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Assemblea Autonoma di Porto Marghera e altri – Che cos’é nocivo? (Magma ed. 1973)
[Puj] Marghera, 27 febbraio 1973: durante lo sciopero, un fantoccio legato ad una croce, nudo e con una maschera antigas sul volto, viene issato davanti ai cancelli del Petrolchimico: è il simbolo di ciò che gli operai non vogliono diventare. “Gli operai nelle fabbriche non vanno per fare le inchieste, ma perché ci sono costretti. Il lavoro non è un modo di vivere, ma l’obbligo di vendersi per vivere. Ed è lottando contro il lavoro, contro questa vendita forzata di se stessi che si scontrano contro questa vendita forzata di se stessi che si scontrano contro tutte le regole della società. Ed è lottando per lavorare meno, per non morire più avvelenati dal lavoro che lottano anche contro la nocività. Perché nocivo è alzarsi tutte le mattine per andare al lavorare, nocivo è seguirne i ritmi, i modi della produzione, nocivo è fare i turni, nocivo è andarsene a casa con un salario che ti costringe il giorno dopo a tornare in fabbrica“.
Recentemente si è parlato molto di nocività e lavoro, così pensiamo che questa raffinata testimonianza fotografica, artistica e politica, pubblicata nel 1973, sia piuttosto attuale ed anzi, offra all’oggi un approccio lucido e radicale sul tema della nocività del lavoro, di tutti i lavori: perché, come viene detto nel testo che chiude l’opuscolo, forse “non può esserci una fabbrica pulita, un lavoro pulito, un capitalismo pulito“.

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