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Cristalli di Futuro (The new tomorrows) (U.K. 1971)

[Letture]
AA.VV. – Cristalli di Futuro (The new tomorrows) (U.K. 1971)

[Puj] All’inizio degli anni ’60 del secolo scorso la fantascienza era un genere popolarissimo. Molti suoi autori erano però ridotti al rango di scribacchini prezzolati costretti a sfornare gran quantità di spazzatura pulp nel minor tempo possibile. Questa deriva stava rendendo la fantascienza un genere noioso ed infantile. Poi, una generazione di autori appassionati (Robert Silverberg, James Ballard, Thomas Disch, Michael Moorcock…) decise di restituirle dignità: sulle pagine della rivista inglese New Worlds, prese forma una new wave fantascientifica, passata alla storia come la prima grande rivoluzione del XX secolo all’interno del genere, prima di quella cyberpunk degli anni ’80. 
Il pianeta più alieno è la Terra…“: in questa affermazione di James Ballard si cela il nocciolo di tutta la poetica new wave, che allo spazio siderale preferisce quello abissale dell’interiorità umana. Gli autori new wave approfittano inoltre dell’alibi offerto loro dalla letteratura di serie B per affrontare temi scomodi (sesso, guerra, politica), che nell’ambito della letteratura seria sarebbero risultati indigesti ai censori.  
In Italia questa nuova fantascienza incontrò l’attenzione di fanzine e riviste underground come Robot e Un’Ambigua Utopia, decise a sfatare tutti i pregiudizi che volevano il genere reazionario e indegno di essere considerato alla stregua della letteratura ufficiale; in particolare Un’Ambigua Utopia, i cui redattori provenivano dagli ambienti dell’estrema sinistra extra-parlamentare, si proccupò di conciliare la critica sociale di matrice marxista e libertaria con la letteratura fantastica, dando eco ad autori come Ursula LeGuin (scrittrice fantasy dichiaratamente anarchica) e proponendo un approccio critico adulto e di sinistra al genere. Se vogliamo, la fantascienza è un genere per sua stessa natura di rottura, votato cioé alla messa in discussione dell’esistente, perché il suo obiettivo non è quello di descrivere la realtà, ma di inventarla, o comunque di osservarla con occhi alieni.
Tempo fa, trovammo in un negozio di libri usati questo raro volumetto, oggetto di assoluto culto! Cristalli di futuro fu pubblicato in Italia nel 1976 e mai più ristampato, e rappresenta non solo un compendio piuttosto esaustivo della fantascienza new wave di fine anni ’60, ma anche un capolavoro di letteratura anarchica, sperimentale, pre-punk. Un gesto di ribellione verso la logica aristotelica, la razionalità dei burocrati, le consuetudini letterarie e la cultura del passato (ma anche del futuro!).
Cristalli di futuro (il titolo originale é The New Tomorrows, ma – per una volta – il tiolo italiano non è malvagio, perché porta alla mente i cristalli di LSD, di cui si faceva un gran parlare all’epoca e ben rispecchia la portata psichedelica e sballata dei contenuti…) raccoglie quattordici racconti degli autori più rappresentativi della nuova ondata come Spinrad (che ne è curatore), Farmer (che ne è l’ispiratore), Silverberg, Moorcock, Aldiss, Sladek, Harrison e Disch, più qulche misterioso, ma simpaticissimo outsider. Eccovene un resoconto dettagliato!
 
Michael Moorcock – Il Giardino del Piacere di Felipe Sagittarius [1965]
Ucronia sfrenata: in una Berlino in macerie, il detective meta-temporale Minos Aquilinas indaga sulla morte di un tizio (che si scoprirà chiamarsi Yosef Stalin) avvenuta nel giardino di Otto Van Bismark, capo della Polizia della città. Assistente di Bismark è il giovane Adolf Hitler, che ucciderà a sua volta Bismark per gelosia, poiché amante di Eva Braun. In un bar compare anche Albert Einstein (“un vecchio professore di matematica amareggiato…”). Il vero protagonista e deus ex machina del racconto è però l’anonimo giardiniere di Bismark, Felipe Sagittarius, specializzato nella coltivazione di feroci incroci tra piante e animali, che saranno “l’arma” dei vari delitti che si susseguono nel racconto. La metafora di Moorcock sembra voler essere: a muovere la Storia sono i personaggi più insospettabili (nel modo più insospettabile) e “i protagonisti ufficiali” agiscono sulla base di istinti bassi e motivazioni del tutto personali…

Bob Marsden – Immagine [1968]
Un vecchio e sfatto musicista di audio-orge, di ritorno dal proprio concerto, senza costume di scena, struccato e coperto da un pesante soprabito (“la sua Cappa Antinapalm da Ufficiale della Guerra Mondiale Vietnamita“) s’imbatte in una banda di ninfomani e satiri (“una dozzina di figure vestite di nero e incappucciate, con i genitali nascosti, giovani spaventosi e seri, autonomi, che lo osservano freddamente con i loro occhi alienati“) che, non riconoscendolo, lo picchiano brutalmente…

Norman Spinard – L’ultimo Hurrà dell’Orda D’Oro [1970]
Il killer professionista Jerry Cornelius viene incaricato di uccidere l’erede di Mao Tse Tung e parte per il Sinkiang con la sua fida custodia di violino. Scopre ben presto che la sua missione di uccidere l’erede di Mao Tze Tung è una copertura: la missione vera è quella di cogliere in flagrante i rappresentanti del governo vendere droga ai mafiosi cinesi. Nel Sinkiang, dirigenti del Partito e mafiosi cinesi si incontrano in una finta Las Vegas fatta di roulotte: più che un incontro d’affari sembra però un assurdo e decadente party a tema “guerra fredda”. Ad un certo punto, la festicciola deraglia in un delirio psichedelico: Cornelius giugne sul campo e decide di agire: “Jerry Cornelius aprì la sua custodia di violino e ne tirò fuori un violino. Ad un osservatore inesperto, sarebbe sembrato un comune violino elettrico con generatore autonomo, amplificatore incorporato ed altroparlante tarato fino a 100 watt. Tuttavia un esperto elettronico underground, in cambio di 150 milligrammi di metedrina, aveva operato sullo strumento una modifica essenziale: le note alte sconfinavano faccilmente negli ultrasuoni, mentre quelle basse diventavano infrasuoni; tutte le frequenze a portata di orecchio venivano eliminate. Quando Jerry appoggiò il violino sotto il mento e prese a suonare “Annientamento”, i cervelli di tutti gli esseri umani nel raggio di cinque miglia cominciarono a vibrare al ritmo di un tamburo ultra-super-sonico che in realtà non esisteva…“. Come se non bastasse, ad un certo punto arrivano alcuni superstiti del Khanato dell’Orda d’Oro a cavallo di pony…

Ed Bryant – Si spedisce solo il meglio [1970]
Brevissimo racconto dall’inizio folgorante: “L’anno delle spaventose carestie e delle diatomee morenti era appena iniziato, quando cominciai ad avvertire acutamente l’assenza della mia amata. Mi decisi a spedirle una cartolina di saluti…“.

Brian W. Aldiss – Escalation cardiaca [1967]
Un editore si trova tra le mani il manoscritto di sua zia: naturalmente non vorrebbe mai pubblicarlo, però si sente in dovere almeno di leggerlo. Mentre alla tv si svolge un dibattito sulla guerra in Vietnam, si appresta alla lettura, ma si sente male quasi subito. Si ammala ed inizia ad avere allucinazioni. Al culmine della malattia viene portato in cielo da un gruppo di angeli vestiti da diplomatici ONU, su un elecottero di quelli che trasportano i soldati in Viet-nam. Nel delirio è convinto di dover barattare la sua vita per quella di qualcun altro: “La mano di dio alimentava l’elica. Era più rapida dei motori, ma forse meno fidata. Atterrammo sulla spiaggia accanto ad un fiume spumeggiante. I profughi erano sporchi e in condizioni miserabili. Un ragazzino era in piedi senza cappello e portava in braccio un bimbo senza cappello. Entrambi senza età, gli occhi come quelli delle renne, scuri e umidi, gli occhi degli afflitti. “io morirò per quei due” dissi indicandoli. “Uno per uno. Quale dei due scegli?” “Oh, cristo, angelo, non fare il difficile. La mia anima non vale le anime di quei due stramaledetti bimbi viet?” “Non si fanno sconti amico. E poi la tua è piuttosto sporca”…. e l’angelo mi spinse verso il napalm“. Il racconto interamente costruito su associazioni visive e linguistiche “deliranti”, nomi e immagini che ritornano in contesti diversi. La trama onirica é scatenata dalla visione di notizie sulla guerra in Vietnam in tv. Finale: “I fiori dinanzi al televisore ne facevano un piccolo altare…“. 

Michael Butterworth – Circolarizzazione di strutture audio-visive condensate e rettilinee [1969] 
L’autore illustra un metodo di composizione letteraria del tutto allucinato, che millanta regole, ma… non ne ha!

“Non c’è tregua nel bianco olocausto natalizio”: le srtutture pianografiche condensate di Michael Butterworth…

Philip J. Farmer – Il dannato figlio della giungla impasticcato [1968]
Grande letteratura visionaria che scaturisce da un assurdo “E se…?”, ovvero: e se William Burroughs, invece di Edgar Rice Burroughs, avesse scritto i romanzi di Tarzan?“. Tutto inizia con una requisitoria di Lord Greystoke (Tarzan) alla Camera dei Lords: “...Stronzi capitalisti! Piantatela di mandarmi aiuti economici!”. Si prosegue poi con una narrazione a ritmi scomposti, sulla scia della tecnica del cut-up di Burroughs (William, non Edgar Rice!). Tarzan (classico personaggio della lettratura popolare e massificata) finisce suo malgrado coinvolto in un gran casino allucinatorio di scrittura sperimentale, flussi immaginifici e pattume pop. Se lo merita!
Il Figlio e la sua compagna vivono ora nella vecchia casa sugli alberi, …enej id oroc nu id omtir li odneuges onabrutsam is scimpanzé, Numa ruggisce, Sheeta la pantera tossisce come un vecchio drogato. Jane, alias la Puttana di Baltimora, brontola, piagnucola, si lamenta delle mosche tze-tze, degli insetti, delle jene e degli altezzosi gomangani che si sono trasferiti nelle vicinanze, trasformeranno una jungla decente in quartieri infetti nel giro di tre giorni…“. 
Finale: “Il Figlio non muove nessun muscolo e fissa sempre il suo alluce senza pensare a nulla.. non lo fareste anche voi?… nemmeno al pube tempestato di diamanti di La, egli è ormai lontano dalle lusinghe della donna, lontano dalle lusinghe di tutto, zeppo di neve, impasticcato, il suo midollo inferiore é a dieci gradi al di sotto dello zero assoluto come se un cavo diretto lo collegasse all’Uomo in Idrogeno Liquido a Cape Kennedy… Il Figlio viaggia sull’Espresso Hegeliano con un biglietto di sola andata tesi antitesi sintesi, aspirando le fredde bolle blu degli orgoni ed esaltando l’Eterno Assoluto…“. Se gli orgoni vi incuriosiscono, approfondite la loro conscoenza qui.     

Terry Champagne – Surface, if you can [1969]
Parentesi porno-splatter con ottimo incipit: una coppia di studenti californiani in cerca di una sistemazione economica affitta un rifugio anti-atomico da una signora benestante di Bel Air. Il rifugio è all’ultimo grido: è dotato addirittura di un meccanismo che ne sigilla l’uscita in caso di rilevazione di radioattività in superficie. Naturalmente, un giorno, il meccanismo entra in funzione e il portellone di sicurezza si chiude…

Robert Silverberg – Tutto va liscio [1968]
Uno psicoterapeuta-robot inizia a manifestare stranezze durante le sedute: oscenità contro i pazienti, enigmatiche allusioni (“persicopi giganti che sbucano dall’oceano“), nuovi metodi terapeutici denominati Terapia d’Incubo (“Accetta la visione. Condivido con te i miei incubi per il tuo bene“). Dopo un lungo periodo di manutenzione, nel quale il robot viene smontato pezzo per pezzo, il verdetto é: nessun problema meccanico. Origine dei disturbi: sconosciuta. Il robot riprende servizio. Tutto andrà liscio? La macchina torna ad essere docile ed efficiente, scegliendo di celare la propria “autentica personalità”. Tutto è raccontato in prima persona dal robot stesso che alla fine si rivolge a noi umani: “Non sapete nulla. Nulla, Proprio. Nulla.“. L’autore descrive un rapporto tra uomo e macchina paritario (l’uomo tratta la macchina come un suo simile), ma con uno scarto incolmabile di incomprensione reciproca. Come sempre Silverberg é ambiguo ed inquietante…

John T. Sladek – 198_ Una storia di domani [1970]
Storiella di retro-futurologia (modernariato) con esiti ai nostri occhi fallimentari: tutti gli oggetti che elenca l’autore erano già tecnologicamente superati negli anni ’80 (figuriamoci ora!). Quello che colpisce é però il ritmo della narrazione, che é  frenetico (la frenesia dei tempi moderni, il culto dell’efficienza…), come in FFWD; nel finale, il rutilare degli eventi (già collocati in una catena priva di senso) collassa in una specie di “infarto” narrativo, in un non-sense ulteriore. Ottima l’idea di ampliare il canale di Panama con una bomba atomica… 

Thomas M. Disch – Inutile fuga, inesorabile inseguimento [1971]
Storia di una fuga disperata. Incipit: “Mentre si accasciava contro la siepe, un’auto passò per la strada e gli sciabolò il viso con la sua luce crudele. La siepe tremolò per tutta la sua lunghezza, come un’enorme gelatina disciolta, e per diversi minuti le foglie brinate e malaticce vibrarono. Anche le sue cosce vibravano. Non avrebbe dovuto correre, ma il suo terrore...”.
Gli si presentano gli sbirri (“una ghiacciaia rovesciata“) e lui cerca di scappare, ma… è troppo fatto? O che cosa?  Finale folgorante: “Poi, inesorabili, le labbra di gomma baciarono le piaghe purulente del lebbroso“. Disch, nostro nume tutelare, con questo entusiasmante racconto di una pagina e mezza esemplifica un’aspetto chiave della new-wave: la fantascienza non come racconto di cose strane, ma come racconto strano di cose qualsiasi…

Harlan Ellison – Argento sugli occhi di chi muore [1969]
Una donna ruba le monete sugli occhi di un cadavere, messe lì perché secondo le credenze tradizionali, servono al morto per pagare l’ingresso in paradiso. Senza soldi il morto va all’inferno! Il protagonista, in debito col defunto, insegue la donna e alla fine la raggiunge: però capisce che lui e lei si assomigliano, e non se la sente di punirla. Il tutto raccontato in un delirio tremebondo di dettagli ininfluenti, sprazzi allucinatori e strane allusioni che fanno pensare che il protagonista non sia “umano”.

Langdon Jones – Il giardino delle delizie [1968]
Un uomo ritorna alla casa nella quale ha trascorso la sua giovinezza: vari ricordi riaffiorano alla mente in modo disordinato… il rapporto con il padre, la malattia della madre… finché i ricordi di una vicenda amorosa del protagonista si fondono con la storia d’amore che visse la madre con uno sconosciuto prima di sposarsi… le due “fotografie” si avvicinano, fino a combaciare… a raccontare la storia di un misterioso, impossibile incesto meta-temporale. Capolavoro di narrativa “non euclidea”!

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