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AGOSTO/015. Folk-punk meeting!

[Inauguriamo con questo post una nuova rubrica del blog, che si auspica di presentare con regolarità i report delle serate/concerti/iniziative che come collettivo organizziamo. Tanta è l’energia e la passione che noi, e tanti amici/amiche, mettiamo per sostenere i gruppi che passano in tour da Milano: però a volte tutto passa troppo in fretta e non si ha il tempo di soffermarsi su un bel niente! Ecco quindi il senso di questo nostro contributo, animato da antico spirito fanzinaro: una panoramica (ovviamente soggettiva e parziale) di quello che succede nella Milano punk/hc d.i.y. che speriamo possa risultare interessante, anche solo per chi si è perso qualcosa, o per chi vuole scoprire nuova musica, o ancora tastare il polso di quell’entità entropica e indecifrabile che qualcuno chiama “scena”…]
 
[Kalashnikov collective DIY anti-booking agency presents…]

Casa Occupata di Viale Gorizia: folk-punk meeting!

dangle

Lo scorso due agosto, abbiamo organizzato una seratina finalmente un po’ diversa dal solito alla Casa occupata di viale Gorizia: per una volta niente ampli da scaricare, prese da infilare e cavi nei quali inciampare: quattro band folk-punk con strumenti rigorosamente acustici, senza un filo di elettricità! Il cartellone era rutilante e finanche di respiro internazionale: dalla Scozia, i Dangle Manatee, dalla Francia Giz Medium, da un po’ più vicino Gab de la Vega ed infine i locals In Vino Veritas In Whisky Vomitas.

Considerata la natura del set, si è pensato di evitare lo scantinato umido e stagnante della Casa e suonare in strada, sul marciapeidi, tra la gente che beve l’aperitivo in via Vigevano.
Ha aperto un Giz Medium un po’ spaesato; vagabondando per l’europa, si è infilato quatto quatto in questa serata, chiedendo umilmente il permesso di suonare. Ma si accomodasse caro Giz! Il suo è un punk-rock chitarra/voce in bilico tra spensieratezza e malinconia. Naturalmente la formula senza amplificazione all’aperto è sempre un esperimento che può fallire, perchè spesso capita che tra il pubblico ci sia qualcuno che discute con un altro ad un volume più alto di chi canta… o comunque che ci sia un’atmosfera gioisamente (ma fatalmente) dispersiva e caotoica. Però in questo caso la formula ha funzionato, tanto che Giz tra una canzone e l’altra confessa la sua sorpresa: “Sono molto contento di essere qui, perché è la prima volta che quando suono qualcuno mi ascolta!”. Eheheh! Dura la vita del bardo anarcopunk, destinato ad esibizioni solipsisitiche nel caos di una serata allo squat!
Giz Medium
Giz Medium

Giz ha registrato svariato materiale lo-fi, sia in versione one-man band chitarra/voce che in versione punk rock con distorsore e batteria, e sotto vari pseudonimi (Giz Medium, Xtramedium…); tutto il materiale è pubblicato dalla sua label, la Bus Stop Press. Il pezzo intitolato “Bus Stop Romance” è un po’ il manifesto della poetica di Giz: “Una storia d’amore alla fermata dell’autobus inizia ogni giorno ed ogni notte / c’è solo bisogno di una panchina, di due o più persone che aspettano per un po’ / un autobus che potrebbe non arrivare mai… una storia d’amore alla fermata inizia ogni giorno ed ogni notte / ma non per me, perchè sono troppo timido… e salgo senza dire una parola…”.

A proposito di trasporto pubblico, anche tra lo sferragliare dei tram che passano su Via Vigevano è un piacere ascoltare Gab De la Vega  e il suo cantautorato punk/hc pieno di passione e abnegazione. Il suo ultimo disco intitolato “Never look back” è l’ennesima tappa di un percorso musicale e letterario davvero sorprendente per la qualità sempre crescente messa in campo! Le canzoni di Gab parlano di temi concreti che riguardano la quotidianità di tutti e tutte noi che vivamo la musica punk e cerchiamo di districarci nel mondo sulla base di alcuni principi che gravitano intorno all’uguaglianza, al rispetto e ad altri valori romantici che poi regolaramente sbiadiscono, perdendosi nel caos delle cose; sono scritti con semplicità e soprattutto grande onestà intellettuale, e ciò li rende sinceri, autentici ed anche lirici. Pezzi come “I colori sono cambiati”, “Fuori dalla visuale, fuori dalla testa” o “Vivere attraverso le parole” fanno riflettere partendo dalla condivisione del problema, senza rancore nè la pretesa di offrire soluzioni di comodo o trincerarsi dietro ai soliti slogan.
Quando calano le tenebre tocca a Pippa Stephenson e Hugh Sillytoe, il duo dei Dangle Manatee di Glasgow. il loro folk punk chitarra/violino con forti rimandi alla musica tradizionale scozzese e testi spiritosi è spassoso, e viene eseguito con straripante energia e giusta attitudine circense. Le loro canzoni hanno nomi buffi del tipo: “Ho fatto un errore quando ho rubato il gelato”, “Ho tentato di essere un magnete per il frigo” oppure “Un pesce non può nuotare attraverso la crema pasticcera”. I Dangle Manatee (che significa tricheco ciondolante) hanno pubblicato tre dischi autoprodotti, molto artigianali ma molto graziosi, nei quali alternano stornelli intimisti, poesie e spoken-word. Il loro tour proseguirà in modo avventuroso: qualche data in Italia fino a Bari, poi Albania, Kosovo, Macedonia, Grecia, Bulgaria e Romania.
I Dangle Manatee
I Dangle Manatee

Mentre il cappello gira, in piena tradizione busker, per accogliere le monetine degli astanti, tocca agli In Vino Veritas In Whisky Vomitas del Reverendo Maranzano. Putrida e malsana come le acque della Martesana, la loro musica mescola blues delle origini, stornello milanese da osteria e tracotanza punk/hc (i componenti vengono più o meno da quella scena). Il loro genere ha un nome antico, che è skiffle: nato intorno alla fine degli anni ’40, lo skiffle è considerato un antesignano del rock’n’roll, e veniva solitamente suonato con strumenti di fortuna o autoprodotti: bidofoni, washboard, attrezzi, bottiglie… Diffusosi nei porti inglesi, era il “canto di disperazione” degli scaricatori e della fauna dei bassifondi. Gli I.V.V.I.W.V. utilizzano alcuni degli strumenti tradizionali del genere come il bidofono e il banjo, ma anche un notevole strumento improprio, ovvero la cossidetta, ehm, “sega musicale“. L’esibizione del reverendo è istrionica e sghemba, perfetta nel contorno di appiccicoso caldo metropolitano e zanzare che è la Milano agostana. Dopo la hit del reverendo intitolata “I morti non soffrono il dopo-sbronza” (o qualcosa del genere), la serata si conclude in allegria, come il finale di una puntata dell’A-team, tra pacche sulle spalle ed abbracci di commiato. Lunga vita ai punk senza elettricità che suonan per la strada!

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Postilla: Autori Vari – Strassenmusik (LP – West Germany 1981) 

strassenmusik1[Visto che capita a fagiuolo, riproponiamo un articolo pubblicato un paio di anni fa su queste pagine…]

Il musicista di strada (busker) è una figura sempre molto suggestiva, ma anche un po’ bistrattata, spesso assimilata dalla gente comune al mendicante o al ciarlatano. Per questi motivi, e per altri, ogni punk che si rispetti dovrebbe dedicare un po’ di attenzione a quest’esponente della musica sbrindellata e perdente. Suonare senza elettricità, senza un palco e senza certezze – vi assicuriamo – è una liberazione!
Girando per le città europee ci è capitato di incontrare busker di ogni genere e fattezza; soprattutto le città tedesche, durante l’estate, pullulano di anti-musicisti da marciapiede. Proprio in una recente gitarella a Monaco di Baviera abbiamo trovato, in un negozio di dischi usati, questo vinile (“Strassenmusik”, musica da strada), stampato nel 1981 da una minuscola etichetta locale: raccoglie registrazioni ambientali di alcuni artisti girovaghi effettuate in varie città tedesche tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Siccome di questo disco non c’è traccia su internet abbiamo deciso di ripparlo e renderlo disponibile a tutti/e.
Certo il genere non vi piacerà granché (a meno che non amiate le atmosfere hippie-freak fuori tempo massimo): noi, di questo tipo di musica, troviamo entusiasmante l’approccio giocoso al fatto musicale, quello spirito un po’ gonzo che ha qualcosa d’infantile e selvatico, che sarebbe bello riscoprire e fare proprio; un modo di vivere la musica che ci scaraventa in un mondo senza clamori e senza ovvietà, dove sono assenti le sovrastutture tipiche della musica rock e pop, con i suoi codici, le sue pose, il suo carattere un po’ snob, i suoi copioni già scritti; una musica che si prende i suoi spazi come, dove e quando le pare, senza chiedere “è permesso?” a nessuno.
Che il punk sia diventato, oggi, innocuo e tragicamente ovvio, è un fatto sotto gli occhi di tutti: non avete l’impressione che le idee siano sempre meno, che i concerti siano spesso noiosi rituali, che i dischi suonino tutti uguali, che le serate siano stanche ripetizioni di copioni usurati? Giocare con le modalità, come, ad esempio, suonare per strada, nudi e crudi, senza corrente, davanti ad un pubblico di passaggio, tornare insomma a questo punto zero del fare musica, forse ci permetterebbe di soffermarci tutti/e sul senso di quello che noi, musicisti sbrindellati e perdenti, facciamo. Oltre che, nel frattempo, di far su un po’ di moneta…

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