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Lorenzo Guadagnucci, “Restiamo Animali. Vivere Vegan è una questione di giustizia”, Terre di mezzo, 2012
[Sarta] “Restiamo animali” è uno dei libri più interessanti che mi sia trovato in mano negli ultimi tempi. Affronta il tema dell’antispecismo oscillando con equilibrio tra aneddoti autobiografici, questioni sociali e filosofia, ripercorrendo le tappe attraverso le quali l’autore, il giornalista Lorenzo Guadagnucci, ha definitivamente deciso di abbracciare la scelta vegan e di dedicarsi all’attivismo in materia. Si tratta di un saggio che assomiglia molto ad un romanzo di formazione ed è utile anche a chi si avvicina per la prima volta all’argomento perché riassume molte delle questioni alla base della scelta di vita antispecista, passando in rassegna quasi tutti i libri fondamentali sull’argomento e offrendo una sintesi delle questioni più importanti.
Lorenzo sceglie di aprire il libro con la descrizione dell’esperienza, decisiva per il suo percorso autobiografico, del pestaggio, vissuto in prima persona, alla scuola Diaz da parte dei poliziotti durante il G8 di Genova nella notte del 21 luglio 2001. Quando dei suoi amici e colleghi gli chiedono di descrivere quella notte di violenza, le parole che gli escono spontaneamente sono: “Hai presente una tonnara?”. Sostituire gli esseri umani ai tonni significa, nella cultura della gente comune, sostituire degli “oggetti” (gli animali) con dei “soggetti” (gli uomini) e quindi far scattare il meccanismo dell’immedesimazione, dell’empatia, trasponendo la capacità che abbiamo di provare dolore anche sugli animani non umani. Quell’esperienza è stata la molla che, alla maniera dei damasceni di Tom Regan, ha fatto scattare l’impegno civile: in fondo, gli umani sono animali, come gli animali sono tutti “soggetti di una vita” e hanno la medesima capacità di soffrire, di reagire alla violenza e, quindi, il medesimo diritto alla vita.
Il libro, dopo un necessario riassunto iniziale dei punti cardine del pensiero antispecista, entra nel vivo riportando molte esperienze concrete sul territorio portate avanti da associazioni e attivisti. E’ la parte più interessante, dove si racconta con uno stile partecipato e ricco di dettagli, la storia di diverse realtà che agiscono per cercare di aprire una breccia nel conformismo del pensiero unico, comeLiberazioni” (la più importante rivista antispecista italiana), l’Ippoasi (un rifugio per animali liberati presso Marina di Pisa), le battaglie di “Fermare Green Hill” contro la vivisezione (con tutto il contorno della complessa questione del rapporto con i media), il gruppo di acquisto solidale “Gasvegando” fondato da Lorenzo assieme alla sua compagna Camilla e altri esempi dalle prassi più o meno efficaci. 
Ci sono poi riferimenti a personaggi della società civile, della politica o della “comunità scientifica” che hanno abbracciato posizioni più o meno vicine all’antispecismo, come Aldo Capittini, Annamaria Rivera, Valerio Pocar, ai quali sono dedicati dei capitoli del libro. Non mancano poi alcuni divertenti racconti del rapporto di Lorenzo con alcuni ambienti della sinistra parlamentare, dalla ex-Rifondazione a Sel, protagonisti delle immancabili “Feste dell’Unità” alle quali Lorenzo è stato spesso invitato in qualità di giornalista ma la cui scelta vegan ha sempre imbarazzato i vari organizzatori al momento della cena (evidentemente è impossibile per costoro concepire una festa popolare senza le salsicce!).
Il capitolo conclusivo si intitola “Nuove persuasioni” e ne trovate qui sotto un estratto scaricabile: si tratta di un’accorata esortazione all’impegno e all’attivismo antispecista, perché – riprendendo le parole di Leonardo Da Vinci, non esattamente un anarchico insurrezionalista! – “verrà un tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, e anche l’uccisione di un solo animale sarà considerata un grave delitto”. “Restiamo animali” è una lettura positiva che, nonostante la crudezza dell’argomento, lascia addosso un piacevole senso di ottimismo: buona lettura!
 

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