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[Free music for punx]
KLAUS SCHULZE (synth-poet, West Berlin) – Mirage (1977)
[Puj] Alla fine degli anni ’60 Berlino Ovest é un’enclave occidentale nello stato più paranoico di tutta la Cortina di Ferro, la Repubblica Democratica Tedesca, ed è collegata al resto dell’Europa capitalista da un’autostrada di filo spinato. I posti di blocco, i muri di cemento e le guardie armate ai bordi delle strade apprtengono alla quotidianità di tutti i berlinesi, dando loro la sensazione di vivere come rinchiusi in un ghetto. Ma un altro tipo di oppressione pesa sulle coscienze tedesche, uno spettro minaccioso che aleggia sui bunker e sulle macerie che ancora ingombrano le città della Germania: il recente passato. All’ovest come all’est, cresce una generazione figlia del nazismo, ma che con esso non vuole avere a che fare, che dal ricordo di esso vuole ad ogni costo fuggire. 
E’ forse a causa di questo clima claustrofobico e del desiderio di gurdare soltanto in avanti che in Germania Ovest si sviluppa, tra gli anni ’60 e ’70 la musica più libera, audace e immaginifca di tutto l’occidente. Una musica che riesce ad unire, in un miracoloso equilibrismo, la ricerca della musica d’avanguardia e lo spirito (pre)punk autarchico del “tutti possono farlo”; una musica capace di tenere insieme con lo scotch Wagner, Stockausen e gli MC5. La sete di libertà, materiale e spirituale, dà ai proto-musicisti berlinesi uno slancio iperbolico e visionario che li catapulta in un universo sfolgorante. Quella della fuga, per loro, non é una scelta, ma una necessità: tanto che i Tangerine Dream, tra i principali esponenti della musica liberata berlinese, la più radicalmente nuova del panorama musicale tedesco, dedicano il loro disco Alpha Centauri (1971) “a tutti quelli che si sentono obbligati a viaggiare nello spazio”. Nel momento in cui la musica attacca, i muri crollano come fossero cumuli di brutti ricordi. Di fronte a questo spettacolo tragico e grandioso, gli inglesi fanno gli spiritosi e definiscono questa musica commovente “kraut-rock”. Il rock del cavolo fermentato!
 
In quegli anni, Klaus Schulze é un giovane batterista in forza alle due formazioni di rock psichedelico più spaziali e drogate di Berlino Ovest, i già citati Tangerine Dream e gli Ash Ra Tempel, con i quali pubblica rispettivamente gli album “Electronic Meditation” (1969) e “Ash Ra Tempel” (1970), dischi sbilenchi di musica primitiva suonata con gli strumenti del XX secolo; é anche tra gli animatori dello Zodiak Free Arts Lab di Kreuzberg, una sala prove/concerti nella quale é strettamente vietato suonare musica convenzionale, canzoni rock, blues o cose simili, considerate “troppo borghesi”.
Dopo queste esperienze, nel 1971, Klaus prende una decisione drastica: getta via le bacchette, compra un sintetizzatore e, lui che era un batterista, inizia a concepire uno stile musicale privo di ritmo. Obbliga un’orchestra di archi (che lo crede completamente pazzo) a suonare una sola lunghissima nota di quranta minuti per accompagnare le sue mistiche partiture di synth. Il risultato é Irrlicht, (fuoco fatuo), capostipite di tutta la ambient/drone music dei successivi quarant’anni, il cui titolo completo é “Irrlicht: sinfonia quadrifonica per orchestra e macchine elettriche“. All’esordio, che otterrà scarsissimo successo, seguiranno altri album come Cyborg (1973), Black Dance (1974), Picture Music (1975), Timewind (1975) e Moondawn (1976), che avranno invece ampio riscontro di pubblico e critica. In questi anni Klaus scopre il sequencer e implementa il muro di sintetizzatori a sua disposizione. La sua musica assume i contorni di un jazz esistenzialista post-moderno.
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Nel 1977, pubblica Mirage, un album che vira verso toni più cupi e introspettivi. Sulle atmosfere del disco influisce il fatto che in quel periodo il fratello di Klaus è in ospedale e sta per morire; ma anche il clima intorno, in Germania, è fosco. Il 1977 è l’anno più drammatico dell’autunno tedesco: la battaglia contro la Rote Armee Fraktion vede in quell’anno il suicidio/omicidio nel penitenziario di Stammheim di Andreas Baader, Jan Carle Raspe e Gudrun Esslin (tre nomi storici della banda) e due azioni efferate contro l’establishment  politicofinanziario della Germania Ovest, messe in atto dalle cellule della RAF a piede libero: l’assassinio del procuratore di Stato Siegfried Buback, freddato a colpi di mitra, e il rapimento/esecuzione del capo dell’Associazione Industriali, Hans-Martin Schleyer, noto per i suoi atteggiamenti antisindacali, ucciso dopo un estenuante negoziato (ponendo fine alla sua “miserabile e corrotta esistenza“, scrissero i militanti della RAF nel comunicato). Inoltre, sempre nel ’77, un commando di terroristi palestinesi dirotta un Boeing 737 Lufthansa per forzare la liberazione dei componenti della RAF incarcerati; l’episodio si conclude sulla pista dell’aereoporto di Mogadiscio con l’uccisione di tre dirottatori da parte dei reparti speciali della polizia tedesca. 

Foto segnaletica dei militanti della RAF nella metrò di Monaco (1980): “Attenzione: sono armati!

Il penitenziario di Stammheim (1977)

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Mirage è una foto sgranata di questo buio frangente della storia tedesca. Il lamento synthetico che caratterizza il primo movimento di Velvet Voyage (intitolato 1984) sembra venire dal sangue sui marciapiedi e dalle celle di un carcere. Il brano ha un respiro panottico, come a voler riassumere, in poche pennellate di sintetizzatore, secoli di sofferenza umana, è  l’obiettivo di una telecamera che parte da un primo piano e allarga progressivamente il campo ad una velocità infinitesimale, perdendosi 28 minuti dopo negli spazi siderali.  
Crystal Lake è un meditabondo pedinamento tra le vie cineree di Berlino; ha una suspense immobile, é un film poliziesco senza trama, nel quale non accade nulla. La città poi sprofonda in una brughiera inifinita, avvolta nella nebbia: tutto sfuma in un piano-sequenza di pallidi sintetizzatori, come fosse un pezzo crust rallentato al limite del possibile e distillato, in poche gocce nerastre, per carpirne l’essenza. 
Infine, il terzo brano, In cosa crede chi non crede (il titolo è in italiano), registrato nelle stesse sessioni di Mirage, ma originariamente non inserito nell’album. L’organo di una chiesa distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale suona tra le rovine delle nostre certezze; ci rivolge una domanda che non ha risposta: in che cosa crede chi non crede? Il brano ha l’andamento di un raga nichilista, in bilico tra un canto gregoriano ateo e il beeping della sala comandi di una centrale nucleare. Poi tutto assume contorni più sentimentali, e si torna a fissare l’alba dai finestrini di una macchina parcheggiata lungo un’autostrada. 

Quella di Klaus Schulze è musica esistenziale, carica di ansia, inchiodata al cemento e all’asfalto delle tetre città tedesche. E’ il corredo sonoro di un pezzo di cielo che si intravede dai vetri rotti di una finestra, di una corsa lungo il Muro sotto la gelida pioggia invernale; è il fotogramma sospeso di un film che si ha l’impressione vada a finire male, anche se il finale non sarà mai girato. La musica di Klaus Schulze ci ha fatto da colonna sonora negli ultimi anni e da essa abbiamo probabilmente tratto ispirazione. Per questo, dedichiamo all’anti-musicista berlinese questo nostro tributo!

2 Comments on

  1. Anonimo
    Replied on 08/01/2013 at 08:22

    Meraviglioso il vostro modo di descrivere la musica di Schultze: il post mi ha affascinato! Sempre grandi!

  2. Kalashnikov Collective
    Replied on 08/01/2013 at 13:43

    Graaazie caro!
    W il kraut-rock!

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