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[Free music for punx]

PUSSY RIOT (Anarco-feminist collective from Moscow, Russia) – Bootleg compilation (D.I.Y. 2012)
[Puj] Lo hanno già fatto tante testate quasi più illustri del Kalashnikov Collective Headquarter, tipo il Guardian o Repubblica, ma anche noi, vista la nostra vicinanza spirituale e non al mondo undergorund russo di ieri e di oggi, vogliamo parlare del collettivo punk libertario e femminista moscovita delle Pussy Riot. Il nome è poco ispirato, ma quel che conta è la sostanza…
Un breve resoconto di fatti noti: dopo essersi distinte per varie performance improvvisate in giro per la capitale russa, le Pussy Riot hanno fatto bingo lo scorso febbraio mettendo in piedi un eroico concerto nella cattedrale ortodossa del Cristo Salvatore nel pieno centro di Mosca. Sono entrate e hanno iniziato a cantare una canzone nella quale chiedevano alla Madonna di cacciare Vladimir Putin fuori dai piedi: “Maria Vergine, Madre di Dio, liberaci da Putin, liberaci da Putin! Abito talare nero, spalline d’oro, tutti i parrocchiani strisciano e si inchinano, il fantasma della libertà è in paradiso, l’orgoglio omosessuale incatenato in Siberia. Il capo del KGB, il loro primo santo, sbatte in prigione i dimostranti, per evitare di offendere sua santità le donne devono partorire e amare. Merda, merda, merda, la merda del Signore! La chiesa loda i dittatori marci, la processione di nere limousine dei portatori della croce, a scuola incontrerai un insegnante-predicatore: entra in classe, portagli i soldi! Il Patriarca Gundajev crede in Putin. Puttana! Credi in Dio piuttosto! La Cintura della Vergine non sostituisce le manifestazioni di massa, Maria, Madre di Dio, protesta al nostro fianco! Maria Vergine, Madre di Dio, liberaci da Putin, liberaci da Putin!“.

La performance voleva denunciare lo stato di corruzione e dipendenza da Vladimir Putin in cui versa la Chiesa Ortodossa russa. Il patriarca Kiril, al secolo Michajlovich Gundjaev, vecchia spia del KGB quando Putin ne era un ufficiale, ha in effetti sponsorizzato la campagna elettorale di Putin, invitando i fedeli a votare per lo zar Vladimir. 


Una decina di giorni dopo Maria Alyokhina e Nadezhda Tolokonnikova, presunte componenti del gruppo, sono state arrestate; qualche giorno dopo anche Ekaterina Samutsevitch, chiamata in udienza come testimone, viene incarcerata. L’accusa? Gli inquirenti hanno evitato accuratamente di far passare l’azione delle Pussy Riot come politica, rivolgendo loro una generica accusa di teppismo con l’aggravante della blasfemia. 
Dopo un penoso processo, caratterizzato da deposizioni ridicole di alcuni testimoni poco attendibili, le tre sono state dichiarate colpevoli di “vandalismo motivato da odio religioso“. La sentenza ha del tutto mistificato il senso dell’azione, infiliggendo una pena crudele a anacronistica, mai comminata in Russia dal 1917 ad oggi. Maria è stata inviata in una colonia penale in Siberia, Nadezhda in Mordovia, mentre ad Ekaterina è stata concessa la libertà vigilata. Tutte devono scontare due anni di reclusione. 

Nadezhda Tolokonnikova
Maria Alyokhina
Ekaterina Samutsevitch
Dopo l’arresto delle tre attiviste, dal marzo scorso, si era scatenata, anche in ambienti non distanti da Putin, una clamorosa campagna per la loro liberazione. Personaggi ed entità di ogni luogo ed estrazione (dai collettivi queer a Madonna!) hanno perorato la causa delle tre situazioniste punk, organizzando centinania di iniziative in giro per il mondo. Nel frattempo, le restanti Pussy Riot (o emule di queste) stanno portando avanti un’intensa campagna free pussy riot in Russia, tra irruzioni al concerto dei Faith No More e crocefissioni davanti alla cattedrale di San Pietroburgo… Tutta la nostra solidarietà alle eroine mascherate!

Le Pussy Riot fanno parte di un vasto movimento artistico di protesta radicale nei confronti del regime assassino di Vladimir Putin (con cui il nostro vergognoso presidente del consiglio, di medesime aspirazioni assolutistiche, ha abbondanetemente flirtato in passato…): ricordiamo, tra gli altri, il collettivo Voina (Guerra in russo), i cui militanti sono latitanti, in cattività o inquisiti a vario titolo.
Tornando alle Pussy Riot, nella speranza (poca) che qualcosa accada per liberare le tre attiviste e riconsegnarle all’abbraccio dei propri figli e familiari, vi offriamo qualcosa che i media più blasonati non vi hanno ancora offerto: la loro musica! Qui sotto, un archivio con alcuni stralci sonori del collettivo, tra cui: Morte alla galera, libertà alla protesta! (“la volontà e la forza di ognuno, senza maledetti leader! Azione diretta: il futuro dell’umanità”), Kropotkin-Vodka (che invoca la morte dei sessisti putinisti!), Putin si è pisciato addosso, Distruggete il marciapiede (“Non è mai troppo tardi per diventare una dominatrice, i randelli sono caldi, le urla dempre più forti, contraete i muscoli di braccia e cosce, lo sbirro vi lecca tra le gambe“) e una cover (non proprio riuscitissima!) di Police Oppression degli Angelic Upstarts. Восстание, товарищи!

2 Comments on

  1. Anonimo
    Replied on 03/01/2013 at 22:29

    il punk è morto,fattoni

  2. Kalashnikov Collective
    Replied on 05/01/2013 at 17:32

    Tu sei vivo?

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