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RUSSIA 2014 // Verso Nizhny Novgorod

[Russian tour report – 3 di 10]
Domenica 20 aprile. D’ora in poi ci daremo da fare.  punx
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KINO –  Дальше действовать будем мы (D’ora in poi ci daremo da fare) [Vogliamo vedere oltre le finestre del palazzo di fronte / Vogliamo vivere / Siamo vispi come gatti / Lo sentite il fruscio dei mantelli? Siamo noi, d’ora in poi ci daremo da fare!] (Urss 1986)



[Puj] Oggi si parte! E’ ora di alzare le chiappe e… posarle sul furgone. Nizhny Novgorod (NiNo per gli amici) è la prima tappa del nostro tour dopo la capitale. La giornata inizia un po’ così, in una bar di Mosca dove cerchiamo di comprare un caffè da asporto, ma, a causa di un incomprensione linguistica, il commesso ci infila dentro delle fettine di limone. Lungo i 400 chilometri che separano Mosca da Nizhny abbiamo un primo assaggio delle strade russe. Se pensate che in questo paese esistano autostrade, siete dei poveri illusi: qui la regola sono le provinciali a due corsie piene di buche. 
Sotto il sole primaverile e il cielo cristallino, Nizhny non ha nulla della tipica città sovietica un po’ deprimente…
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La bella Nizhny dal furgone

Il fiume e la timida collina su cui sorge il castello (le alture sono una rarità in Russia!) la rendono (quasi) idiliaca. Nizhny, ai tempi del comunismo si chiamava Gorkj, in onore dell’omonimo scrittore, ed era una città chiusa: gli stranieri non ne avevano accesso perché ospitava una fabbrica di sottomarini bellici, per cui tutto era coperto da segreto militare.

Ad un certo punto il navigatore dice “Pavarotje” e Denis svolta in una strada che sale per la collina. Strano, pensiamo noi: anche in questa città c’è una via intitolata a Pavarotti… Pavarotti dev’essere davvero famoso qui in Russia, dato che anche a Mosca c’erano un sacco di vie col suo nome. Denis, tra l’altro, ha notato con un certo senso di fastidio che ad ogni Pavarotje qualcuno di noi inizia a cantare i vecchi successi dell’indimenticabile Pavarotti and Friends, tipo un pezzo delle Spice Girls o di Ricky Martin eseguiti in versione lirica. Denis ci spiega quindi che pavarotje in russo significa “svoltare”: è per quello che la vocina del navigatore lo dice spesso. Ci rimaniamo un po’ male. Comunque sia, la spiegazione non ci impedirà di metterci a cantare come Pavarotti ogni volta che, durante tutto il tour, sentiremo il gps pronunciare il suo nome. 

Arrivati in prossimità dello Stanok (il posto in cui suoneremo), imbocchiamo uno sterrato in leggera pendenza. Denis ci dice che una volta quella discesa l’ha fatta in inverno e qualcosa dev’essere andato storto, perché pare reputarla molto pericolosa. Vedendola così non sembra, ma qui in Russia il ghiaccio e la neve trasformano tutto in un problema. Lo Stanok si trova in un vecchio sobborgo di casupole di epoca stalinista, ormai in stato di abbandono…
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Approaching Stanok

Ogni casupola è stata trasformata in una sala prove e in uno degli edifici più spaziosi è stato costruito un palco, e si fanno i concerti. Non si tratta di un posto occupato, ma nemmeno in regola: è quello che Denis definisce sempre nei suoi discorsi “semi-legal” che non capiamo del tutto che cosa voglia dire, ma crediamo che abbia a che fare con quel discorso delle regole che in Russia nessuno rispetta.

Lo Stanok è quanto di più simile ad uno squat piuttosto marcio delle nostre parti e quindi, ci sentiamo a nostro agio. Una situazione molto diversa da quella moscovita della sera prima. Qui suoniamo in una dimensione più intima, per la comunità punk d.i.y. della città. Sono tutti giovanissimi! Prima di noi si susseguono sul palco alcuni gruppi locali. Uno di loro ci titilla i padiglioni auricolari: i Июльские дни (I Giorni di Luglio), un’ottima band in bilico tra il vecchio rock sovietico e il post-punk à la Cure/Joy Division che va discretamente di moda oggigiorno. Detto questo… tocca a noi!


 

Valeria, durante il break di Angoscia-rock esegue il classico numero del toro meccanico, ma i punk di Nizhny non capiscono la cosa e la interpretano come l’invito ad un caricone collettivo: la povera cantante viene pertanto sepolta sotto una decina di corpi di adolescenti sudati…

NiNo punx!

Dopo il concerto siamo piuttosto affamati. I russi mangiano poco, Denis compreso. Sembra che mangino solo quando hanno fame, ma non poca fame. Tanta fame. Ovviamente in un momento a caso della giornata. Oggi, complice il tabellino di marcia piuttosto serrato non ci siamo fermati per nutrirci ed abbiamo sgranocchiato solo del pane secco che avevamo in un sacchetto. Qualcuno aveva individuato un posto ultra-kitsh nel centro di Nizhny, chiamato Saloon…
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Il Saloon di Nizhny Novgorod

Però scopriamo che ha dei prezzi spropositati: un piatto di patate costa quasi 18 euro! Qui in Russia tutto costa o pochissimo o tantissimo. Iniziamo quindi a camminare alla ricerca disperata di cibo a buon mercato, benché in città sembri vigere il coprifuoco…

Ad un certo punto, il miraggio: un chiosco che vende kebab! In realtà è una specie di finestrella sul muro nella quale Denis infila la testa per interloquire con il commesso, che é del tutto interdetto. Consultiamo il menù e chiediamo nove misteriosi “vegetarian-kebab”. L’omino è colto dal panico: probabilmente non ne aveva mai preparati prima, né aveva mai avuto nove clienti contemporaneamente. Comunque sia, eccoci con i nostri panini in mano: in che cosa consiste un “vegetarian kebab” a Nizhny Novgorod? Beh, ovvio: in una piadina ripiena di carote e maionese! 

 “Il russo in pillole”, terza puntata:  Priyatnogo appetita! Buon appetito!

[Continua…]

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