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COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO CAMUNO!

[Pep] Il nostro amico Dani, storico membro degli Ebola, ha dato vita ad un’iniziativa antipsichiatrica che vogliamo segnalare, il Camap (Collettivo antipsichiatrico della Val Camonica), al cui neonato blog siamo felici di rimandarvi. 
Tra i materiali presentati spicca un interessante video prodotto nel 2010 dal Collettivo antipsichiatrico Senza Ragione (e incluso nella serie Documenti di Follia), in cui, attraverso l’uso di un crudo ed efficace bianco e nero prende corpo un disvelamento complessivo della pericolosa mistificazione della psichiatria, assolvente un ruolo cardinale nell’ambito dello Stato Terapeutico. Tra le varie testimonianze proposte nel video spiccano quelle dell’operatore (anti)psichiatrico Giuseppe Bucalo e dello psicanalista Giorgio Antonucci, continuatore di Edelweiss Cotti, lo psichiatra promotore dell’esperienza di Cividale del Friuli e autore, con Roberto Vigevani, dello storico volume Contro la psichiatria (1970). E’ Bucalo, con la consueta, spiazzante lucidità, a cogliere l’essenza della psichiatria nel sistematico e paradossale ribaltamento del diritto all’autodeterminazione, fondandosi essa sul mistificatorio riconoscimento di uno strutturale dislivello cognitivo tra il curante e il curato a favore del primo: per cui questi eserciterà la propria funzione contraddicendo sempre e in via di principio la volontà del secondo. 
Va rilevato come nell’alveo della nostra società ciascuno sia posto nella condizione di essere reputato affetto da un “disagio psichico”, che viene sancito pseudo-oggettivamente sulla base di scale valoriali arbitrariamente prodotte dalla psichiatria, laddove dovrebbero essere al contrario gli individui a valutare autonomamente sé stessi: è proprio al livello dell’invalidazione di questa seconda possibilità a favore della prima che si situa la più basilare infrazione al principio di autodeterminazione operata dalla psichiatria. La nozione di malattia mentale, la cui diffusione è stata messa in opera dalla psichiatria risulta leggibile in parallelo a quella di peccato diffusa dal cristianesimo, essendo riuscita infine a sostituirne la centralità nella coscienza dell’uomo contemporaneo. Così come la nozione di peccato mira ad impedire all’individuo l’accesso ad una comprensione reale della propria vita etica, quella di malattia mentale mira ad ostruire la possibilità di accesso alla propria vita psichica: in entrambi i casi risulta cruciale privare gli individui del possesso di altre ed ulteriori chiavi di autoesegesi, rendendo dunque effettuali quelle già date persino in assenza di una loro effettiva credibilità rispetto al soggetto che le utilizza. 
In questo drammatico quadro il blog del Camap, costituente l’ulteriore, naturale prolungamento della straordinaria attività culturale di quell’imprescindibile gruppo che sono gli Ebola, può essere un nuovo, radicale strumento di laicizzazione della società: onde separare completamente la psichiatria dallo Stato, riconoscendola finalmente come fede religiosa attualmente camuffantesi da scienza medica (fondata sulla mitologia alla Guerre Stellari della salvifica lotta tra le Forze del Bene, o della Salute Mentale e quelle del Male, o della Malattia Mentale): ma proprio per quest’ultima ragione capace di farsi promotrice di una visionaria e infinita crociata che viene combattuta a danno di tutti. 
Così scrive Thomas Szasz ne I manipolatori della pazzia: “Proprio come il potere e il prestigio dei trafficanti di streghe cresceva con l’aumentata diffusione della stregoneria, così è per il potere e la ricchezza degli psichiatri con la diffusione della malattia mentale… Come i procacciatori di streghe dei tempi andati, gli psichiatri odierni non si stancano mai di dare impulso alla diffusione della malattia mentale…Per lo psichiatra zelante tutti gli esseri umani sono pazzi, come per il teologo zelante tutti gli esseri umani sono peccatori”. 

A completamento di questa presentazione il Kalashnikov Collective Headquarter ha rivolto alcune domande all’amico Dani, che ringraziamo per la sua disponibilità…
Buongiorno cari. Innanzitutto grazie per l’interessamento e lo spazio che ci date per questa realtà nata da pochissimo nella nostra zona dove la gente è poca, ma grintosa. Preferiamo rispondere a nome del Camap essendo un collettivo dove, tranne alcune naturali divergenze, la pensiamo allo stesso modo. 
Il Camap nasce dai deliri alcolici di un paio di amici, seduti al tavolo del bar. Può sembrare una battuta, ma in realtà è andata proprio così. Il desiderio era (ed è) quello di pubblicare e condividere informazioni riguardanti gli abusi di potere perpetrati dall’ordine degli psichiatri, in particolare la pratica del Trattamento Sanitario Obbligatorio. Sembra impossibile, eppure moltissime persone non hanno la minima idea di cosa sia e neppure immaginano che possa capitare anche a loro. Il blog, tramite contributi di qualsiasi tipo (pubblicazioni scientifiche, citazioni, video musicali, poesie e qualsiasi espressione della cultura umana richiamabile al nostro pensiero), vuole soprattutto essere uno spunto per aumentare la consapevolezza delle persone. Un’altra caratteristica importante è la libertà di partecipazione: l’idea nasce in Valcamonica, ma si estende a chiunque pensi che “sequestrare un individuo, considerarlo malato e curarlo contro la sua volontà è sbagliato”. Da qui la voglia di fare controinformazione, sensibilizzare e sostenere (uno degli obiettivi del Camap è quello di poter fornire assistenza, informazioni e aiuto ai reclusi dal TSO prima e dopo il trattamento). 

Crediamo che il filone dell’antipsichiatria si sia arenato dopo la parziale chiusura dei manicomi: quando la polemica e il sensazionalismo di cui si nutre l’opinione pubblica si è naturalmente esaurito, l’attenzione è passata su altri argomenti e ancora una volta si è smesso di lottare. Trieste oggi è una realtà che può essere un esempio per la nostra società, una gestione di tutto rispetto che ha completamente abbandonato la pratica del TSO (che nella nostra zona viene praticato con una certa disinvoltura…). Allora perchè resta relegata in un angolo? L’ordine degli psichiatri è riuscito a mantenere il potere di cui è stato “divinamente” investito accettando a malincuore la chiusura dei manicomi. Non posso più rinchiudere gli indesiderati? Beh, qualcos’altro lo si trova sempre. Infatti ecco pronti gli psicofarmaci: i poco estetici e discutibili lacci esterni vengono sostituiti da dei più eleganti inibitori, depressori, eccitanti e via dicendo. L’esperienza di Trieste deve essere condivisa ed esportata per ciò che riguarda l’abolizione delle pratiche coercitive ovunque, ma questo passo deve essere compiuto da tutta la popolazione. 
“Crediamo che per affrontare la patologizzazione della nostra società sia necessario allargare la nostra visuale e uscire da un ragionamento limitato alle pratiche psichiatriche. Finchè le industrie farmaceutiche saranno in mano ai privati, è naturale che ci sarà sempre il desiderio di inventare una nuova pillola, ancora prima di avere la malattia. Con il Largactil è successa la stessa cosa: nei test hanno scoperto che questo farmaco, somministrato la sera prima di un operazione ad un qualsiasi paziente con una soglia di ansia oltre la norma, abbassava la sua tensione. Permetteva cioè di affrontare la notte con meno preocupazioni e dormire tranquillo. Naturalmente ci è voluto poco per farlo diventare un farmaco di elezione, utilizzato in moltissime patologie più o meno nuove. Il DSM, nato con l’intento di trovare un linguaggio comune tra i diversi esperti della patologia mentale, è diventato uno strumento di categorizzazione, con la finalità di trovare la giusta pastiglia per il giusto disturbo. E i disturbi aumentano sempre più, aggiungendo pagine e pagine al manuale e di conseguenza aumenta il consumo dei farmaci/profitto delle case farmaceutiche. Un cane che si morde la coda? Siamo più propensi all’idea del controllo del pensiero, ovvero il peggior incubo della fantascienza sarebbe già una realtà. Se non sei “normale”, vuol dire che sei pericoloso. Se sei pericoloso, io ho il dovere di curarti/controllarti, anche se non hai mai fatto nulla di violento in vita tua, perchè un giorno potresti farlo se io non intervengo subito. La guerra preventiva non l’hanno inventata i militari: era già una realtà nella psichiatria”. 

“Nessuno di noi operatore psichiatrico. Lavoriamo con persone con disabilità, oligofrenici, casi cavaliere ecc (forse il termine più corretto è ‘emarginati) e in alcuni casi è necessario collaborare con gli psichiatri. Alcuni di loro hanno una mentalità più aperta, altri sono solo dispensatori di farmaci, ma tutti sono sempre convinti che il farmaco sia necessario come base di partenza. Attenzione però: il Camap in generale si propone di sensibilizzare le persone sulle pratiche coercitive di cui il nostro sistema medico abusa e non di annullare completamente la pratica psichiatrica. Quello può essere il pensiero di qualcuno di noi, ma non quello dell’intero collettivo. Siamo convinti che se una persona vuole abbandonarsi al giudizio psichiatrico e alle sue pratiche deve essere libera di poterlo fare, ma è lei a doverlo decidere. Un abbraccio a tutti e a presto! Ci si vede nella mischia…”.
(Illustrazioni tratte da Ugo Guarino “Zitti e buoni!”, Feltrinelli 1979)

3 Comments on

  1. Anonimo
    Replied on 14/06/2013 at 20:08

    Certo che scrivere: "…straordinaria attività culturale di quell'imprescindibile gruppo che sono gli Ebola", ci vuole audacia!!! Grandi, siete sempre i migliori!!!

  2. CAMAP
    Replied on 15/06/2013 at 12:34

    Aggiungiamo il link per lo sportello di assistenza e consulenza:
    http://www.collettivoantipsichiatricocamuno.blogspot.it/2013/04/auto-tutela.html

    Grazie Pep, grazie a tutto il Collective. Articolo bellissimo, vi adoriamo.
    Abbracci

  3. Anonimo
    Replied on 24/11/2013 at 21:45

    vi siete lasciati sfuggire il commento di un cognitivista al prestigioso DSM 3,4,5 e future versioni, tutte accomunate da un’accozzaglia di sintomi, di sindromi, di patologie la cui costruzione teorica lascia un po’ a desiderare. Infatti il cognitivista dettore, dell’ist,miller, ha definito le diagnosi accuratamente elaborate sul d.s.m., “falsamente ateoriche” e puramente descrittive. Ossia, a mio modesto e insignificante modo di vedere, la descrizione dei quadri clinici o presunti tali ha preso il sopravvento sull’inquadramento teorico, la prassi a contatto col soggetto dovrebbe porsi a monte di qualsiasi costruzione teorica, ma siccome i soggetti esaminati nei reparti osp.non sempre rispondono alle loro caratteristiche genuine, si supplisce a tale carenza con un’edificazione astratta la cui corrispondenza alla situazione concreta non è dimostrabile se non in via empirica. Però il prof.dettore potrebbe anche non essere d’accordo col mio modo d’intendere la sua tagliente critica al d.s.m., ovviamente il suo parere conta più del mio.

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