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[...mettendo ordine tra i dischi sono saltate fuori alcune robe di jap-core fine anni ’80 / inizio anni ’90 a cui eravamo particolarmente affezionati: grafiche e testi di queste band, all’epoca, erano davvero suggestivi… Rumore di prima scelta! Eccovene una manciata…

[Chaos in Japan!]
DISPROVE (90s Tokyo D-Beat) – 7″ e.p. (1994)

[Puj] Alla metà degli anni ’90 il boom del crust era ancora lontano, ma noi eravamo soliti sturarci le orecchie con il migliore d-beat sulla piazza, che era quello giapponese naturalmente:  distrosione disperata, grafiche nerissime e borchie a non finire. Il kamikaze-core aveva testi enigmatici, sinistri, assurdi. In particolare, se erano scritti in inglese: per i giapponesi l’inglese, prima che una lingua, é un suono; il significato non è poi così importante, almeno non quanto la muscalità delle parole; e le parole sono immagini e accostate l’una all’altra evocano immagini più complesse, come nella pittura. Per questo i testi dei gruppi crust giapponesi sfuggono solitamente alla piena comprensione… pur risultando ugualmente magnetici.
Il 7″ dei Disprove l’abbiamo ascoltato una valanga di volte perché è semplicemente perfetto. Perfetto come un secchio pieno di vermi. I Disprove erano un misterioso clone dei Discharge proveniente da Tokyo che suonava a rotta di collo. Hanno pubblicato poco materiale, solo uno split oltre a questo 7″ uscito per Forest nel 1994.
L’opener è Eraced Race, “razza cancellata” (primo esempio di fantasia lessicale nipponica: eraced invece di erased): “Esistenza dimenticata – razza sconosciuta – pregiudizio senza volto – davvero invisibile. Un luogo distrutto – non schiavi. Verità proibita – noi dobbiamo conoscerla. Cancellata, razza cancellata!“. Tutto deve voler dire necessariamente qualcosa? “Non quello che hai detto“: “Questo significa guerra. Noi dobbiamo combattere. Tu devi morire. Questo non è quello che hai detto, Noi dobbiamo combattere, ma non dalla tua parte. Non non hai niente. Noi dobbiamo cambiarlo“. 

Kaku Jikken o teishi!
Criptico il messaggio della successiva “Nebbia profonda“: “Nella nebbia, nella nebbia profonda. Noi non possiamo vedere, non possiamo proteggere. Non possiamo vedere – M.I.A. (ehm… missing in action?), non possiamo vedere, la verità si nasconde“. Survive your war: “Io sopravvivo alla mia guerra, tu sopravvivi alla tua“.Killing means nothing“: “Uccidere non significa niente: basta uccisioni, uccidere non vuol dire niente, Ma tu non lo sai. Prendi il tuo pugnale e buttalo via”.

VIOLENT PAIN (Yokohama street punx 90s) – Danger Black Night / Soul Attack (two songs – 1991) 

[Puj] Non ne sappiamo nulla di questi quattro sorci di Yokohama che si definiscono Veri punks anarchici e combattenti, ma le loro foto ci segnarono parecchio in gioventù: in particolare quella del cantante Ai che brandisce una katana e quella del chitarrista Ken che cavalca un Ciao Piaggio giapponese. Qualcuno oggi chiamerebbe crust’n’roll il loro genere, loro lo definivano “Minaccia-core”, noi però preferiamo definirlo punk rock scassato. Aldilà di tutto fu lo stile dei vocals tipo demone di Devilman a farci affezionare a queste due canzoni degli oscuri Violent Pain, tratte da una compilation del 1991. 
Il testo di “Pericolo notte nera” è quasi tutto in giapponese,  ma regala comunque qualche perla di non-sense nipponico nel ritornello: “Pericolo notte nera, caldo alla testa! Pericolo notte nera, caldo al cervello!“. Ancora più estremo il delirio semantico di Soul Attack: “Combatti! Combatti Stanotte, combatti stanotte! Ottieni l’anima, supera un desiderio! Carelessness that money to die (forse: fregatene dei soldi fino alla morte), Gozzoviglia! Ribellati! Notte e giorno! Making fight last chance (forse: fai del combattere la tua ultima possibilità), Burster! (intraducibile; to burst: scoppiare). Anima! Attacco! Oltre! Desiderio!“. I Violent Pain giocavano alla gang metropolitana, alla banda di motociclisti in stile Bosozoku. Anche se il Ciao Piaggio vanificava tutti i loro sforzi.


BEYOND DESCRIPTION (Tokyo crust punx 90s) – Fine Day Nostalgia 7″ (1995) + bonus track (1990) 

[Puj] Oltre la descrizione! Eroi del crust giapponese, i Beyond Description arrivano da Tokyo e “La nostalgia dei dolci giorni” è il loro terzo e.p., da noi ascoltato e riascoltato fino alla nausea. La band si formò nel 1988 e, per quanto ne sappiamo, è ancora in attività. I Beyond Description sono piuttosto noti ai punx italiani per un tour dalle nostre parti e uno split con gli amici Kontatto uscito nel 2003.
Il segreto di questo disco sta nella sua copertina, che è evocativa, sebbene assurda, e nei grandi testi impressionisti scritti dal cantante Okahara. Per esmpio, “Disperazione”: “Mi lasciai cadere nella profondità della disperazione. Faccio fatica a liberarmi da qui, senza scampo. Non posso nascondere nessuna paura – questo è un incubo“. Poi c’è “Perso”, lapidario: “Ho perso tutto“. “Faccia”: “Non ci mostri mai quello che pensi, tu hai un’altra faccia. Muori stronzo, ma non c’è bisogno che fai questo, perché io vedo tutto attraverso di te. Non c’è bisogno che fai questo, Perché non ti ubbidirò mai“. Il minimalismo dei Beyond Description li rende gli esponenti più significativi dell’haiku-punk.

I Beyond Description nel 1995: i jeans chiari a vita alta con la maglietta dentro sono davvero out! Vergogna Okahara! 

Per i fan più sfegatati dei Beyond Description proponiamo un raro pezzo risalente ai loro esordi (1990) pubblicato sul n. 5 di una gloriosa fanzine con allegato 7″ che usciva per la francese Panx alla fine degli anni ’80 e i primi ’90. 
Erano dischetti fantastici: ogni numero della vinyl-zine raccoglieva sei/sette gruppi super-underground da tutto il mondo, ogni band aveva una pagina monografica con foto (beh, le foto erano fotocopie di fotocopie di fotocopie e non erano mai molto intellegibili…), testi e info. All’epoca – udite, udite! – non esisteva internet, quindi l’unica possibilità per ascoltare musica erano – udite, udite! – i dischi! 
Le compilation come quelle della Panx erano un buon modo per conoscere gruppi nuovi, provenienti da paesi lontani, la cui musica era pressoché inaccessibile. Oggi, lentamente, le compilation stanno scomparendo dalla circolazione, anche perché la loro funzione “divulgativa” non ha più senso: la musica underground di ogni angolo del globo è comodamente a portata di internet, in pochi secondi e gratis.     
Ma torniamo ai Beyond Description: il pezzo in questione è “Spurious nobility” (Nobiltà spurie), e già dal titolo è un bell’enigma. Di che cosa parla? “Hasten at a breakneck speed, keep an eye on that man, he makes no scruple to tell lies but I’m on to all his tricks. Don’t lead astray! Noble looks and corrupt minds!“.   
Il pezzo presenta un’altra caratteristica del vechio crust-punk giapponese: gli assoli di chitarra sono sovraincisi sempre ad un volume altissimo, sproporzionato rispetto al resto…

DISTORTED SAMURAIS (Tokyo punk rock) – Retching rockers (track from a comp – 1987)
[Puj] E a proposito di compilation, una delle più mitologiche che abbiamo disotterrato dai nostri scaffali è il vinile “This is the Life – MCR comp. vol. 2”, che raccoglieva gruppi giapponesi ed europei un po’ a caso. E’ stato stampato dalla MCR Company nel 1987. 
Retching rockers dei Distorted Samurais era il pezzo che chiudeva il disco e non suonava un granché punk: era più una specie di glam-rock ubriaco, registrato nell’inconfondibile stile giapponese anni ’80, ovvero un bel po’ riverberato e con quei temibili cori che si sentono nel ritornello. 
Il motivo però per il quale ci rimase impresso questo brano è il suo titolo: letteralemente, “I rockers vomitanti”! 
Il testo è il non plus ultra dell’avventurismo linguistico nipponico: la traduzione inglese proposta dalla band nel foglietto interno del vinile è probabilmente frutto di un’allucinazione semantico-lessicale, e risulta del tutto impenetrabile: “Forget it! You can delete everything from your memory ‘cause you’ve gotta no brain (,I s’ppose) and you’ve gotta no face to show. 
Stop it! You can bite your tongue off now on the spot ‘cause you’ve gotta no tone (,I s’ppose) and you gotta no tune to play. Hay you, we could dump at your head, babe, you know, we’re Retching Rockers!!”.  
Ehi tu, potremmo scaricare sulla tua testa, bambina… lo sai, siamo rockers vomitanti!”. Ahahaha, fantastico.

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La bellissima copertina di “Questa è la vita” – MCR Company 1987

CARCASS GRINDER (Oita grind-core) – N.F.C.B. e.p. (1996) 
[Puj] Altra amenità nipponica della nostra giovinezza é il 7″ dei Carcass Grinder di Oita, split con i Cripple Bastards, uscito nel 1996, che vanta una delle più belle copertine punk/hc di sempre. 
Il primo pezzo ha un titolo piuttosto suggestivo (E il cielo...), soprattutto se accostato ad un pezzo grind mooolto molto marcio. Ancora meglio i titoli delle due tracce successive che accostano Napalm e Daibutsu (Napalm Buddha) e hana (fiore in giapponese) e hook (uncino in inglese). L’ultimo brano, n.f.c.b., è di significato oscuro…
La registrazione è come al solito da walkman a cassette, ma questa è un’altra specifica caratteristica del punk giapponese: registrazioni lo-fi, suoni ultra-distorti e saturi. Insomma, una gran rovina. 
Questa era un’attitudine “radicale” che amavamo. Quando, ad esempio, ascoltammo per la prima volta l’e.p. “Visions of War” dei giapponesi Disclose (1996) pensammo che il nostro giradischi si fosse rotto, ma la realtà era che il disco era semplicemente registrato dimmerda. Malgrado tutto, quel vinile aveva carisma, una strana sudicia magia. Le scelte estreme a livello di suono non hanno impedito ai Disclose di diventare un gruppo molto amato; anzi, lo diventarono proprio anche grazie a quelle. La musica, per fortuna, non è una scienza esatta, e può permettersi di rinnegare gli ideali apollinei di bellezza e armonia, quando vuole. La musica è caos, entropia, vita… ed ecco a voi la spazzatura dei Carcass Grinder!  

   

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