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[Punk in DDR] VERBOTEN PUNX!

Breve storia del punk nella Repubblica Democratica Tedesca (1979-1989) 

[Puj] Nella Germania comunista di fine anni ’70 l’esistenza di un adolescente è piatta come le distese di cemento che lastricano la sua città. Noia, e soprattutto, assenza di alternative: un solo canale tv, una sola stazione radio e una sola musica: quella dei dischi dall’Amiga, la casa discografica di stato, il cui catalogo comprende una serie di popstar di regime (celebrità assolute nei paesi della cortina di ferro, mai sentite nominare nel resto del mondo) e ristampe dei dischi occidentali più stupidi, epurati da ogni elemento di decadenza capitalista. 

ddr1La Freie Deutsche Jugend (la Libera Gioventù Tedesca) è l’organizzazione giovanile della DDR, alla quale sono iscritti tre giovani su quattro di età inclusa tra i 14 e i 25 anni; ci si può anche non iscrivere, però poi si va male a scuola, si hanno casini sul lavoro e si viene esclusi da tutto. A rallegrare gli animi, raggiunta la maggiore età, c’é poi il servizio militare obbligatorio nella National Volksarmee, l’Esercito del Popolo. Insomma, una noia colossale, ma soprattutto la sensazione, da far mancare il respiro, di sentirsi chiusi in trappola.

E’ sotto questo cielo cinereo che, ad un certo punto, malgrado l’isolamento culturale, nella Repubblica Democratica Tedesca irrompe la musica punk. 
Risalgono al 1979 le prime tracce di una sottocultura punk nella Germania dell’Est, figlia delle riviste occidentali trafugate avventurosamente, dei dischi di contrabbando e, soprattutto, delle trasmissioni radio intercettate oltre cortina. Cricche di punx vengono avvistate a Dresda, Lipsia, Erfut, Halle e naturlamente Berlino Est. All’inizio degli anni ottanta prendono corpo le prime punk band clandestine della Germania orientale: gli Schleim-Keim di Erfurt, i Paranoia di Dresda, i Mullstation di Eilseben, i L’Attentat di Lipsia, gli Zwitschermaschine, i Feeling B, i Namenlos (Senza nome), i Planlos (Senza piani) e i Rosa Extra di Berlino Est. Gli ost-punx assomigliano a quelli occidentali, ma non hanno i capelli colorati (perché le tinte, in Germania est, non si trovano) e i tatuaggi se li fanno da sé, con l’ago e l’inchiostro. Le band provano in casa, con amplificatori ricavati da vecchie radio e strumentazione di fortuna. D’altronde un ampli appena appena decente costa circa mille marchi, e lo stipendio mensile medio di un tedesco dell’est si aggira sui trecento. C’è poi un altro grosso problema: nella DDR non esistono locali o luoghi di ritrovo dove potersi esibire, considerato che soltanto le band riconosciute dagli organi governativi possono suonare in pubblico.ostpunk-mit-freundeE’ allora la Chiesa, in particolare quella Protestante, a prendere a cuore la causa dei punx. Sembra incredibile, ma é così: i concerti punk nella Germania comunista vengono organizzati soprattutto nelle chiese, perché lì la polizia non può entrare. Come in tutti i paesi del blocco comunista (eccezion fatta per l’Albania), anche nella DDR, benché venga proclamato l’ateismo di stato, le minoranze religiose sono tollerate; naturalmente, la fede religiosa e l’adesione ad una chiesa implicano discriminazioni in ogni ambito della vita quotidiana. Nella DDR, gli edifici religiosi rimangono, informalmente, zone franche, luoghi da cui la sbirraglia si tiene lontana.
Emblematico è il caso della Chiesa del Redentore di Rummersburg, a Berlino Est, che dal 1980 è al centro del movimento “la chiesa dal basso” e offre sostegno alle sottoculture alternative della Germania orientale; lì, nel 1983, l’arcidiacono Lorenz Postler, organizzerà il primo di una lunga serie di concerti punk (si esibiranno i Namenlos, gli Unerwuscht e i Planlos) e stamperà la fanzine punk “Alosa”.

Quella punk é inizialmente una comunità molto unita e solidale, poiché la forzata clandestinità e la necessità di difendersi da attacchi esterni, lo impongono. Poi, però, sono la frustrazione e il nichilismo a prevalere, e il teppismo di strada diventa una componente preponderante della quotidianità, soprattutto a Berlino Est, dove la comunità dei punk matura una pessima fama.

Ben presto, il K1 del Dipartimento di Polizia del Popolo Tedesco, al servizio della Stasi (abbreviazione per Ministerium für Staatssicherheit, Ministero per la sicurezza di Stato), inizia ad occuparsi della controcultura punk. E lo fa servendosi dei cosiddetti IMs, i “dipendenti non ufficiali”: informatori, spie ed infiltrati che si muovono nell’anonimato, insospettabili cittadini, che si nascondono tra gli amici, i parenti, i colleghi di lavoro… La Stasi é, negli anni ’80, la più organizzata e potente polizia segreta del mondo comunista: circa l’1,7% della popolazione della Germania orientale ha un impiego nella Stasi; il rapporto tra il numero delle spie e il numero dei cittadini é il più alto di tutti gli altri paesi del blocco comunista, senza contare poi che la Stasi si serve di un numero imprecisato (ma molto vicino alle duecentomila unità) dei sopracitati collaboratori “informali”, spioni disseminati tra la popolazione. Oggi sappiamo che, nella DDR, su sette abitanti adulti probabilmente almeno uno di questi era, era stato o sarebbe prima o poi stato un collaboratore della polizia segreta: fino alla caduta del Muro di Berlino, la Stasi ha spiato e schedato l’intera popolazione, anche nelle più quotidiane ed insignificanti attività. La sua organizzazione era talmente complessa ed appunto segreta (anche per gli stessi dirigenti), che oggi, a oltre vent’anni dalla fine del regime comunista, non se ne conoscono ancora con chiarezza nè i piani nè l’organizzazione…


Nel 1980 ha inizio l’offensiva anti-punk da parte delle autorità della Germania orientale. Risultato della prima operazione è la schedatura di duecentocinquanta punx berlinesi, decretati fuorilegge. Gli anni tra il 1980 e il 1983 sono anni duri per gli ost-punx, ma l’apice della repressione viene toccato tra l’83 e l’86: viene loro vietato l’accesso ai bar e ai ristoranti, piovono arresti, proseguono copiose le schedature e quasi ogni punk-band viene infiltrata da spie della Stasi. Per gli agenti della polizia segreta non é difficile comprare i punx più disastrati, quelli che ormai sono inclini all’alcolismo, oppure quelli più giovani e sprovveduti: in cambio di soldi, sigarette, dischi d’importazione estorcono informazioni, e qualche soffiata. In questo clima spaventoso, alcuni punx, accanto alle A cerchiate, adottano i simboli delle minoranze perseguitate, come ad esempio la Stella di David. E accadono fatti incredibili, come quello che vede protagonista, nel 1985, Bernd Stracke, il cantante dei L’Attentat, improvvisamente prelevato ed arrestato dalla Stasi: a condurre gli inquirenti al suo appartamento è Imad Abdul, il chitarrista della sua stessa band, in realtà spia della Stasi. Ancor più incredibile é la storia della pubblicazione del primo disco punk made in DDR, ovvero lo split DDR von Unten, uscito in Germania ovest nel 1984. Ve la raccontiamo…punxddrNel 1983, Dimitri Hegemann, un giornalista musicale di Berlino ovest, trascorre alcuni giorni a Berlino Est e, ad una festa privata, ha l’occasione di assistere ad un concerto clandestino degli ost-punx Rosa Extra. Sorpreso dall’esistenza di una controcultura punk nella DDR, ne è entusiasta e vuole farla conoscere ai tedeschi dell’ovest. Convince il produttore Karl-Ulrich Walterbach della Aggressive Rockproductionen di Berlino Ovest a collaborare al progetto della pubblicazione di un disco dei Rosa Extra in occidente. Però, l’operazione non é semplice: bisogna registrare il materiale e soprattutto, far passare i nastri attraverso il Muro. I Rosa Extra, da soli, non ce la possono fare e coinvolgono nellaffaire lo scrittore Sascha Anderson, un personaggio chiave della controcultura della DDR, con molti contatti tra gli intellettuali anti-regime, nonché cantante della art-punk band Zwitschermaschine. Vengono tirati in mezzo anche Sören Naumann, altro personaggio del sottobosco controculturale, quale tecnico del suono; una terza band, gli Schleim-Keim, che suona il tipico punk tedesco, veloce e truce, completa il quadro stilistico offerto dall’album: uno split tra Rosa Extra, Zwitschmaschine e, appunto, Schleim-Keim. Nel gennaio del 1983 si procede alle registrazioni del materiale, nello studio di Andeck Baumgärtel, nei pressi di Dresda. Andeck é un musicista blues e suona in una band chiamata Mustang. Essendo una band professionista e regolarmente registrata, non rientra nel mirino della Stasi e può disporre di una sala d’incisione casalinga. Tutto fila liscio, ma appena concluse le registrazioni, Günther Spalda dei Rosa Extra viene prelevato ed interrogato dalla Stasi. La polizia sa dei nastri registrati e del progetto, e prospetta a Günter una decina d’anni al fresco nel caso in cui si rifiuti di consegnare immediatamente il materiale audio. L’accusa é pesantissima: collaborazionismo con le forze capitaliste nemiche! Grazie ad alcuni appoggi, Günter Spalda e i Rosa Extra riescono ad evitare il carcere: si sottopongono al vaglio della commissione giudicatrice per il riconoscimento di band ufficiale; la pratica va in porto e vengono ribattezzati “Hard-pop”. Naturalmente, sono costretti ad abbandonare il progetto della pubblicazione dell’album.
Vista la situazione, gli Schleim-Keim decidono di cambiare nome per fare in modo che le registrazioni non possano essere collegate a loro, anche se decidono che almeno le iniziali S e K devono rimanere: da Schleim-Keim (Batteri Melmosi) si ribattezzano Sau-Kerle (Ragazzi Suini). Nel frattempo, Sascha Anderson porta le due band rimaste nel progetto, Sau-Kerle e Zwitschmaschine, da Günther Fischer, un famoso compositore della Germania Orientale, autore di decine di colonne sonore per i film della DEFA, la casa di produzione cinematografica di Stato. Fischer aiuta le due band a sovraincidere alcune parti con tecniche più all’avanguardia. Poi, tramite i contatti di Anderson con alcuni diplomatici di Berlino Ovest, le registrazioni vengono portate dall’altra parte del Muro e date a Ralf Kerbach, ex-membro degli Zwitschermaschine che, fuggito in occidente, era diventato cittadino della Germania Ovest. Così, nel 1984 vede finalmente la luce il disco “DDR von Unten”, al quale è allegato un saggio di Anderson sulla situazione delle controculture nella Germania socialista. Per anni il Governo tedesco-orientale considererà la pubblicazione di questo disco una sconfitta clamorosa per la Stasi, la quale studierà il caso per mesi, senza darsene spiegazione.
Le ripercussioni sui musicisti coinvolti non si fanno però attendere: gli agenti fanno irruzione nella casa dei fratelli Klaus e Otze, chitarrista e cantante degli Schleim-Keim/Sau-Kerle. Evidentmente, il cambio di nome non ha
tratto in inganno la polizia segreta. I due vengono arrestati e tenuti in isolamento per diverse settimane. Otze viene interrogato per tredici ore di fila, ma nega fino all’ultimo; inutilmente, però, perché il bassista Dippel spiffera tutto. Vengono accusati di “contatti con le forze nemiche” e di “agitazione anti-nazionale”, e minacciati di pene detentive dai 5 ai 10 anni. Per fortuna le accuse decadono, ma, fino al 1989, Otze verrà perseguitato dalla polizia e trascorrerà brevi periodi in carcere. Nessuno, soprendentemente, andò a bussare alla porta di Sascha Anderson e degli Zwitschermaschine. Come mai a questi ultimi andò tutto liscio? 
Quando, all’inizio degli anni ’90, dopo la caduta del Muro di Berlino si scoprirà, non senza una certa indignazione, che Sascha Anderson, ormai noto e stimato scrittore, ai tempi della DDR era stato una spia della Stasi, sarà certamente chiaro il motivo per il quale la sua band, all’epoca, non subì intimidazioni né processi. Sascha fece il doppio/triplo gioco: da una parte lasciò trapelare alcune informazioni alla Stasi, dall’altra sfruttò il suo coinvolgimento nella polizia segreta per depistarla e portare a compimento il progetto della pubblicazione del disco in occidente. Un esercizio di equilibrismo (e cinismo) davvero sorprendente. Certo è che il suo status di eroe della controcultura della Germania Socialista venne, nell’epoca del wende, del tutto ridimensionato. Ma torniamo agli anni ’80… 

Il cappio alla gola degli ost-punx si allenta dopo il 1986. Negli ultimi tre anni del regime comunista, dall’ 86 all’89, i punx godono infatti di maggior libertà espressiva: lo si nota nella musica delle ost-bands di seconda generazione, che sono più melodiche delle prime, e compongono testi più spensierati. Sorge però un nuovo problematico fenomeno: molti punx virano verso posizioni di destra e diventano naziskin. E’ un fenomeno sempre più diffuso, che scoppierà in tutta la sua drammaticità dopo il crollo del Muro di Berlino e la riunificazione delle due Germanie.
Nel 1987 un concerto punk organizzato alla Zionkirche (la sinagoga!) di Berlino Est viene preso d’assalto da un manipolo di skinhead nazionalisti, sotto gli occhi della polizia, che non interviene e non fa nulla per impedirne le violenze. In questo clima di confusi
one ideologica e decadenza del regime comunista, viene organizzato il più importante evento punk della Germania Est: il 22 e 23 aprile del 1988 si tiene una due giorni di concerti alla Chiesa del Redentore di Berlino Est alla quale partecipano molte band locali, alcune provenienti dai paesi del Patto di Varsavia (Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia), due dalla Germania Ovest e una dall’Italia (i misteriosi Lager). L’anno successivo, il Muro di Berlino crolla e la situazione cambia dalla sera alla mattina: gli uffici della Stasi vengono presi d’assalto da frotte di cittadini infuriati e il punk diventa un genere musicale come tanti altri.

Molti gruppi si sciolgono: benché la “battaglia contro il Sistema” sia stata vinta (in un modo o nell’altro, e di sicuro non da loro), permane un senso di amarezza profonda. Le regole del vecchio gioco sono saltate, ma quelle del nuovo non sembrano essere migliori. All’industria discografica occidentale non interessa nulla delle terribili punk bands orientali, e nemmeno ai giovani dell’est interessano più, dato che ora possono liberamente ascoltare tutta la musica che si erano persi in quarant’anni di censura. Solo una manciata di band continua a suonare, tra cui gli incrollabili Schleim-Keim e i Mullstation; gli unici ad avere un successo nel mercato musicale saranno i Feeling B, ribattezzatisi Rammstein. Molti punx di strada, nel clima di disorientamento post-comunista, si arruolano nelle file degli estremisti di destra. Farà scalpore, negli anni ’90, la pubblicazione del Diario di un Naziskin, autobiografia di Ingo Hasselbach, che negli anni del Wende diventerà il leader dei naziskin tedeschi (per poi pentirsi e girare le spalle a quel mondo). Ingo Hasselbach era un ragazzo tedesco dell’est e, prima del crollo del Muro di Berlino, era un punk.

La ricostruzione della storia della sottocultura punk nella Repubblica Democratica Tedesca é certamente affascinante e l’abbiamo assemblata sulla base di numerose pubblicazioni in lingua tedesca, poiché, aldifuori della Germania scarseggiano le informazioni riguardanti l’argomento. Per quanto la nostra ricostruzione possa essere parziale e imprecisa, questo spaccato di controcultura fa rivivere il significato originario del genere musciale che suoniamo e viviamo.
Ma, bando alle ciance, ora è il momento di ascoltare un po’ di spazzatura punk socialista; nell’archivio qua sotto trovate una selezione di ost-punk d’annata: si parte con il mitologico split “DDR Von Unten” (1984), musicalmente davvero assurdo: da una parte il punk esistenzialista e sperimentale degli
Zwitschermaschine, dall’altra gli Schleim-Keim (in incognito come Sau-Kerle): esilarante e trucido deutsch-punk, che più tedesco non si può. E’ loro la canzone che riassume la storia del punk della DDR: Spione Im Café. Non serve la traduzione. Seguono alcuni estratti da nastri dell’epoca: un sacchetto dei rifiuti contenente pezzi di Namenlos (tragica l’esecuzione, ma tanto l’entusiasmo), Paranoia (che si concedono il lusso di una ballad!) e L’Attentat (furibondo pogo-punk). Tappatevi le orecchie e premete play! E se non vi basta, sul fantastico blog TapeAttack potete trovare una valanga di materiale realtivo alle punk bands della Germania Est. Evviva!

>>> Download PUNK IN DDR – Ost-punx selection (1983-1987) in .mp3 (.rar – 95 mb.)

L'attentat (Leipzig)
L’attentat (Leipzig)
Paranoia (Dresden)
Paranoia (Dresden)
Feeling B (Ost-Berlin)
Feeling B (Ost-Berlin)
Schleim-Keim (Erfurt)
Schleim-Keim (Erfurt)
Namenlos (Ost-Berlin)
Namenlos (Ost-Berlin)
Zwitschermaschine (Ost-Berlin)
Zwitschermaschine (Ost-Berlin)

6 Comments on [Punk in DDR] VERBOTEN PUNX!

  1. Gabe
    Replied on 17/01/2012 at 23:02

    Che fantastico articolo!
    Ma il passaggio di molti punk alle file dei naziskin si deve al sentimento anti-comunista che provavano verso l'Unione Sovietica?

  2. Kalashnikov Collective
    Replied on 18/01/2012 at 08:16

    Grazie, innanzitutto!
    Il dilagare del neo-fascismo é stato un fatto che ha interessato tutti i paesi dell'ex-blocco comunista negli anni '90. Più che ad un sentimento anti-comunista era secondo me legato alla situazione di instabilità sociale ed esistenziale che tante persone vivevano in quel periodo. Lo stato socialista da una parte era oppressivo, ma dall'altra garantiva stabilità di vita e certezze. Dopo il crollo del comunismo, tutti si sono ritrovati con le pezze al culo, senza più il lavoro assicurato, a confrontarsi con una realtà caotica e competitiva. Il nemico ad un certo punto non era più lo stato, ma "gli altri". Questo ha portato in auge tra i più giovani le ideologie di destra, basate sull'ordine e sull'odio.
    Tra l'altro, nell'ex Unione Sovietica degli anni '90 i nostalgici del comunismo (i neo-bolscevichi) professavano idee che noi diremmo di estrema destra (riguardo l'immigrazione, le minoranze etniche, il sentimento nazionalista etcetc…): questo ti fa capire che sentimento anti-comunista e neo-fascismo non sono necessariamente collegati e che, soprattutto, le nostre categorie "destra/sinistra", "fascista/comunista" sono un po' limitate per comprendere quello che successe in paesi dalla storia molto diversa dalla nostra.

  3. Anonimo
    Replied on 15/05/2012 at 13:43

    In ogni caso i punk escono meglio in foto dei militari!

  4. Anonimo
    Replied on 25/05/2012 at 16:15

    Si' e' vero. Sono fighi.

  5. Anonimo
    Replied on 17/06/2013 at 15:06

    Ottimo articolo!
    Volevo solo aggiungere che nella DDR gli skinheads nascono nella prima metà degli anni '80.
    Come in tutta Europa in quegli anni sono nazionalisti/nazionalsocialisti.
    Anche se può sembrare paradossale erano meno perseguitati dei punks (come citato nella canzone dei Namenlos "nazis wieder in Ost-Berlin").
    La tollerata presenza di neonazisti in uno stato socialista è più che documentata nei vari siti skinheads tedeschi.
    Basta digitare su google "nazis in der ddr" e troverete molti documenti e foto.
    Eccezion fatta per ciò, articolo impeccabile e interessantissimo.
    Complimenti.

  6. Eamane Miniatur
    Replied on 15/08/2016 at 11:27

    Bellissimo articolo, grazie per averlo condiviso. Solo una piccola precisazione: la Zionskirche non e'una sinagoga ma una normale chiesa protestante.

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