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[Free muisc for punx]
KINO (Post-punk from soviet-era) – “Группа Крови” (LP – 1988)
[Puj] Nel 1988, quando uscì quest’album, il cantante Viktor Tsoj lavorava ancora come guardiano delle caldaie di un condominio di Leningrado, benché i Kino, la sua band, fossero ormai delle autentiche celebrità acclamate in tutta la Russia. Alle domande dei giornalisti oltrecortina, assuefatti allo sfarzo delle pop star occidentali, Coj rispondeva: “Beh, lavoro perché mi servono soldi per mandare avanti la band!”. 
In effetti, nell’Unione Sovietica di quegli anni, il rock (musica “borghese”) era tollerato, ma non ancora riconosciuto come un genere musicale per professionisti. Quindi si tirava a campare e si restava ben saldi alla realtà! Tra l’altro, molti dei dischi punk degi anni ’80 non venivano stampati, ma circolavano come nastri duplicati e l’unica forma di promozione era il passaparola. Quindi i musicisti, pur essendo molto conosciuti, non avevano nessun introito dalla vendita dei dischi. Tsoj, poi, era un tipo solitario, un vero e tenebroso poeta esistenzialista: riduceva al necessario le uscite pubbliche della band, anche quando, con il mutato clima politico e sociale della fine degli anni ’80, i Kino si avviavano verso un riconoscimento tale da valicare i confini natii.
 

I Kino in origine erano il solo Viktor, punkettone della scena di Leningrado, che strimpellava nei leggendari concerti domestici (kvartirniks) della Russia comunista dei primi anni ’80. In quegli anni, non era permesso esibirsi senza approvazione governativa, per cui i concerti domestici erano le uniche situazioni nelle quali i musicisti potessero suonare liberamente e nelle quali il pubblico avesse la possibilità di ascoltare musica con testi realmente nuovi e interessanti (ovvero contro il regime sovietico! Spie del KGB permettendo…). Boris Grebenshchikov degli Aquarium, nei primi anni ’80 era già un’istituzione della scena musicale locale e un frequentatore assiduo di concerti domestici. Tuttavia non fu ad una di queste occasioni che incontrò per la prima volta Viktor Tsoj, bensì ad una stazione della metropolitana di Leningrado; ne fu colpito e lo aiutò a registrare il suo primo album, intitolato “45”: una raccolta di canzoni folk esistenzialiste dal piglio inconfondibilmente punk. Di lì a qualche anno i Kino sarebbero diventati un solido quartetto post-punk/new wave e Tsoj un micidiale autore di canzoni pop, dai testi sempre meno intimisti e sempre più politici. Forse, l’album “Gruppa Krovi” (Gruppo sanguigno) è il culmine di questa parabola: le tematiche sentimentali che avevano caratterizzato i dischi precedenti si intrecciano ad istanze di ribellione contro il sistema; naturalmente, in uno stile che a noi può far tenerezza nella sua ingenuità, ma che al contempo cela una grande sensibilità poetica (i testi dell’album – e di tutti gli altri dei Kino – li trovate tradotti in italiano su questo ottimo blog: ilviburno.blogspot.it).


Tsoj, figlio di una russa e di un coreano (da qui la sua somiglianza con Bruce Lee!), divenne ben presto l’idolo di tutti gli adolescenti sovietici, venerato come un eroe. Fu anche attore: recitò in alcune pellicole simbolo dell’underground sovietico degli anni ’80 come “Assa” e “L’ago” di Rashid Nugmanov. Come tutti gli eroi, Viktor morì giovane, e tragicamente: nell’agosto del 1990, tornando dalla Lettonia, dopo aver registrato le parti vocali del nuovo album dei Kino, quello che li avrebbe definitivamente consacrati al successo, finì fuori strada, probabilmente per un colpo di sonno, morendo sul colpo. Utilizzando il nastro delle tracce vocali, recuperato dalla sua auto accartocciata, il resto della band registrerà un disco, l’ultimo dei Kino, noto come Chyorniy albom (Album nero), perché in segno di lutto fu stampato con la copertina completamente nera. Viktor Tsoj é ancora un idolo per molti giovani russi, alla stregua di un Jim Morrison sovietico, e le scritte sprayate che recitano “Tsoj vive!” ricoprono i muri di tutto il paese.

Gruppo sanguigno rispecchia lo stile tipico dei Kino, semplice, ma efficace, con i testi di Tsoj sembre in bilico tra racconto sentimentale, inno alla libertà un po’ anarcoide e vita di tutti i giorni. Voina (Guerra): Fammi vedere delle persone sicure nel domani / Disegnami i ritratti dei caduti lungo questo cammino / Fammi vedere l’unico sopravvissuto di tutto il reggimento / Ma qualcuno deve farsi porta, e qualcuno serratura, e qualcuno la chiave per aprirla. Terra / Cielo / e tra la terra e il cielo, la guerra / E dovunque tu sia, qualunque cosa tu faccia, tra la terra e il cielo, la guerra“.

I Kino si esibiscono alla stadio di Irkutsk, in Siberia, nel 1990. Con invasione di campo…

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