci sono state offerte; così facendo le birre, da smunte e maleodoranti che erano, diventano robuste e gustose, ed incrementano a dismisura il nostro buonumore! Soprattutto quello di Sarta, il quale, malgrado la scarsità di pubblico, decide di sciorinare in sequenza i suoi numeri migliori, riservati solitamente alle grandi occasioni, ovvero: Sarta Penitente (inginocchiato esegue un assolo e soffre), Sarta Fitness (corre sul posto eseguendo piegamenti sulle gambe), Sarta Ecumenico (invita un avventore a suonare la sua chitarra), ma la più sorprendente é Sarta Cantautore: all’inizio di un pezzo ci giriamo e lo vediamo seduto su uno sgabello eseguire una partitura intimista (sudatissimo). Detto questo, ci lanciamo in qualche bis, ringraziamo i presenti, arraffiamo il rimborso e facciamo perdere le nostre tracce nella notte… [Continua…]

Il nonno, puj e il don fanno del loro meglio sul palco del KlubPlace di Rijeka…

[Free music for punx]

PARAF (Post-punk, Rijeka) – Izleti (Lp 1981)
[Puj] Alla scoperta del punk yugoslavo d’annata! Uno dei più grandi gruppi punk della Yugoslavia socialista furono i Paraf di Rijeka. Adoro il materile di questa band sia nella sua fase punk-rock, che in quella successiva new-wave… I Paraf si formarono nel 1976 e irruppero nel mercato musicale yugoslavo con un plagio di Chinese Rock dei Ramones intitolato alla loro città e che pubblicarono come singolo nel 1978 (pensavano che nessuno si accorgesse del plagio, ma vennero smascherati quasi subito dagli stessi critici yugoslavi, che evidentemente, all’epoca, se ne intendevano di punk già molto più dei nostri!). Il primo album uscì qualche settimana più tardi con il titolo di “A dan je tako lijepo poceo…” (La giornata era iniziata così bene…): insulti contro la polizia, slogan comunisti usati in chiave ironica, prese per il culo dei colossi della musica pop slava ed altre trovate punk decisamente nuove per il panorama culturale yugoslavo.
Nel 1980, dopo alcuni cambi di formazione, i Paraf smisero il chiodo e fecero la svolta new wave. Il risultato é il bellissimo album “Izleti” (Escursioni), contenente undici pezzi di post-punk teso e creativo, che trovate scaricabile da qua sotto. Bellissimi i testi minimalisti tipo quello di Tužne uši (Orecchie tristi): “Sono sdraiato sulla schiena e piango finché le lacrime mi finiscono nelle orecchie… orecchie tristi…“. I Paraf pubblicheranno nel 1984 il loro ultimo album, “Zastave” (Bandiere), ispirato alle vicende politiche della madrepatria, musicalmente molto più synthetico e ambizioso del precedente, e per questo accolto tiepidamente dai fans… [nella foto: i Paraf nella loro fase punk a spasso per il porto di Rijeka…].


>>> Download PARAF – Izleti (1981) LP in .mp3 + art scan (.rar – 75 mb.)

Trova le differenze: “Rijeka” dei Paraf a confronto con “Chinese Rock” dei Ramones

1 Comment on

  1. gio
    Replied on 10/05/2011 at 10:55

    ahahaha! fantastico! avete veramente talento per i reportage 🙂 profonda invidia per il bambino con lo zaino! complimenti di nuovo!

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